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Scuola

Jane Goodall: dall’etologia, all’antropologia, ai diritti planetari

ABSTRACT

Prima donna ad avventurarsi nelle foreste africane del Gombe per occuparsi di scimmie, è stata fra i primi a coglierne e descriverne comportamenti evoluti, come l’uso di strumenti pur rudimentali e l’abbastanza ampia espressività emotiva ed interattiva.

Tali ricerche sono importanti sia per la comprensione degli scimpanzè, specie studiata in primis dalla Goodall, sia per la salvaguardia dei loro diritti, ma soprattutto per un’analisi antropologica dell’uomo.

Attualmente l’etologa si dedica alla promozione di migliori condizioni delle scimmie, che cerca di tutelare con parchi naturali che le ospitino permettendone la sopravvivenza di specie, e di cui cerca di prevenire situazioni di cattività o sperimentazioni non comprensive delle loro necessità vitali, così come si occupa ad attività (anche con associazioni ad hoc, come Roots&Shoots) per i diritti umani e non umani (è messaggero di pace per le Nazioni Unite) e della salute della Terra come pianeta.

INTRODUZIONE

Interessandosi alla figura di Jane Goodall è possibile sia avvicinarsi al mondo specificatamente dei primati, in particolare degli scimpanzè, sia paragonare le loro caratteristiche comportamentali alle varie fasi dello sviluppo del genere umano in termini evolutivi e in accezione individuale, e questo in entrambi i modi è un ambito di interesse neuroscientifico.

Se infatti è vero che le scimmie sono forse l’unica specie che è dotata di capacità cognitive particolari, tali da portarle a ideare strumenti per le loro attività di sopravvivenza quotidiana, è poi vero che soprattutto le loro funzioni emotive intra ed extra specie sono comparabili a quelle umane. Studiando quindi nel dettaglio le annotazioni che la Goodall fa in tutte le sue opere sia scritte che audio-video, sarà possibile capire meglio non solo il mondo degli scimpanzé da tali punti di vista, ma addentrarsi nelle varie fasi del genere umano sotto analoghi ambiti di studio. 

BIOGRAFIA di Jane Goodall

Jane Goodall nacque a Londra il 3 aprile del 1934, poi si trasferì a breve fuori città. A 5 anni si trasferì in Francia, ma in seguito alla seconda guerra mondiale la sua famiglia dovette tornare nel Regno Unito, vivendo nella casa dove era cresciuto suo padre: in aperta campagna, vicino ad una fattoria. È forse anche in questo modo che la scienziata si avvicina al mondo degli animali fin dalla prima infanzia…aiuta a dare da mangiare alle galline e a raccogliere le uova, guardava le donne che lavoravano con le mucche nel caseificio, osservava i cavalli della fattoria. Presto però si trasferisce nuovamente, ai Birches, una casetta a Bournemouth sulla costa sud dell’Inghilterra, e vive lì fino a tutta l’adolescenza. Durante l’infanzia trascorre molto tempo in giardino, guardando gli uccelli o gli scoiattoli degli alberi. Quando è freddo invece la Goodall sta in casa e legge libri relativi al mondo animale, come quello sul dottor Doolittle, o il libro della Jungla, quelli su Tarzan, o altri sul mondo animale selvaggio tipico di altri continenti. Inizia poi a frequentare una scuola di equitazione, ama i cavalli e i pony e impara a curarli. È molto affezionata anche al cane Rusty, cane del quartiere con cui crea un legame speciale. Inizia così ad addentrarsi nel linguaggio del mondo animale, non per forza immediato da decodificare ma sicuramente particolare e ben definito nelle sue modalità espressive. Insegna a Rusty a dare la zampa, e inizia ad istruirlo su piccoli compiti. Imparava qualsiasi cosa che la Goodall gli insegnasse. Era intelligente, sicuramente, ma l’interazione che si creava facilitava l’apprendimento. Da qui inizia ad accorgersi che anche gli animali possono riflettere e ragionare, sanno concatenare tra loro eventi e azioni che sono richieste come compito, e possono provare emozioni come sensi di colpa e chiedere in tal modo scusa. 

