Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

Superamento del Disagio Giovanile nella Scuola dell’Alfabetizzazione Emotiva e della Creatività

Molti giovani vivono un senso di vuoto e un futuro percepito come minaccia, rifugiandosi in un eterno presente. La scuola può fare la differenza, ma a una condizione: mettere al centro le emozioni e la creatività. Perché non c’è vero apprendimento senza riconoscimento, e non c’è crescita senza un futuro in cui credere. Il vuoto […]

Psicolab — Superamento del Disagio Giovanile nella Scuola dell’Alfabetizzazione Emotiva e della Creatività
Molti giovani vivono un senso di vuoto e un futuro percepito come minaccia, rifugiandosi in un eterno presente. La scuola può fare la differenza, ma a una condizione: mettere al centro le emozioni e la creatività. Perché non c’è vero apprendimento senza riconoscimento, e non c’è crescita senza un futuro in cui credere.

Il vuoto e la fuga nel presente

Una parte del mondo giovanile appare oggi “svuotata dal di dentro”: senza sogni, senza attese capaci di colmare quel vuoto. Il futuro si presenta come minaccioso e angosciante, e per questo molti preferiscono vivere in un apparente eterno presente, che si concretizza nella cultura del consumo quotidiano, di oggetti e, a volte, di relazioni.

Il filosofo Umberto Galimberti ha descritto questo disagio come radicato in una condizione culturale più ampia, in cui il tramonto di certi valori tradizionali non è stato compensato da nuovi punti di riferimento, se non dal benessere materiale. In passato valori come la famiglia, la comunità, i progetti di vita fungevano da legame tra il presente della persona e un futuro immaginato come migliore. Il superamento di posizioni chiuse e intolleranti è stato un progresso; ma la rottura con quel patrimonio, non sostituito da altro, ha lasciato molti giovani immersi in un contesto che ne svaluta capacità e potenzialità. Se al futuro non si attribuisce più alcun ruolo costruttivo, si finisce per vivere solo l’oggi, l’attimo che fugge.

Quando la scuola diventa un “parcheggio”

La scuola riflette chiaramente questa visione scettica del futuro. Quando diventa la dimora di un pessimismo pedagogico latente, rischia di imporre agli allievi una condizione di “parcheggio”: uno stato cronico di inerzia e demotivazione verso programmi e attività, e di chiusura nell’instaurare relazioni autentiche con insegnanti e compagni.

Secondo Galimberti, in molti adolescenti non avviene più quel passaggio naturale dall’amore centrato su di sé all’investimento affettivo verso gli altri e il mondo. Senza questo passaggio, si rischia di studiare con motivazioni puramente utilitaristiche, in un’educazione orientata alla sola sopravvivenza: con l’idea implicita che “ci si salva da soli” e un conseguente indebolimento dei legami emotivi e sociali.

Alfabetizzazione emotiva: conoscere sé stessi

Presi dalla frenesia di vivere l’attimo, molti giovani non hanno il tempo di ripiegare su sé stessi, di indagare in profondità, di interrogarsi su ciò che davvero vorrebbero essere. Ecco perché l’obiettivo a cui la scuola dovrebbe puntare è, in fondo, l’antico “conosci te stesso”, focalizzando la programmazione anzitutto sull’alfabetizzazione emotiva.

Questo richiede agli insegnanti la capacità di leggere le emozioni dei propri allievi e di incanalarle in interessi e progetti, all’interno di un dialogo pedagogico in cui il ragazzo si senta pienamente riconosciuto per ciò che è, con i suoi limiti e le sue possibilità. Solo dopo il riconoscimento da parte dell’altro possono nascere l’autoaccettazione e la fiducia in sé che portano alla costruzione dell’identità. La consapevolezza di essere accettati è come un seme che rende fertile il terreno della buona volontà di impegnarsi e apprendere.

Non si dà infatti apprendimento senza gratificazione emotiva: trascurare l’emotività è il rischio maggiore che uno studente corre a scuola. Se i grandi modelli culturali restano contenuti della mente senza diventare “spunti formativi del cuore”, il sapere non compie il suo compito. Il sapere trasmesso a scuola non deve comprimere l’energia emotiva dei ragazzi, ma porsi al suo servizio, per darle espressione in scenari, progetti e interessi.

