Cosa significa disattivazione dei controlli morali
Il primo meccanismo è la giustificazione morale: comportamenti deleteri vengono resi accettabili attraverso una loro ricostruzione cognitiva, presentandoli come al servizio di uno scopo elevato. Segue la dislocazione della responsabilità, cioè l’attribuzione causale della responsabilità dell’atto a persone o circostanze depositarie del potere decisionale: eseguivo ordini.
C’è poi la diffusione della responsabilità: la decisione del gruppo, o le esigenze del sistema, frammentano e oscurano le responsabilità individuali. Tutti sono colpevoli, e quindi nessuno lo è. Un altro meccanismo è la distorsione delle conseguenze, ottenuta minimizzando il danno o selezionando in modo strumentale, nella rappresentazione dell’atto, le conseguenze positive e quelle negative. Infine la svalutazione, realizzata attraverso il biasimo della vittima o la negazione delle sue caratteristiche umane: se l’altro non è pienamente una persona, ciò che gli si fa non è pienamente un’offesa.
La disattivazione dei controlli morali in pratica
Questi processi di disimpegno non sono innati. Vengono appresi e rinforzati durante lo sviluppo, dentro il contesto dell’esperienza sociale, come qualunque altro repertorio di condotta.
Particolarmente dannose, in questo apprendimento, sono le incongruenze che il bambino scopre tra le prescrizioni dei genitori e i loro comportamenti effettivi. Non insegnano soltanto che la regola può essere aggirata: alimentano una sorta di perdita di fiducia nell’ordine del mondo. Chi impara presto che le norme valgono per chi le subisce e non per chi le enuncia, ha già a disposizione la prima e più efficace tecnica di disimpegno.
Termini correlati
Disimpegno morale, autosanzioni, giustificazione morale, deumanizzazione, diffusione della responsabilità, Bandura.
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