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Amitai Etzioni

Perché in alcune organizzazioni si obbedisce per paura, in altre per soldi e in altre ancora per convinzione? La risposta a questa domanda apparentemente semplice rivela uno dei nodi centrali della psicologia delle organizzazioni: il modo in cui le persone si dispongono verso il potere non descrive soltanto i singoli individui, ma definisce la natura […]

Psicolab — Amitai Etzioni
Perché in alcune organizzazioni si obbedisce per paura, in altre per soldi e in altre ancora per convinzione? La risposta a questa domanda apparentemente semplice rivela uno dei nodi centrali della psicologia delle organizzazioni: il modo in cui le persone si dispongono verso il potere non descrive soltanto i singoli individui, ma definisce la natura stessa dell’organizzazione di cui fanno parte.

Che cosa significa parlare di compliance

Quando osserviamo un’azienda, una scuola, un ospedale o qualsiasi struttura collettiva, tendiamo a pensarla come un’entità con regole proprie, indipendente dalle persone che la abitano. Eppure un filone importante della riflessione sociologica e psicologica ha rovesciato questa prospettiva, sostenendo che gli aspetti più profondi di un’organizzazione dipendono in realtà dagli individui che la compongono. Non esiste un’organizzazione astratta: esistono persone che, ogni giorno, decidono in che misura adeguarsi agli ordini, alle procedure e alle aspettative di chi sta sopra di loro.

Il termine compliance descrive proprio questa disposizione individuale ad adottare una condotta conforme agli ordini ricevuti. Non si tratta di una pura obbedienza meccanica, ma di un atteggiamento interiore che può variare moltissimo: si può obbedire con entusiasmo, con calcolo, con rassegnazione oppure con aperta ostilità. È questa qualità soggettiva, e non soltanto il contenuto degli ordini, a fare la differenza. La compliance diventa così una variabile strategica per analizzare qualsiasi sistema collettivo, perché collega in modo diretto la struttura del potere e la dimensione psicologica di chi vi è sottoposto.

Il legame tra tipo di controllo e orientamento dei sottoposti

Il cuore di questa impostazione è un principio tanto elegante quanto efficace: i sistemi organizzativi si reggono sulla congruenza tra il tipo di controllo esercitato e l’orientamento di chi lo subisce. Quando il modo in cui viene esercitato il potere corrisponde alle aspettative e alle motivazioni dei sottoposti, l’organizzazione funziona con minore attrito. Quando invece c’è una distanza tra le due dimensioni, emergono tensioni, resistenze e inefficienze.

Pensiamo a un lavoratore profondamente motivato da ideali e valori che si trovi inserito in un contesto fondato esclusivamente sulla minaccia di sanzioni: vivrà una frustrazione costante. Allo stesso modo, chi cerca soltanto un tornaconto economico si troverà spaesato in un ambiente che pretende adesione morale e dedizione disinteressata. La salute di un’organizzazione, in altre parole, non dipende solo dalla bontà delle sue regole, ma dalla coerenza tra il modo in cui chiede obbedienza e il modo in cui le persone sono disposte a concederla.

Le organizzazioni coercitive

La prima grande tipologia è quella delle organizzazioni coercitive. Qui il potere si esercita principalmente attraverso la minaccia di sanzioni o di punizioni. Il controllo è di tipo fisico o costrittivo, e la leva su cui si fa pressione è la paura. Esempi classici sono i contesti in cui la permanenza non è scelta liberamente e la sottomissione viene imposta dall’alto con strumenti repressivi.

L’atteggiamento che corrisponde a questo tipo di controllo è quello dell’alienazione: chi vi è sottoposto vive un coinvolgimento quasi nullo, percependo l’organizzazione come qualcosa di estraneo e ostile. Non c’è identificazione, non c’è slancio personale, ma solo un adeguamento forzato che dura finché dura la minaccia. È evidente che un sistema fondato sulla coercizione paga un prezzo elevatissimo in termini di clima interno: l’energia delle persone non viene investita nel lavoro, ma nel tentativo di sottrarsi alla pressione o nel sopportarla passivamente.

Le organizzazioni remunerative

La seconda tipologia è quella delle organizzazioni remunerative. In questo caso il potere si fonda sull’uso di mezzi economici: stipendi, premi, incentivi, benefici materiali. È il modello più diffuso nelle aziende tradizionali, dove il rapporto tra chi comanda e chi esegue è mediato dalla retribuzione e dal vantaggio reciproco.

L’atteggiamento corrispondente è di tipo utilitaristico. Le persone si rivolgono all’organizzazione con un calcolo razionale: danno il proprio contributo in cambio di ciò che ricevono, e regolano il proprio impegno in base alla convenienza. Non c’è necessariamente ostilità, come nel modello coercitivo, ma nemmeno una vera adesione profonda. Il legame è funzionale e tende a indebolirsi non appena il bilancio tra ciò che si dà e ciò che si ottiene diventa sfavorevole. È un equilibrio dinamico, che richiede attenzione continua da parte di chi gestisce le risorse, perché si fonda su uno scambio che deve restare percepito come equo.

Le organizzazioni normative

La terza tipologia è quella delle organizzazioni normative. Qui il potere fa leva su risorse morali e simboliche: valori, prestigio, riconoscimento, senso di appartenenza, ideali condivisi. Pensiamo a contesti in cui le persone partecipano per convinzione, perché credono in una missione o si riconoscono in un insieme di principi.

