Bambina; libro;

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Scuola, educazione ambientale e sviluppo sostenibile.

Breve Estratto

La moderna pedagoia, da Rousseau a Gardner, passando da Pestalozzi, Froebel, Montessori, Bronfenbrenner. Tutto quello che serve sapere in un unico articolo veloce e approfondito.

Dal contributo della moderna pedagogia di Rousseau all’ intelligenza naturalistica di Gardner

Il dibattito a livello mondiale sulla difesa dell’ambiente, sui cambiamenti climatici e sui problemi energetici testimonia come l’educazione ambientale e lo sviluppo sostenibile rappresenti oggi una sfida non più procrastinabile per responsabilizzare tutti cittadini ad assumere comportamenti e stili di vita all’insegna del rispetto dell’ambiente. Da anni questi temi sono entrati in maniera preminente nelle scuole di ogni ordine e grado, a cominciare già in tenera età, ovvero nella scuola dell’infanzia attraverso i diversi campi di esperienza.

La relazione tra i bambini e la natura

Se consideriamo le teste dei bimbi come nicchie ecologiche che si rapportano con l’ambiente in ogni momento del quotidiano, nell’esperienza di tutti i giorni, nella qualità degli stati d’animo e nelle relazioni, possiamo renderci conto che questo rappresenta un terreno di progettualità comune per sviluppare già da piccoli interesse e responsabilità nei confronti del mondo circostante, facendo comprendere precocemente gli effetti che i nostri stili di vita producono ed intervenendo positivamente sull’educazione di piccoli e grandi comportamenti.

Ogni relazione tra bambino e natura implica una concezione ecologica del rapporto pedagogico che recepisce l’ambiente naturale non solo come semplice habitat da conoscere ma anche come prezioso scrigno da abitare e conservare con cura. 

L’importanza del rapporto che i bambini hanno con la natura ha radici profonde, molti sono gli studiosi che hanno cercato di approfondire questo tema.

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I contributi storici: l’eredità di Rousseau 

Jean Jacques Rousseau, filosofo, scrittore, capostipite nel Settecento della pedagogia moderna e grande ispiratore di molti educatori dopo di lui, nella sua opera Emilio o dell’educazione (1762), attribuisce estrema importanza all’ambiente naturale come spazio formativo: qualsiasi riflessione pedagogica sull’importanza della natura nell’infanzia non può non partire dal suo pensiero. Secondo Rousseau, l’educazione deve essere un’educazione naturale: il bambino immaginato dal pedagogista cresce in campagna, apprendendo dall’esperienza, con ritmi lenti, evitando ogni pericolosa anticipazione cui conseguono solo insuccessi e vivendo il più a lungo possibile la propria infanzia. L’azione educativa deve fondarsi su bisogni e sulle disposizioni naturali dell’essere umano, sui primi strumenti di conoscenza del mondo che esso possiede, ovvero il movimento e i sensi, le nostre finestre sul mondo. 

Pestalozzi, il riformatore del sistema scolastico

Sulla scia di Rousseau, anche Johann Heinrich Pestalozzi, pedagogista e riformista svizzero, vede il fanciullo come il soggetto e non l’oggetto passivo del processo educativo. Egli ritiene che i contenuti dell’insegnamento debbano partire dall’osservazione diretta delle cose vicine all’ambiente del bambino, per poi indurre l’allievo ad interessarsi agli oggetti lontani dal proprio campo di esperienza. Il metodo pestalozziano, espresso in due opere L’ABC dell’intuizione (1801) e Come Geltrude istruisce i suoi figli (1804), si fondano sull’idea che l’istruzione formale debba procedere dall’intuizione sensibile per spronare l’istintiva tendenza umana a cogliere le leggi obiettive della natura.

Froebel, il pedagogista del Romanticismo

Queste riflessioni sono in parte riprese da Friedrich Froebel, pedagogista tedesco, nella sua opera principale L’Educazione dell’uomo (1826): bisogna dare al bambino la possibilità di immergersi nella natura, di sperimentarla, di parteciparvi con sentimento, di riviverla attraverso l’attività artistica e il gioco. Per Froebel, il gioco, in quanto attività primaria e spontanea del bambino, assume un ruolo centrale e trova ampio spazio nell’organizzazione della vita e nel giardino d’infanzia, inaugurato nel 1839 a Blankenburg, in Germania. Nella scelta del nome vengono messi in risalto due aspetti dell’istituzione: la libera e spontanea crescita dei bambini (fiori) e la presenza dell’educatrice (giardiniera), capace di guidarli mediante il gioco. Tutto ciò rivoluziona completamente l’idea di asilo diffusa in Europa, dove il fanciullo, in comunione con la natura e le domande che egli le rivolge, trova il suo ardente desiderio di conoscerla, che lo spinge ad osservare a lungo e sempre con sguardo nuovo le piante e i fiori, a rivolgere ad essi la sua attenzione pensosa. 

