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Le teorie psicologiche dello sviluppo morale hanno radici filosofiche precise. Locke, Kant e Rousseau hanno anticipato, tre secoli fa, le tre risposte che ancora oggi ci contendiamo: la morale è appresa, è ragionata, oppure è sentita. Le radici filosofiche dello sviluppo morale Per Locke, a fine Seicento, le idee morali sono creature dell’intelligenza e non […]
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Per Piaget, rompere quindici tazze per sbaglio è più grave che romperne una sola mentre si ruba la marmellata. Non è un errore di calcolo del bambino: è il segno di un’intera architettura morale, quella del realismo morale, in cui contano le conseguenze e non le intenzioni. Il metodo clinico Per indagare lo sviluppo morale […]
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In psicologia dello sviluppo, il relativismo morale, o morale dell’autonomia, è la forma di giudizio che compare dopo gli otto anni: i principi non sono più immutabili, ma fondati sul consenso reciproco e quindi modificabili secondo le situazioni. Cosa significa relativismo morale Nel relativismo morale l’interazione e il contesto assumono un ruolo importante nella valutazione […]
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In psicologia dello sviluppo, il senso di giustizia è per Piaget un aspetto primario del passaggio dalla morale eteronoma a quella autonoma. Si costruisce nel gruppo dei pari, e si articola in due forme distinte: la giustizia retributiva e quella distributiva. Cosa significa senso di giustizia Lo sviluppo del senso di giustizia rappresentava, per Piaget, […]
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In psicologia, la teoria di Kohlberg descrive lo sviluppo morale come una successione di stadi del ragionamento, parallela allo sviluppo intellettivo. Non conta ciò che una persona sceglie di fare, ma il modo in cui giustifica la propria scelta. Cosa sostiene Kohlberg La teoria di Kohlberg è in parte un’estensione di quella piagetiana, di cui […]
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Kohlberg ordina il giudizio morale in tre livelli e sei stadi, dalla morale dell’obbedienza a quella dei principi universali. La sequenza è fissa: nessuno stadio può essere saltato. Ma l’ultimo livello, come l’autore stesso ammetteva, resta appannaggio di pochissimi. Livello 1: moralità preconvenzionale È il livello prevalente sotto i nove o dieci anni, corrispondente a […]
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In psicologia morale, il rapporto tra pensiero e azione descrive lo scarto fra ciò che una persona sa essere giusto e ciò che effettivamente fa. Il ragionamento morale influenza la condotta, ma non la determina: tra i due regni c’è un legame, non una coincidenza. Cosa significa lo scarto tra pensare e agire Secondo Kohlberg […]
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L’autonomia morale è il punto in cui i divieti esterni diventano superflui: la persona si astiene da certe condotte in base a proibizioni che ha generato lei stessa, prova senso di colpa quando le infrange e desidera riparare. Arrivarci non è un atto di volontà, è l’esito di un processo lungo, che poggia su prerequisiti […]
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In psicologia morale, l’idea di Bandura sposta l’attenzione dagli stadi del ragionamento ai controlli interni: quel che spiega il comportamento immorale non è un deficit di giudizio, ma la disattivazione delle autosanzioni che di norma lo trattengono. Cosa sostiene Bandura Il comportamentismo aveva considerato lo sviluppo morale come un aspetto dell’apprendimento, dovuto quindi a rinforzi […]
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In psicologia, la disattivazione dei controlli morali, o disimpegno morale, indica l’insieme dei meccanismi con cui una persona sospende le proprie autosanzioni e compie atti dannosi senza sentirsi in colpa. Non cambiano i valori: cambia il modo in cui la condotta viene rappresentata. Cosa significa disattivazione dei controlli morali Il primo meccanismo è la giustificazione […]