jane goodall; scimmia;
Jane Goodall foto dal sito www.kuow.org

Intanto continua la formazione scolastica della Goodall, e raggiunti i 18 anni ella si chiede cosa potrà fare nella vita dato che la cosa che in primis le interessa è il mondo animale. Si concede un viaggio premio, in Germania, per capire di più sul paese che in guerra fu nemico. Al ritorno inizia a frequentare una scuola per segretaria a Londra, finalizzata al trovare un lavoro. 

Ottenuto il titolo, torna a Bournemouth dove trova un impiego. Poi trova un altro lavoro a Oxford, in un archivio universitario. Passato un anno, torna a Londra per lavorare in uno studio di documentari.  

Ma ecco che l’occasione da sempre sperata e sognata sembra capitare: una compagna di scuola della Goodall la invita ad andarla a trovare in Kenya, dove i genitori possedevano una fattoria. Così la Goodall raccoglie i soldi per il viaggio e parte in nave, nel 1957. La cosa che per prima colpisce la scienziata è il fenomeno dell’apartheid, molto diffuso a quell’epoca. Dopo due giorni di viaggio in treno arriva a Nairobi, capitale del Kenya. Qui incontra l’amica di scuola e raggiungono la fattoria, dove può osservare la prima giraffa da vicino. Torna a Nairobi e inizia un lavoro temporaneo in un’azienda per cercare intanto un modo per lavorare a contatto con gli animali. Dopo 2 mesi incontra Leakey, antropologo interessato al mondo animale, con ufficio presso il museo Coryndon in Kenya. Così la Goodall ha il primo incarico da studiosa di animali e pertanto può esplorare il Nairobi National Park, poi potrà lavorare al museo di storia naturale di Nairobi. Parte anche per una spedizione per la Tanzania, nella Gola di Olduvai, una regione dell’Africa popolata da animali selvatici, che la scienziata osservava sempre con interesse e curiosità come i rinoceronti che poté osservare da vicino. Per un certo periodo la Goodall rimane a Nairobi nel museo dove ha la possibilità di imparare moltissimo sul mondo animale. Anche direttamente, impara che una volta che un animale selvatico sia stato addomesticato è veramente difficile farlo rientrare nel suo ambiente originario. Lavora al museo per circa 9 mesi. Poi arriva la vera occasione: lavorare a contatto degli scimpanzé per studiarne vita e comportamenti, lungo le coste di un lago della Tanzania, offerta proposta sempre dal direttore Leakey. Per fare questo la Goodall deve tornare in Inghilterra per formarsi ulteriormente. Passa circa un anno tra lo studio necessario e l’immersione vera e propria nel mondo degli scimpanzé. Durante questo anno la scienziata riesce ad avere un lavoro allo zoo di Londra, periodo in cui può trascorrere molte ore ad osservare gli scimpanzé, e ne può rilevare le problematiche relative alla cattività: le scimmie e in generale gli animali tendono a intristirsi per la condizione non libera, e a volte vivono vere e proprie situazioni di disagio psico-fisico. Sembra che in quel periodo l’unica letteratura disponibile per consultare e formarsi a tal riguardo sia in realtà relativa ad animali sempre tenuti nei laboratori o nelle case. Finalmente le scrive Leakey per informarla che ha ottenuto un fondo per lo studio e che la scienziata per utilizzarlo dovrà recarsi nella riserva di caccia di Gombe Stream in Tanzania, sotto la giurisdizione coloniale britannica. La condizione è che la Goodall abbia un accompagnatore, così parte con la madre, stavolta in volo, per Nairobi. Da qui si spostano per Kigoma, la città più vicina a Gombe, dove giungono dopo un viaggio di 3 giorni, aspettando il via delle autorità britanniche, per poter avviare i suoi studi sul posto. 

