Cosa sostiene Kohlberg
La teoria di Kohlberg è in parte un’estensione di quella piagetiana, di cui condivide l’impianto stadiale, la centralità dei processi cognitivi e l’interesse prevalente per il pensiero morale, più che per la moralità nelle sue manifestazioni comportamentali.
Fondamentale è il parallelismo tra gli stadi dello sviluppo intellettivo e quelli dello sviluppo del pensiero morale. Il possesso delle competenze cognitive di uno stadio è condizione necessaria, ma non sufficiente, perché siano presenti le corrispondenti caratteristiche del giudizio morale. Si può cioè essere capaci di un ragionamento astratto e non applicarlo alla sfera morale, mentre non è possibile il contrario.
La teoria di Kohlberg in pratica
Kohlberg si oppose alla concezione di uno sviluppo morale inteso come risultato di apprendimento sociale. Lo vedeva piuttosto come il prodotto di un progressivo ampliamento della comprensione: comprensione delle caratteristiche delle azioni sociali, proprie e altrui. Non si impara la morale copiandola dagli adulti, la si ricostruisce capendo meglio come funzionano le relazioni tra le persone.
Sul piano del metodo, Kohlberg si servì di interviste in cui proponeva dilemmi morali, il più noto dei quali è la storia di Heinz, l’uomo che deve decidere se rubare un farmaco per salvare la moglie. Ciò che analizzava non era la risposta, se rubare fosse giusto o sbagliato, ma la struttura del ragionamento: le giustificazioni addotte, i principi invocati, il modo di soppesare le ragioni in conflitto. Due persone possono dare la stessa risposta e trovarsi a stadi morali distanti.
Termini correlati
Dilemma morale, giudizio morale, stadi dello sviluppo, Piaget, storia di Heinz, apprendimento sociale.
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