Cosa significa senso di giustizia
Lo sviluppo del senso di giustizia rappresentava, per Piaget, un aspetto primario del passaggio da una morale eteronoma, cioè imposta dall’autorità adulta, a una morale autonoma, fondata su principi che il bambino riconosce come propri. Ed era strettamente legato all’esperienza con il gruppo dei pari, dove le regole vanno negoziate e non ricevute.
Piaget distinse due forme di giustizia. La giustizia retributiva considera l’esigenza di una proporzionalità tra meriti e vantaggi, e allo stesso modo tra l’entità delle trasgressioni e quella delle punizioni. La giustizia distributiva è invece dominata dall’esigenza di uguaglianza: una distribuzione è ingiusta se favorisce certi soggetti a scapito di altri.
Il senso di giustizia in pratica
La distinzione non è accademica. Le due forme rispondono a domande diverse, e nella vita quotidiana entrano regolarmente in conflitto. La giustizia retributiva chiede che chi ha fatto di più riceva di più, e che chi ha sbagliato paghi in misura del danno. La giustizia distributiva chiede che nessuno riceva meno di un altro senza una ragione.
Nel bambino la prima forma a stabilizzarsi è un egualitarismo rigido: dividere in parti esattamente uguali, indipendentemente da chi ha fatto cosa. Solo più tardi il criterio distributivo si flette per accogliere le differenze di merito, di bisogno e di circostanza, e da questa flessione nasce l’equità. Il gruppo dei pari resta il laboratorio in cui l’operazione si compie, perché è lì che ciascuno deve difendere la propria idea di ciò che è giusto davanti a qualcuno che non ha alcun obbligo di dargli ragione.
Termini correlati
Giustizia retributiva, giustizia distributiva, equità, morale eteronoma e autonoma, gruppo dei pari.
Lascia un commento