Durante la prima esplorazione la scienziata incontra un gruppo di babbuini, notoriamente abbastanza aggressivi. Può poi vedere un’antilope. A parte i primi giorni in cui il cibo fresco era sufficiente, per il resto del tempo si nutre di cibo in scatola. Il riposo notturno avviene in tende. Per la particolare pericolosità delle esplorazioni per molto tempo Jane partirà sempre accompagnata da guide locali con cui fa amicizia e grazie alle quali impara molto sulla vita selvatica. Non sempre le esplorazioni sono fortunate, passano spesso giorni e giorni in cui nessun avvistamento va a buon fine. Si tratta di camminate avventurose in vallate con paesaggi tipici della jungla africana. Grazie a tali contatti l’autrice impara un po’ lo swahili la lingua locale. Dopo mesi e mesi di avvicinamenti riesce ad instillare un po’ di fiducia negli scimpanzé. Ogni mattina la sveglia suona alle 5.30, la colazione è a base di pane e caffè, poi comincia la marcia. Trovare gli scimpanzé non è complesso dato che sono animali socievoli e rumorosi tra loro. Spesso la scienziata si installa sul “Picco” una sorta di piccola collinetta, e da qui può scorgerli. Compongono una comunità di circa cinquanta esemplari. Osserva anche una vasta gamma di animali notturni, come porcospini o zibetti, e anche ratti o topi. Fortunatamente pochi animali nel Gombe sono pericolosi: bufali, leopardi, cinghiali, serpenti, a volte tutti incontrati dalla scienziata. Man mano gli scimpanzé familiarizzano con l’accampamento dove vive Jane, e arrivano a prendere del cibo lasciato in vista. Interessante il fatto che la scienziata troverà un nome ad ogni esemplare di scimpanzé da lei studiato. Uno è Greybeard, un maschio abbastanza attempato dal viso adornato da una barba grigia, tra i primi ad avvicinarsi all’accampamento. Incontrandolo poi fuori dalla zona delle tende, lo stesso scimpanzé si ricorda di Jane e la avvicina per ottenere banane. Sempre lui darà adito ad una delle scoperte più significative da parte della Goodall: vicino ad un termitaio, per nutrirsi delle formiche, Greybeard utilizza steli d’erba che infila nelle tane delle termiti; facendoli uscire piene di insetti se ne può nutrire. Questo sarà nel tempo molto significativo, e presentato anche nei documentari di National Geographic come prova del fatto che le scimmie sono animali dai comportamenti evoluti, e parte di un percorso in cui l’essere umano è una fase. La creazione di strumenti da parte degli scimpanzé ne è una prova. 

In tali osservazioni soprattutto all’inizio a Jane sono capitati anche episodi di attacchi da parte delle scimmie, uno ad esempio in concomitanza di un giorno di pioggia. 

Al termine delle varie giornate la Goodall prendeva appunti e scriveva le memorie relative alle osservazioni realizzate durante il giorno. 

Un altro esemplare a cui Jane si affeziona è Flo, abituata a girare con il neonato Fifi e il giovane figlio Figan. 

Dopo un certo periodo arriva all’accampamento un fotografo, inviato di National Geographic: Hugo van Lawick, un barone olandese. Presentatole come un potenziale marito da Leacky, di fatto i due si innamorarono, trascorrendo molto tempo insieme per osservare e fotografare e filmare le scimmie. Dopo un anno si sposano a Londra, momento in cui Jane può approfondire nuovamente i suoi studi con un dottorato in etologia. 

Tornata a Gombe Flo aveva da poco partorito Flint; Fifi e Figan stavano ancora con lei. Nelle osservazioni può rilevare che le scimmie praticano molti gesti simili ai nostri: si tengono per mano, si abbracciano, si danno pacche sulla schiena, si baciano. Anche la vasta gamma di suoni verbalizzati ha significati che sanno interpretare con precisione. 

Nel gruppo esistono scale sociali tra maschi: Goliah all’inizio era il capo, poi lo sostituì Mike. 

