Psico Wiki, Scuola

Il relativismo morale

Dopo gli 8 anni troviamo una forma detta relativismo morale o morale dell’autonomia, dove l’interazione e il contesto assumono un ruolo importante nella valutazione dell’atto. I principi non sono più considerati immutabili, ma fondati e mantenuti dal consenso reciproco e quindi modificabili in rapporto a situazioni e contesti diversi. L’obbedienza ai principi è subordinata alle aspettative e al benessere altrui.
Fino a 7-8 anni prevale la morale del dovere e l’obbedienza, ciò che è giusto è confuso con la norma stabilita dall’autorità, anche se ciò comporta l’accettazione di preferenze e disuguaglianze nei doveri.
Fino a 11-12 anni, l’autorità non è più la fonte assoluta della giustizia e deve rispettare alcuni principi, prevale una forma di reciprocità primitiva che porta ad un egualitarismo semplicistico.
Dopo gli 11-12 anni, con una maturazione della reciprocità, la generosità si allea alla giustizia e nasce l’equità, che tiene conto delle differenze, delle situazioni e dei contesti.
La progressione in tali stadi è determinata dalle capacità cognitive dei bambini (l’iniziale egocentrismo che impedisce di considerare le intenzioni di un’altra persona, poi la comprensione che gruppi diversi di persone possono avere prospettive diverse e quindi regole non assolute) e dalle loro esperienze sociali. Per Piaget era l’interazione con i coetanei piuttosto che con gli adulti a consentire ai bambini di progredire dal realismo morale al soggettivismo morale, grazie ai conflitti scaturiti dai giochi. Il conflitto interpersonale dà origine al conflitto cognitivo, veicolo di ogni progresso ontogenetico. I bambini hanno bisogno di risolvere nella propria mente le discrepanze tra le proprie idee e quelle degli altri, e lo fanno accettando il concetto che le regole sono solo contratti sociali dipendenti dal consenso reciproco e non da un’autorità superiore (da una concezione assoluta della moralità a una relativa e più flessibile). In una discussione con l’adulto i bambini tendono alla passività, contribuendo raramente in modo spontaneo; con i coetanei invece discutono attivamente, producendo affermazioni spontanee e cercando di risolvere con impegno i problemi. Ad un maggior numero di argomenti spontanei generati dai bambini corrisponde una più sofisticata elaborazione del ragionamento morale. Sembra dunque che con i coetanei si crei un ambiente più adatto alla partecipazione attiva.

Immagine di Staff

Staff

Aggiungi commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.