La creatività come risorsa

Accanto alle emozioni, va dato spazio a una componente a lungo trascurata dalla didattica: la creatività, che richiede un pensiero flessibile e fluido. Come ha osservato la psicologa Anna Oliverio Ferraris, il pensiero creativo può emergere solo dall’interazione di tre ingredienti:

  • l’individuo, con le sue potenzialità e abilità;
  • il bagaglio di conoscenze e di pratica accumulato negli anni formativi, in un clima aperto all’iniziativa, all’esplorazione e alla riflessione;
  • l’ambiente, cioè l’insieme di persone e istituzioni che forniscono stimoli, opportunità e riconoscimenti, alla base di una società intellettualmente vivace.

Si comprende allora quanto sia arduo il compito di educatori e pedagogisti, in un contesto che offre pochi stimoli al pensiero libero, spesso deformato precocemente dalla logica utilitaristica e consumistica.

Ozio creativo e saggezza

Il sociologo Domenico De Masi ha sostenuto che solo lo sviluppo creativo può garantire il miglioramento del singolo e dell’intera società, perché siamo tutti parte di un sistema integrato in cui ogni parte incide sul tutto. La scuola, in questa visione, dovrebbe essere il luogo dell’“ozio creativo”: la capacità di non separare più lavoro, studio e gioco, ma di unirli (lavorare per produrre valore, studiare per produrre conoscenza, giocare per produrre allegria) in una didattica che fonda dimensione emotiva e razionale.

Perché la creatività sia davvero costruttiva, però, deve accompagnarsi a saggezza ed equilibrio: dare il giusto valore e il giusto ordine alle cose, considerando importanti quelle davvero importanti e secondarie quelle secondarie. Significa, in fondo, rovesciare uno stile di vita fatto di frenesia e di rigido senso del dovere, per riscoprire valori come l’introspezione, l’amicizia, la bellezza, la solidarietà e la creatività. È da qui che può partire il superamento del disagio giovanile: non da un futuro imposto, ma da un presente in cui i ragazzi si sentano riconosciuti, capaci e liberi di immaginare.

Domande frequenti

Da cosa nasce il disagio giovanile secondo questa prospettiva?

Da un senso di vuoto e da una visione del futuro come minaccia. Il tramonto di valori tradizionali non è stato compensato da nuovi riferimenti, se non dal benessere materiale. In un contesto che svaluta le loro potenzialità, molti giovani rinunciano a progettare il futuro e vivono solo il presente.

Cos’è l’alfabetizzazione emotiva?

È l’educazione a riconoscere e comprendere le proprie emozioni. A scuola richiede insegnanti capaci di leggere i vissuti degli allievi e di incanalarli in interessi e progetti, facendo sentire ogni ragazzo riconosciuto. È il presupposto dell’autoaccettazione, della fiducia in sé e della costruzione dell’identità.

Perché la creatività è così importante nell’educazione?

Perché sviluppa un pensiero flessibile e fluido e sostiene la crescita del singolo e della società. Emerge dall’interazione tra l’individuo, il suo bagaglio di conoscenze e un ambiente ricco di stimoli. Va però accompagnata da saggezza ed equilibrio, per dare il giusto valore alle cose.

Cos’è l'”ozio creativo” di De Masi?

È la capacità di non separare più lavoro, studio e gioco, ma di unirli: lavorare per produrre valore, studiare per produrre conoscenza, giocare per produrre allegria. Applicato alla scuola, significa una didattica che fonde dimensione emotiva e razionale, superando la sola logica del profitto.

Molti giovani vivono un senso di vuoto e percepiscono il futuro come una minaccia, rifugiandosi in un eterno presente consumistico. Galimberti lega questo disagio al tramonto di valori non sostituiti da nuovi riferimenti. La scuola rischia di diventare un “parcheggio” di demotivazione, ma può fare la differenza mettendo al centro l’alfabetizzazione emotiva: non c’è apprendimento senza gratificazione emotiva e senza riconoscimento dell’allievo, presupposto dell’autoaccettazione e dell’identità. Accanto alle emozioni serve la creatività, che nasce dall’interazione tra individuo, conoscenze e ambiente stimolante. De Masi propone l'”ozio creativo”, che unisce lavoro, studio e gioco, accompagnato da saggezza ed equilibrio. Il superamento del disagio parte da un presente in cui i ragazzi si sentano riconosciuti, capaci e liberi di immaginare il futuro.
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