La scienziata continua a prendere appunti e ad annotarsi promemoria con un registratore vocale. 

Nel 1967 nasce suo figlio, Hugo Eric Louis, detto Grub. Proprio durante la gravidanza avvenne l’incontro con un leone, ma le cose per fortuna andarono bene. Nei primi anni di vita di Grub le attenzioni verso le scimmie sono massime, poiché essendo cacciatrici potevano infastidire il bimbo. Purtroppo all’età di 7 anni di Grub, Jane e Hugo divorziarono, se non altro per il fatto che vivevano spesso divisi in ambiti geografici diversi. 

Nel tempo Jane conosce il direttore del parco nazionale della Tanzania, Derek Bryceson, e si risposa. Egli è paralizzato fin da giovane, paraplegico per un incidente come aviatore. 

Ormai a Gombe arrivano schiere di studenti dall’Europa e dagli Stati Uniti per aiutare e per fare studi con tesi di laurea e di dottorato. 

In seguito Derek muore per un cancro, e parallelamente Grub si trasferisce in Tanzania dove abita coi suoi tre figli. 

Jane Goodall nei suoi molti scritti invita chiunque abbia una passione o una motivazione professionale a dedicarvisi per il possibile, in particolare chi fosse interessato al mondo degli animali deve approfittare delle opportunità che si presentano e non arrendersi mai. 

L’OMBRA DELL’UOMO

Gli scimpanzé di fatto sono simili a noi, hanno sangue simile e modi analoghi di reagire. I loro cervelli sono in natura i più simili al nostro. 

Soprattutto vivono un’infanzia piuttosto lunga durante la quale devono imparare molte cose, spesso imparano tra loro imitandosi. 

Hanno una gestualità espressiva ed emotiva simile alla nostra: si salutano abbracciandosi e baciandosi, si tengono per mano e si stringono, si tranquillizzano accarezzandosi la schiena. 

Pare che nascano veri e propri sentimenti tra animali: si dispiacciono per eventi negativi che capitano ai simili, e si vogliono bene in modo anche selettivo. 

Gli scimpanzé vivono in gruppetti di circa 6 esemplari. Mangiano frutta, foglie, germogli, semi, fusti, insetti, e anche animali da preda. Dormono tutta la notte. Si possono osservare mentre costruiscono un giaciglio: cercano rami particolari, biforcati o paralleli, poi cercano di formare intrecci di rami sopra a questi fino a utilizzare rametti fogliosi da usare come cuscini, e su di essi dormono tutta la notte.

Le scimmie partoriscono ogni 5-6 anni, aspettano il raggiungimento della piena autonomia da parte della prole attuale. Inoltre i figli più grandi trascorrono ancora molto tempo con la madre e il nuovo nato, spesso aiutando. 

Praticano il grooming, la pulizia del pelo che non è uno spulciarsi ma è un rituale tra l’igienico e il sociale tipico di tali esemplari. 

Come già detto, Flo era la femmina dominante del gruppo studiato dalla Goodall. Questo significa che era in una condizione di inferiorità fisica rispetto ai maschi ma era la femmina che aveva il controllo sulle altre ed era superiore anche a tutta la prole già adolescente. La sua prole quindi è in una situazione di maggiore sicurezza dato che la madre potrà difenderli dagli altri esemplari. A volte il distacco madre-prole avviene in modo turbolento: ad esempio Flint cercava ancora la protezione di Flo quando lei invece cercava di realizzare uno svezzamento scacciandolo quando voleva essere allattato, e scrollandolo quando saltava sulla sua schiena per farsi trasportare. Ma Flint faceva capricci e si comportava a volte in modo reattivo. Altro esempio, i giovani imparano a costruirsi giacigli, invece Flint si rannicchiava con la madre e Flame la nuova sorella nel loro giaciglio. 

