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Anche Piore e Sabel, negli anni ’80, cercarono di sottolineare la pluralità delle forme industriali. Gli autori, si fecero promotori della cosiddetta “specializzazione flessibile”, ovvero di un sistema industriale costituito da piccole e medie imprese specializzate, da contrapporsi alle fabbriche di stampo fordista ricordate tutt’oggi per le mastodontiche dimensioni. Questo tipo di sistema organizzativo, strutturato […]
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Ben diversa da quelle dei precedenti autori è la posizione del funzionalista Talcott Parsons, che sembrò dimenticare la centralità dell’individuo, per lasciare spazio all’entità organizzazione. Parsons tra la fine degli anni ’30 e gli inizi degli anni ’60 elaborò la cosiddetta teoria AGIL (Adaptation, Goals, Latency, Integration), secondo la quale ogni sistema sociale, per sopravvivere, […]
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Un approccio diverso fu quello di Robert Merton, assai incentrato sui soggetti e sulle loro caratteristiche personali. Merton, nel 1949, nella sua critica ad alcuni dei postulati del funzionalismo, sottolineò la necessità di non considerare i sistemi sociali come entità paragonabili ad organismi viventi e di considerare invece gli aspetti caratteristici della personalità di coloro […]
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Del contributo di Merton hanno risentito altri due autori funzionalisti: Selznick ed Etzioni. Philip Selznick, tra gli anni ’50 e ’60 evidenziò l’importanza dei fini informali e naturali che si sviluppano, all’interno di ogni organizzazione, parallelamente a quelli formali e razionali. Secondo l’autore, questi obiettivi individuali, che dipendono prevalentemente dagli attori organizzativi, non potranno mai […]
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Gli aspetti dell’organizzazione più propriamente legati e dipendenti dagli individui che la compongono si annoverano tra gli elementi centrali del pensiero sociologico di Selznick, come di quello di Amitai Etzioni, presentato nel 1960. L’autore sottolineò, infatti, che i sistemi aziendali si reggono, fondamentalmente, sulla congruenza tra il tipo di controllo organizzativo e l’orientamento dei sottoposti. […]
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La dimensione soggettiva e in particolare i processi cognitivi degli individui sono considerati gli elementi che danno senso alla cultura e a qualsiasi realtà esterna secondo il pensiero di Karl Weick. Questo autore, uno dei più importanti del pensiero organizzativo contemporaneo, sostenne, nel 1976, che la realtà è priva di senso se la consideriamo a […]
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Continuando sulla scia del soggettivismo, nel 1977, comparve un interessante articolo scritto da Lyanne Zucker che rivendicò la necessità di partire, nello studio delle organizzazioni, dal punto di vista dei soggetti. La Zucker prese le distanze, in particolar modo, proprio dal funzionalismo di Parsons e dalla sua tendenza a considerare le organizzazioni come entità esterne […]
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ARGYRIS C., Management and organizational development. The path from XA to YB, New York, McGraw Hill, 1971 ARGYRIS C., Some problems in conceptualizing organizational climate: a case of study of a bank, Administrative Science Quarterly, 1972, (pp. 501-520) BARNARD C.J., Le funzioni del dirigente: organizzazione e direzione, Torino, UTET, 1948, (p.136) BLAUNER R., Alienation and […]
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Dai numerosi studi condotti sul clima organizzativo, emergono prove che autorizzerebbero a considerarlo come una realtà empiricamente verificabile. In realtà, però, esistono ancora molti interrogativi in merito a questo concetto, a come emerga, a come si formi. In particolare il problema ruota attorno alle modalità attraverso le quali gli individui, che sono sottoposti ad una […]
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Tra le due guerre mondiali, Kurt Lewin analizzò sperimentalmente l’importanza del gruppo e le potenzialità che si celano dietro l’osservazione e l’interpretazione delle sue dinamiche, segnando così già un importante traguardo rispetto all’impostazione di Taylor. La ricerca-azione di Lewin si rivelerà il modello di integrazione tra teoria e prassi ponendo il ricercatore nelle vesti di […]