Livello 1: moralità preconvenzionale
È il livello prevalente sotto i nove o dieci anni, corrispondente a una prospettiva sociocognitiva egocentrica tipica della prima e media infanzia. La moralità coincide con quanto gli altri dicono di fare: implica obbedienza, e la gravità della trasgressione viene giudicata in base alla quantità di danno compiuto, non all’intenzione. Le regole morali sono impersonate da un’autorità esterna e si rispettano per evitare conseguenze spiacevoli.
Nello stadio 1, orientamento a punizione e obbedienza, il comportamento è valutato in base alle sue conseguenze sul piano fisico. Rompere dieci tazze per sbaglio è peggio che romperne una di proposito.
Nello stadio 2, individualismo e orientamento strumentale, giusto e sbagliato diventano più relativi e non dipendono più radicalmente dalla sanzione dell’autorità. Uno dei criteri fondamentali di giudizio diventa il rispetto di più interessi in condizioni di parità, reciprocità e anche di tornaconto. È la morale dello scambio: ti aiuto se mi aiuti.
Livello 2: moralità convenzionale
Compare con la maturazione della teoria della mente e si consolida nella media adolescenza, dai tredici o quattordici anni. A questo livello i ragazzi giudicano la moralità in termini di conformità a regole o norme socialmente approvate, rispettate anzitutto per ottenere l’approvazione altrui e poi per aderire alla legge e agli usi formali. Le regole sono interiorizzate, considerate proprie e seguite senza costrizione. I giudizi, finalmente, si basano sulle intenzioni e non più sul danno.
Nello stadio 3, quello delle aspettative e delle relazioni interpersonali reciproche, detto anche orientamento del bravo ragazzo, il rispetto delle norme risponde alle aspettative della comunità di cui si condividono i valori. Ciò richiede la capacità di anticipare idee e sentimenti degli altri.
Nello stadio 4, orientamento al mantenimento dell’ordine sociale, le relazioni vengono considerate all’interno di un sistema le cui regole non devono essere infrante. Le leggi si rispettano perché assicurano l’ordine sociale, non perché piacciono. Lo sguardo si allarga dal gruppo di appartenenza alla società intera.
Livello 3: moralità postconvenzionale
Richiede il pensiero formale e, per ammissione dello stesso Kohlberg, viene raggiunto da pochissimi. Qui si dà la precedenza a principi etici di base che si desidera rispettare anche quando si scontrano con le leggi vigenti.
Nello stadio 5, contratto sociale, utilità e diritti individuali, le regole morali sono create per contratto sociale e dunque modificabili. Alcuni valori restano assoluti, e le leggi devono consentire il rispetto dei diritti di tutti: se non lo fanno, possono e devono essere cambiate.
Nello stadio 6 si seguono principi etici universali, dei quali ciascuno risponde alla propria coscienza. È lo stadio della disobbedienza civile motivata, quella di chi infrange una legge ingiusta accettandone la sanzione.
Perché la sequenza non ammette scorciatoie
La disposizione di questi livelli è sequenziale: l’individuo attraversa gli stadi in un ordine preciso, nessuno stadio può essere saltato e la progressione è ordinata. Il livello di ragionamento è dato dallo stadio cognitivo raggiunto, che però costituisce condizione necessaria ma non sufficiente: serve anche il confronto con le esperienze sociali. Si può possedere il pensiero formale e ragionare moralmente allo stadio 4.
Le critiche alla teoria
Le obiezioni mosse all’impianto di Kohlberg sono tre, e nessuna è marginale.
La prima è metodologica: le storie presentate sono difficili, poco familiari e quindi prive di significato per chi risponde. Un dilemma astratto misura la capacità di argomentare, non necessariamente la moralità di chi argomenta.
La seconda riguarda l’oggetto: il focus è esclusivamente sul ragionamento intorno a questioni morali, e restano fuori le emozioni che accompagnano le decisioni e il comportamento. Si può ragionare allo stadio 5 e agire allo stadio 2.
La terza è la più radicale: la teoria si limita ai concetti di giustizia e imparzialità, e dunque alle sole trasgressioni relative, mentre il ragionamento su questioni prosociali, l’aiuto, la cura, la responsabilità verso chi dipende da noi, non viene considerato. È su questo terreno che si è sviluppata la critica di chi ha proposto un’etica della cura accanto a quella della giustizia.
Domande frequenti
Quanti sono i livelli e gli stadi di Kohlberg?
Tre livelli, ciascuno con due stadi, per un totale di sei. Preconvenzionale, con l’orientamento a punizione e obbedienza e quello strumentale; convenzionale, con l’orientamento del bravo ragazzo e quello al mantenimento dell’ordine sociale; postconvenzionale, con il contratto sociale e i principi etici universali.
Si possono saltare degli stadi?
No. La progressione è ordinata e sequenziale. Lo stadio cognitivo raggiunto determina il livello di ragionamento possibile, ma è condizione necessaria e non sufficiente: occorre anche il confronto con le esperienze sociali.
Che differenza c’è tra moralità convenzionale e postconvenzionale?
Nella convenzionale la norma vale perché è la norma, condivisa dal gruppo o sancita dalla legge. Nella postconvenzionale i principi etici vengono prima della legge, al punto che si è disposti a rispettarli anche quando le due cose si scontrano.
Quali sono i limiti della teoria?
I dilemmi usati sono astratti e poco familiari; le emozioni che accompagnano le scelte morali restano escluse; e l’impianto considera soltanto giustizia e imparzialità, trascurando il ragionamento prosociale sull’aiuto e sulla cura.
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