Tali tipi di attaccamento impattano sul destino di vita della prole e variano da un figlio ad un altro: quando Flo morì nel 1972 attraversando un fiume per un arresto cardiaco, già anziana e coi denti consumati che le limitavano l’alimentazione, Flint rimase traumatizzato. Si avvicinava al cadavere della madre fissandola, e sperava quasi di essere da lei consolato. Una volta allontanatosi passò le sue ultime settimane nello sconforto più totale finendo per ammalarsi: senza più difese morì a sua volta, rifiutandosi di allontanarsi da quella zona dove la madre giaceva. 

Fifi altra figlia di Flo aveva appreso in parte il suo comportamento materno dalla madre in modo istintivo ed anche l’aveva appreso osservando la madre occuparsi dei figli Flint e Flame. Poi l’aveva acquisito occupandosi lei direttamente dei fratelli minori. Inoltre aveva anche osservato altre madri relazionarsi alla loro prole. Freud era il piccolo di Fifi: quando egli compì 5 anni, nacque Frodo, suo fratello; questo mostrò che i fratelli nelle scimmie interagiscono tra loro e si osservano… imitandosi imparano a crescere. Dopo altri 5 anni nacque Fanni, una femmina. Ognuno di loro manifesta temperamenti differenti proprio come avviene nella nostra specie umana. Dal punto di vista del carattere: possono essere aggressivi e crudeli anche coi simili, se di altre comunità. Ma possono essere anche gentili e affettuosi. 

Una volta che Mike, maschio dominante, raggiunse l’età di 35 anni, fu Humphrey a sostituirlo. Poi seguì Figan. Poi nel 1994 fu Freud, primogenito di Fifi a diventare maschio dominante. Tre figli di Fifi (Freud, Frodo e Ferdinand) divennero maschi alfa. Frodo fu il maschio più massiccio di Gombe: 54 kg. 

Tornando agli studi delle scimmie si è capito che, generalmente parlando, uno scimpanzé in cattività può imparare fino a 300 segni dell’ASL, l’american sign language. 

Anche dai documentari di National Geographic sull’operato della scienziata, si possono osservare molte caratteristiche evidenziate dalla Goodall coi suoi scritti – come si evince dal DVD “Jane Goodall, una vita con gli scimpanzé”

  • Intanto è chiaro che la fiducia ottenuta gradualmente dall’etologa è tale per cui le scimmie si avvicinano progressivamente al villaggio per recuperare del cibo e poi tale scambio di cibo può avvenire anche direttamente dalla mano degli osservatori
  • È molto importante ciò che si può verificare durante l’età giovane delle scimmie: in particolare le giovani adolescenti sono solite apprendere non solo dalla madre il comportamento materno verso i nuovi nati, ma anche da altre madri che stanno allattando o svezzando la prole. In pratica le adolescenti possono stare vicino alla diade madre-figlio e concentrarsi sugli aspetti da apprendere di tale fase fondamentale di crescita (anche da altre madri)
  • È importante anche il passaggio da pancia a schiena per il trasporto. Inizialmente il nuovo nato sta aggrappato alla pancia della madre durante gli spostamenti. Poi cresce e impara a stare sulla schiena per autonomizzarsi
  • Si vede poi molto bene come gli scimpanzé più grandi abbiano conoscenza e competenza tali per cui possono usare come utensili steli d’erba, come abbiamo visto, per estrarre termiti dai loro nidi. I cuccioli non ne sono capaci ma per imitazione riescono ad apprendere tali funzioni
  • Nel filmato si può poi osservare la preparazione di un giaciglio, capacità che nuovamente hanno le scimmie adulte e le giovani imparano
  • I cuccioli amano giocare con peluches che la Goodall riusciva a fornire
  • Interessante anche la serie di esperimenti con gli specchi, la scimmia riconosceva una figura a sé simile ma si spostava a cercare dietro allo specchio non riconoscendosi. Nell’uomo questa capacità di auto-riconoscimento avviene a circa 18-20 mesi di età
  • Molto bello quando le scimmie fidandosi della Goodall si fanno fare da lei il grooming: segno di estrema fiducia come ad inglobarla nel loro gruppo
  • Si vedono poi i capricci di Flint che rifiuta lo svezzamento e cerca di essere allattato e tenuto in braccio anche dopo la nascita della sorella 
  • Interessanti i momenti di “danza della pioggia”: durante tali fenomeni metereologici le scimmie si scatenano, soprattutto i maschi dominanti, emettendo suoni aggressivi e lanciando oggetti. Ciò fa fare qualche correlazione anche con i nostri fenomeni di meteoropatia. 
  • Molto suggestivo ogni contatto che i cuccioli cercano di avere con la Goodall: conoscendola si fidano e avvicinano teneramente le manine al suo viso per giocare