Montessori, la donna che rivoluzionò la pedagogia e l’educazione infantile

Anche Maria Montessori, famosa pedagogista, medico e scienziata italiana, comprende lo speciale legame che esiste tra infanzia e natura, cogliendone le immense potenzialità educative. Nel suo libro pubblicato nel 1909, Il metodo della pedagogia scientifica applicato nelle Case dei Bambini, essa dedica un intero capitolo a La natura dell’educazione, considerandola uno degli elementi più importanti da utilizzare nella realtà scolastica. Le attività da lei proposte hanno il merito di far conoscere il ritmo della natura e in relazione ad esso rallentare il nostro, dove tutto è così veloce e dove spesso assistiamo al fenomeno del bambino accelerato. Per Montessori, prendersi cura degli animali e delle piante, è fonte di grande soddisfazione per il bambino: sapere che qualcuno ha bisogno di lui e che il suo lavoro produce la vita è un forte incentivo alla responsabilizzazione ma anche allo sviluppo emotivo, alla capacità di immaginare e controllare le emozioni che popolano il mondo dell’infanzia. La natura è inoltre maestra dell’apprendimento, molte attività didattiche possono essere realizzate attraverso di essa, utilizzando, per esempio, foglie e rami. Tutto questo non è finalizzato solamente allo sviluppo emotivo e sensoriale del bambino, ma costituisce una parte importante dell’educazione ambientale.

La prospettiva ecologica di Bronfenbrenner

Lo psicologo statunitense Urie Bronfenbrenner, in Ecologia dello sviluppo umano (1979), parla di ambiente naturale come fattore di sviluppo integrato della persona: la natura è infatti la prima maestra di ecologia e può essere il luogo privilegiato per lo sviluppo del bambino. Nella natura il bambino ha la possibilità di fare tutte le sue scoperte, inizia a scoprire il ritmo delle giornate, piano piano entra in quello delle settimane, dei mesi, dell’anno. Egli può osservare i processi vitali e la rete della vita che davanti a lui si intesse e si dispiega. Anche la sua percezione dello spazio gradualmente si dilata e con essa la sua capacità di conoscerlo, esplorarlo, conquistarlo. E in tutto questo il bambino è osservatore e attore attivo: così come ciò che lo circonda ha un effetto su di lui, così anche le sue azioni hanno un effetto sul suo ambiente. 

La teoria delle intelligenze multiple di Gardner

Nel suo saggio sulla pluralità dell’intelligenza Formae mentis (1983), lo psicologo statunitense Howard Gardner, individua un’intelligenza naturalistica, ovvero una rappresentazione mentale basata su una particolare sensibilità verso la natura, l’ambiente e gli esseri viventi. Un’intelligenza di cui il nostro pianeta ha oggi più che mai bisogno. Solo a contatto con la natura il bambino può sperimentare un senso di comunione con essa, sviluppare sensibilità, apprezzamento e cura verso le specie animali e vegetali e imparare ad interagire con loro. Inoltre, per Gardner, l’ambiente naturale risulta il più favorevole allo sviluppo di altre intelligenze: quando i bambini si trovano a giocare liberamente in esso, in tutte le stagioni, liberi di accogliere le sfide e di sperimentare l’avventura, si troveranno a fare ben presto i conti con le proprie capacità e i propri limiti, con i propri stati d’animo, intenzioni, aspettative, desideri, senso di autostima, riuscendo ad incanalare le proprie emozioni in forme socialmente più accettabili.

L’importanza dell’esperienza

Alla luce di tutto ciò, è irrinunciabile e necessario che la scuola d’oggi promuova l’educazione ambientale non soltanto intesa come laboratorio ma come comunità di discorso, dove è possibile attivare quei processi di comunicazione orientati allo studio delle relazioni della rete della vita, strumento essenziale per promuovere la pratica dell’educazione sostenibile, contribuendo a diffondere gioia tra i bambini e sviluppando in essi la capacità di decontestualizzare le conoscenze acquisite e trasferirle in altre situazioni. Riprendendo criticamente un concetto di Maria Montessori, educazione ambientale non significa solo trasferimento di nozioni sull’ambiente e sulla sua tutela, ma fare in modo che il bambino si senta parte di un macrocosmo vivo, pulsante, dinamico, per fare nascere in lui un vero interesse, imparando direttamente dalla natura grazie alla sua esperienza. 

Rita Bimbatti, Pedagogista Clinico e Sociologa della Salute

Bibliografia

Bronfenbrenner U. (2002), Ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino, Bologna

D’Aprile I. (2011), Abbecedario verde. Salvare la terra partendo dalla scuola, Feltrinelli, Milano

De Sanctis L. (2013) (a cura di), In giardino e nell’orto con Maria Montessori. La natura nell’educazione dell’infanzia, Fefé Editore, Roma

Froebel F. (1993), L’educazione dell’uomo, La Nuova Italia, Firenze 

Gardner H. (1991), Formae mentis, Feltrinelli, Milano

Montessori M. (2017), La scoperta del bambino, Garzanti, Milano

Pestalozzi J.H. (1967), L’educazione. Pagine scelte, La Nuova Italia, Firenze

Rousseau J.J. (2003), L’educazione, Laterza, Milano

 

Sitografia

Comune di Firenze, Assessorato alla Pubblica Istruzione, Bambini e natura nei servizi educativi alla prima infanzia (2009), in https://educazione.comune.fi.it

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