Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

Cenni Sullo Sviluppo Del Linguaggio Nell’Autismo

Lo sviluppo del linguaggio nelle persone autistiche segue traiettorie molto più varie di quanto la descrizione classica lasci intendere. Ed è l’area in cui gli interventi precoci hanno prodotto i risultati più solidi. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Il riferimento per una valutazione è il servizio di neuropsichiatria infantile o un centro specializzato. […]

Psicolab — Cenni Sullo Sviluppo Del Linguaggio Nell’Autismo
Lo sviluppo del linguaggio nelle persone autistiche segue traiettorie molto più varie di quanto la descrizione classica lasci intendere. Ed è l’area in cui gli interventi precoci hanno prodotto i risultati più solidi.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Il riferimento per una valutazione è il servizio di neuropsichiatria infantile o un centro specializzato.

Non un profilo, molti profili

La prima correzione riguarda l’idea di un quadro unico.

Nello spettro autistico le competenze linguistiche variano da un’assenza di linguaggio verbale funzionale a un linguaggio formalmente ricco e complesso. Le due situazioni richiedono interventi completamente diversi.

Va precisato che una quota di persone autistiche resta con linguaggio verbale minimo, e che questo non implica assenza di comprensione né di capacità cognitive: la sottostima delle competenze in chi non parla è un errore documentato, con conseguenze educative rilevanti.

All’estremo opposto, la presenza di un vocabolario ampio non garantisce competenza comunicativa: la difficoltà può riguardare l’uso del linguaggio nel contesto, la pragmatica, più della sua forma.

Dove sta la difficoltà specifica

Gli elementi ricorrenti sono stati descritti con precisione.

La pragmatica: prendere e cedere il turno, cogliere l’implicito, adattare il registro all’interlocutore, interpretare ironia e figure di linguaggio.

L’ecolalia: la ripetizione di frasi udite. È stata a lungo considerata un sintomo privo di funzione, mentre oggi è riconosciuta come avente spesso un valore comunicativo (richiesta, autoregolazione, partecipazione) e come una possibile tappa verso il linguaggio spontaneo.

L’uso dei pronomi e dei riferimenti, che richiede di assumere la prospettiva dell’interlocutore.

Va aggiunto un elemento che la ricerca più recente ha reso centrale: le difficoltà di comprensione fra persone autistiche e non autistiche sono reciproche, non un deficit unilaterale. Gli studi mostrano che la comunicazione fra persone autistiche funziona bene: il problema si colloca nell’incontro fra modi diversi, non solo in uno dei due.

Cosa funziona

Gli interventi con evidenze migliori condividono alcune caratteristiche.

  • L’intervento precoce, con esiti migliori quanto prima inizia.
  • Gli approcci naturalistici centrati sullo sviluppo, che lavorano nelle interazioni quotidiane e seguono l’iniziativa del bambino, hanno evidenze consistenti su comunicazione e linguaggio.
  • Il coinvolgimento dei genitori, che nelle sintesi risulta uno degli elementi più efficaci.
  • La comunicazione aumentativa e alternativa (immagini, dispositivi, segni) con un dato importante: non ostacola lo sviluppo del linguaggio verbale, e anzi in diversi studi lo favorisce. È il timore più diffuso fra i genitori, e non è fondato.

Va segnalato ciò che non ha supporto: le diete di eliminazione, le terapie chelanti, l’ossigenoterapia iperbarica e diversi trattamenti proposti come cure. Alcuni comportano rischi documentati, ed è opportuno diffidare di chiunque prometta di far scomparire l’autismo.

Un cambiamento di prospettiva

Negli ultimi anni il modo di descrivere questi obiettivi è cambiato, per ragioni argomentate dalle persone direttamente interessate.

L’obiettivo condiviso non è più rendere il bambino indistinguibile dai coetanei, ma metterlo in condizione di comunicare efficacemente: con qualunque modalità.

Una parte della comunità autistica ha criticato gli interventi centrati sulla soppressione dei comportamenti autistici, e alcuni studi hanno associato lo sforzo di mascherare le proprie caratteristiche a maggiore disagio psicologico.

Ne segue una formulazione più utile: si lavora sulle competenze che ampliano le possibilità della persona, non su quelle che la rendono più conforme alle aspettative altrui.

Sul linguaggio, per coerenza: una quota consistente di persone autistiche preferisce l’espressione persona autistica a «persona con autismo». La regola più semplice resta chiedere.

Domande frequenti

Tutte le persone autistiche hanno difficolta di linguaggio?

No: le competenze variano dall’assenza di linguaggio verbale a un linguaggio formalmente ricco. La difficolta puo riguardare l’uso nel contesto piu della forma.

Chi non parla non capisce?

No: il linguaggio verbale minimo non implica assenza di comprensione o di capacita cognitive, e la sottostima delle competenze e un errore documentato.

La comunicazione per immagini ostacola il linguaggio verbale?

No: e il timore piu diffuso fra i genitori e non e fondato. In diversi studi la comunicazione aumentativa favorisce lo sviluppo verbale.

Qual e l’obiettivo di un intervento?

Mettere la persona in condizione di comunicare efficacemente con qualunque modalita, non renderla indistinguibile dai coetanei.

Nello spettro autistico le competenze linguistiche variano enormemente, e il linguaggio verbale minimo non implica assenza di comprensione. La difficolta piu caratteristica riguarda l’uso del linguaggio nel contesto, e l’incomprensione fra persone autistiche e non autistiche e reciproca. Cio che funziona e l’intervento precoce, naturalistico e con i genitori, e la comunicazione per immagini non ostacola il linguaggio verbale. L’obiettivo e comunicare, non apparire conformi.
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