JANE GOODALL OGGI

Oggi l’etologa cerca di aiutare gli animali ad avere una vita migliore: ha istituito organizzazioni adatte a tal fine. Esistono vari ambiti di interesse per la loro tutela.

Un ambito è quello degli allevamenti industriali o intensivi: le galline vivono in tre in una gabbia minuscola, si tagliano loro i becchi perché non si pungano aggressivamente tra loro. I maiali sono analogamente stipati e non possono grufolare per terra. Queste rilevazioni l’hanno portata a smettere di mangiare carni. 

Anche il campo della cosmetica con sperimentazioni su animali è da ricordare. Si usano: conigli, porcellini d’India, cani, gatti, scimmie, ratti, topi. Dal 2003 l’Unione Europea ha emesso una direttiva che vieta la sperimentazione sugli animali. 

Altro ambito, la ricerca scientifica: dal 2010 l’Europa ha emesso una direttiva che propone metodi di studio alternativi che non quelli basati sulla sofferenza animale. Inoltre ci devono essere condizioni di ricerca sulla riduzione di stress e dolore degli animali in funzione invece dello stabilirsi di condizioni di benessere. Per non parlare di studi che prevedono l’uccisione dell’animale per studiarne specifiche caratteristiche e stadi patologici, morte a volte accompagnata o indotta da stress. Ogni volta che entra in gioco la crudeltà manca il rispetto dell’altrui vita. 

Gli scimpanzé sono studiati in molteplici centri, perché sono simili di fatto a noi, come abbiamo visto, e lo sono ovviamente anche morfologicamente. Prima della Goodall, di solito venivano posti in gabbie da soli, seduti su superfici dure, e senza qualcuno vicino che li consolasse col risultato che molti impazzivano, come accadrebbe anche ad un essere umano in simili condizioni. 

Jane ha visitato molti laboratori apportando benefici alle scimmie, facendo vedere video ai direttori per mostrare qual è la vera vita in natura degli scimpanzé. Spesso le gabbie vengono ingrandite, si danno dei giochi con cui divertirsi e strutture su cui arrampicarsi. È necessario vedere miglioramenti.

D’altra parte oggi in Africa gli scimpanzé sono in calo. Ci sono le ultime grandi foreste pluviali africane, e qui si rifugiano. Capita che siano cacciati e uccisi per essere mangiati. Poi i piccoli si prelevano per portarli in zoo in tutto il mondo, o come dicevamo per la ricerca scientifica. Sembra che gli esemplari rimasti siano circa 250000, e le popolazioni sono al massimo un centinaio ognuna. Il Jane Goodall Institute ha avviato dei santuari per gli scimpanzé orfani, soprattutto in Burundi, Kenya, Sudafrica. 

Altra associazione legata alla scienziata è Roots & Shoots: radici e germogli. Nasce negli anni 1990 in Africa grazie agli studenti, diffondendosi poi in Europa e America. Tutti i giovani sono delle metaforiche radici e germogli per progetti che hanno come obiettivo la tutela del mondo naturale, animale e del pianeta: così da rendere questo mondo un posto migliore per tutti. Ora ci sono circa 150000 gruppi di tale associazione in tutto il pianeta. 

Jane Goodall torna spesso a Gombe per le “wildlife awareness weeks”, e incontra tanti fans e persone interessate agli animali e alla loro osservazione. 