L’atteggiamento corrispondente è quello dell’adesione volontaria, motivata da convinzioni interiori. Chi fa parte di queste organizzazioni tende a identificarsi con esse, a investire energie ben oltre il minimo richiesto e a vivere il proprio ruolo come parte significativa della propria identità. È il legame più forte e duraturo, ma anche il più delicato: si fonda sulla fiducia e sulla coerenza tra i valori dichiarati e quelli effettivamente praticati. Quando questa coerenza si incrina, la disillusione che ne deriva è proporzionale all’intensità dell’adesione precedente.

Sono gli individui a costituire l’organizzazione

La cosa più interessante di questa classificazione è il punto di vista che la sostiene. Le tre tipologie non vengono definite a partire dalle caratteristiche oggettive delle strutture, ma a partire dagli atteggiamenti e dai comportamenti dei soggetti che le costituiscono. È la disposizione delle persone verso il potere a determinare di quale tipo di organizzazione stiamo parlando.

Questo capovolgimento ha conseguenze profonde. Significa che l’organizzazione non può essere considerata un’entità a sé stante, separata da chi la vive. Sono gli individui, con le loro motivazioni e le loro reazioni, a darle forma e sostanza. Una struttura identica sulla carta può funzionare in modi radicalmente diversi a seconda di come le persone si pongono nei suoi confronti. La dimensione soggettiva, lungi dall’essere un dettaglio, diventa il principio organizzatore dell’intera analisi.

Compliance e clima organizzativo

La disposizione all’obbedienza è strettamente collegata a un altro concetto centrale nella psicologia delle organizzazioni: il clima. Il clima è il modo in cui le persone vivono e percepiscono l’ambiente all’interno del quale svolgono la propria attività. Se il grado e le modalità con cui ci si dispone all’obbedienza determinano la tipologia di organizzazione, è naturale che influenzino anche la qualità di questa percezione complessiva.

La compliance può essere quindi intesa come una variabile potenzialmente connessa al clima, soprattutto quando la consideriamo nel suo descrivere il rapporto tra ruoli gerarchicamente verticali. Il modo in cui un sottoposto vive la relazione con chi ha autorità su di lui colora l’intera esperienza lavorativa. Diversi studi sul clima organizzativo hanno infatti individuato l’orientamento verso le regole e le norme come uno dei fattori che incidono sulla percezione dell’ambiente: la disposizione ad accettare le regole influenza in modo misurabile come le persone sentono il luogo in cui lavorano.

Perché questo modello è ancora attuale

A distanza di decenni dalla sua formulazione, questa lettura conserva una notevole forza esplicativa. Nelle organizzazioni contemporanee, dove si parla molto di engagement, di motivazione e di benessere, la distinzione tra obbedienza per paura, per calcolo e per convinzione resta uno strumento prezioso per capire cosa tiene davvero insieme un gruppo di persone.

Molte organizzazioni reali mescolano elementi delle tre tipologie: una componente di controllo formale, una di incentivo economico e una di adesione valoriale. Il punto critico è la coerenza complessiva. Quando un’azienda chiede dedizione morale ma tratta le persone solo come ingranaggi remunerati, oppure quando promette appartenenza ma governa con la minaccia, genera proprio quelle incongruenze che minano il clima e la produttività. Riconoscere su quale leva si fonda realmente l’obbedienza, e verificarne la coerenza con le motivazioni delle persone, rimane un esercizio di lucidità fondamentale per chiunque si occupi di gestire un gruppo umano.

Domande frequenti

Che cos’è la compliance in ambito organizzativo

È la disposizione individuale ad adottare una condotta conforme agli ordini ricevuti. Non riguarda solo il fatto di obbedire, ma soprattutto l’atteggiamento interiore con cui lo si fa: con adesione, per calcolo o per costrizione. È considerata una variabile strategica perché collega la struttura del potere alla dimensione psicologica dei sottoposti.

Quali sono le tre tipologie di organizzazione

Le organizzazioni coercitive, fondate sulla minaccia di sanzioni e caratterizzate da un atteggiamento di alienazione; le organizzazioni remunerative, fondate su mezzi economici e caratterizzate da un atteggiamento utilitaristico; le organizzazioni normative, fondate su risorse morali e simboliche e caratterizzate da un’adesione volontaria.

Perché si dice che sono gli individui a costituire l’organizzazione

Perché le tipologie organizzative non vengono definite in base alle loro caratteristiche oggettive, ma in base agli atteggiamenti e ai comportamenti delle persone che le compongono. L’organizzazione non è un’entità separata: prende forma dalle disposizioni di chi la vive ogni giorno.

Che rapporto c’è tra compliance e clima

La disposizione all’obbedienza influenza il modo in cui le persone percepiscono il proprio ambiente di lavoro. Poiché regola il rapporto tra ruoli gerarchici, incide sulla qualità complessiva dell’esperienza, ed è quindi collegata al concetto di clima organizzativo.

Comprendere un’organizzazione significa comprendere il modo in cui le persone si dispongono verso il potere. La distinzione tra obbedienza per paura, per convenienza e per convinzione non descrive soltanto le strutture, ma rivela il legame profondo tra controllo, motivazione e clima. La lezione di fondo è che nessuna organizzazione esiste indipendentemente da chi la abita: sono gli individui, con le loro disposizioni interiori, a darle vita e a determinarne la salute.
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