Altro programma che le sta a cuore è il TACARE take care: è un programma di riforestazione partito in Tanzania, così che non sia solo il Gombe un’area protetta. Ora ha coinvolto 52 villaggi. 

Ormai a Gombe ci sono le generazioni figlie e nipoti di quelle analizzate e studiate dalla scienziata. Nel frattempo c’è stata anche una coppia di prole di gemelli, evento molto raro, un maschio e una femmina, chiamati Rootsi e Shootsi. 

Durante le sue osservazioni Jane Goodall ha anche potuto osservare comportamenti straordinari di scimmie che aiutavano gli umani in condizioni di difficoltà, e questo le ha fatto dire: “se uno scimpanzé può arrivare ad aiutare un umano, allora di certo noi umani possiamo arrivare ad aiutare gli scimpanzé e tutte le altre creature con cui viviamo oggi in questo pianeta. Questo è ciò che sto cercando di fare e spero che mi aiuterete”. 

CORRELAZIONI CONCLUSIVE CON IL MONDO UMANO

Coi suoi studi Jane Goodall ci fa capire che più si occupava di scimpanzé più si rendeva conto che noi umani non siamo poi così diversi dagli animali come pensavamo. Siamo distinti poiché siamo più intelligenti e dotati di parola: abbiamo un linguaggio parlato estremamente complesso che ci permette di capirci su svariati racconti e analisi che ne derivano. Possiamo poi pianificare il futuro e maturare le nostre idee grazie al dialogo. Abbiamo avuto un percorso evolutivo diverso.

Da questo deriviamo aspetti, come già messo in evidenza, che ci fanno trarre conclusioni valide da un punto di vista neuroscientifico e sono:

  1. La capacità da parte degli scimpanzè di utilizzare oggetti come utensili, come strumenti

Lo abbiamo visto in due occasioni; le scimmie possono usare steli d’erba per raggiungere le termiti nei loro nidi, ed estrarle così da nutrirsene. Inoltre possono costruirsi nidi come veri e proprie tane e letti, basandosi sulle sterpaglie e sui rami di varie dimensioni che raccolgono dall’ambiente e dagli alberi, stazionandoli su biforcazioni arboricole particolari e adatte. 

Sembra che soprattutto per quanto riguarda il primo esempio, gli scimpanzé siano gli unici animali, diversi dall’uomo, in grado di fare ciò, e in questo sono simili a noi dato che fu l’uomo nel corso dell’evoluzione a costruirsi strumenti ad hoc, per mangiare, per cacciare, per abbozzare i primi segni di scrittura etc. 

Per questo Jane Goodall e le sue scoperte appartengono per queste dimostrazioni al mondo delle neuroscienze, essendo le descritte funzioni parte dell’ambito cognitivo 

  1. Le funzioni emotive ed empatiche delle scimmie

Per quanto riguarda i linguaggi che gli scimpanzé sono in grado di esprimere, vediamo che essi sono alla base delle interazioni che si creano tra gli esemplari di volta in volta. Fra loro, come per altre specie, esistono gerarchie ben precise, determinate dal genere e dall’età/forza di ogni individuo. I maschi dominanti mettono in atto lotte ed esibizioni di potenza per poter arrivare alla stabilità del loro ruolo. Esistono anche le femmine dominanti che rispetto alle altre esemplari hanno priorità e dominio sul gruppo. Tali linguaggi ed espressività sono sia manifestazione di potere sia dimostrazione e consolidamento dei ruoli che si creano, gestendoli a loro modo. 

Ma oltre a tali ruoli e gerarchie ci sono le espressioni di emozioni e di affetto tra le varie scimmie: come la Goodall mette in evidenza esse tra loro stanno vicine, fanno il grooming, si danno la mano, si baciano, si abbracciano… sanno manifestare le loro emozioni a livello di gestualità, e di mimica facciale. 

In tali aspetti finora descritti le scimmie si avvicinano nuovamente all’uomo: intanto sono integrate tra loro e tra loro interagiscono molto spesso, e lo fanno tramite una gestualità e una modalità di linguaggio che tra tutti gli animali sembra solo il nostro genere possa esprimere. Inoltre a livello di emozioni quindi di sensibilità, sono similmente pari a noi: ne hanno molte e altrettante ne possono e ne sanno esprimere. 

Quindi da un punto di vista neuroscientifico potremmo considerare gli scimpanzé come una fase di evoluzione, la più vicina alla nostra. Questo ci permette sia di capire meglio come siamo arrivati alla nostra estrema variabilità cognitivo-espressiva, sia più estesamente di considerare le scimmie come animali capaci di essere felici o anche di soffrire, di vivere pienamente la loro esistenza, di relazionarsi adeguatamente tra loro e in quanto tali sono da rispettare e da salvaguardare più di quanto fino ad ora non sia già fatto e possibile.

  1. Un terzo aspetto molto importante è quello dell’attaccamento e dell’allevamento della prole. 

Le femmine di scimpanzè sembrano così capaci di accudire i propri figli in modo tale che anche la stessa Goodall per i primi anni di vita di suo figlio Grab applicò molti dei sistemi di cura visti dalle scimmie.

L’allattamento avviene in base alle esigenze della prole, ai ritmi delle necessità del neonato. 

La fase di attaccamento dura almeno fino ai 6 anni, in realtà è un legame che continua per tutta la vita dato che le femmine vivono circondate dai propri figli anche oltre la loro adolescenza. 

Spesso una madre oltre al neonato è avvicinata dai suoi figli più giovani, soprattutto le femmine ma come già detto anche dalle femmine figlie di altre madri: queste giovani esemplari non fanno altro che imparare i comportamenti materni e si abituano pure ai bisogni dei neonati. Aiutano nella gestione del piccolo ma soprattutto attuano un contatto formativo. 

Un figlio può essere semi-autonomo dai 3 anni. La scienziata lo lascia intendere poiché ha visto varie volte cuccioli orfani di madre di quell’età, e spesso erano accuditi dalle sorelle, a volte anche da fratelli maschi. Tali cuccioli però, per mancanza della madre, erano visibilmente depressi e come rallentati negli apprendimenti.

Tali aspetti di attaccamento ci fanno capire meglio anche l’attaccamento umano tra genitori e prole, così come la genitorialità, trattandosi di comportamenti tuttora oggetto di studio in ambito psicologico: sono fenomeni in parte innati, in parte che si apprendono più si sta in contatto con i propri figli il cui feedback emotivo rappresenta la base su cui elaborare risposte adeguate. 

La tecnica della ricompensa che le scimmie attuano, era applicata dalla stessa Goodall con suo figlio: dopo una regola, un contatto affettuoso può rinforzare il comportamento migliore. 

Abbiamo quindi visto come le popolazioni di scimmie siano un ambito di studio che ci aiuta a capire meglio noi stessi come genere, anche da un punto di vista neuroscientifico. Inoltre sono parte di una fauna che per quanto nota non è ancora conosciuta in molti aspetti e che invece non sempre vede rispettati i propri diritti vitali: è invece essenziale tutelare ogni specie animale e ogni vivente del pianeta, per salvaguardare la vita sul pianeta Terra stessa nel suo straordinario insieme.

Il messaggio conclusivo che condividiamo con la Goodall recita che: “se noi tutti iniziamo ad ascoltare e ad aiutare allora sicuramente insieme potremo rendere il mondo un posto migliore -per vivere- per tutte le creature”. 

BIBLIOGRAFIA

La Mia vita con gli scimpanzé, Una storia dalla parte degli animali, J Goodall, Zanichelli (libro), 1988-1996-2014

L’ombra dell’uomo, J Goodall, Castelvecchi i Timoni ed., 1971-1988-2014 (libro)

Jane Goodall – Una vita con gli scimpanzé – National Geographic (documentario)

Dora Dragoni Divrak

Dora Dragoni Divrak

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