Come funziona il ricordo
Il modello sostenuto dai dati è quello ricostruttivo: ogni recupero è una ricostruzione a partire da tracce parziali, integrata con conoscenze generali, aspettative e informazioni acquisite dopo l’evento.
Ne segue che il ricordo può cambiare nel tempo senza che la persona se ne accorga, e che la sensazione di ricordare bene non è un indicatore di accuratezza.
L’informazione successiva all’evento (una domanda formulata in un certo modo, il racconto di un altro testimone, una notizia letta) viene incorporata nel ricordo e diventa indistinguibile dalla parte originale.
Va segnalato il risultato più impressionante di quest’area: è possibile indurre sperimentalmente ricordi dettagliati e convinti di eventi mai accaduti, in una quota non trascurabile dei partecipanti, con tecniche relativamente semplici.
Cosa non predice l’accuratezza
Alcuni indicatori intuitivi si rivelano fuorvianti.
La sicurezza dichiarata: la relazione fra fiducia e accuratezza è più debole di quanto si creda, e soprattutto la fiducia aumenta con le ripetizioni e con le conferme ricevute, mentre l’accuratezza no. Un testimone molto sicuro al processo può esserlo diventato dopo.
La ricchezza di dettagli, che non distingue i ricordi autentici da quelli indotti.
L’emozione associata: i ricordi di eventi molto emotivi sono vissuti come vividi e certi, ma gli studi mostrano che contengono errori come gli altri.
Va aggiunto un elemento sulla percezione durante l’evento: sotto minaccia l’attenzione si restringe sugli elementi centrali a scapito del contesto, e la presenza di un’arma riduce l’accuratezza nel riconoscimento del volto.
Le fonti di errore documentate
Nel percorso che porta dalla percezione alla testimonianza, alcuni passaggi sono critici.
Le domande suggestive, che introducono informazioni poi incorporate. È il fattore su cui si può intervenire di più.
Le ripetizioni del racconto in contesti diversi, che consolidano la versione riferita anziché il ricordo originale.
Il riconoscimento di persone: l’effetto dell’altra etnia riduce l’accuratezza con volti di gruppi meno frequentati, e le procedure di identificazione mal condotte possono produrre falsi riconoscimenti stabili.
E il riscontro dopo l’identificazione: una conferma, anche informale, aumenta la sicurezza del testimone e la vividezza riferita del ricordo. È documentato, e ha conseguenze dirette sul valore probatorio.
Va segnalato il caso dei minori: possono fornire testimonianze accurate se interrogati correttamente, ma sono più suggestionabili, e le regole per l’ascolto sono definite da protocolli validati.
Cosa riduce l’errore
- Il racconto libero con domande aperte prima di qualunque domanda specifica: produce meno informazioni ma molto più accurate.
- La registrazione integrale, che consente di verificare come le informazioni sono emerse.
- Procedure di identificazione condotte da chi non conosce l’ipotesi investigativa.
- La raccolta della sicurezza dichiarata subito, prima di qualunque riscontro: è quel dato, non quello successivo, ad avere valore.
- Evitare il contatto fra testimoni e l’esposizione a informazioni sul caso.
Un’ultima precisazione necessaria: dire che la memoria è fallibile non significa che i testimoni mentano né che le testimonianze non valgano. Significa che sono prove come le altre, con margini di errore noti, e che vanno raccolte con metodi che li riducono anziché amplificarli.
Domande frequenti
La memoria registra gli eventi?
No: li ricostruisce a ogni recupero, integrando tracce parziali con aspettative e informazioni acquisite dopo l’evento.
Un testimone sicuro e piu attendibile?
Non necessariamente: la fiducia aumenta con ripetizioni e conferme ricevute, mentre l’accuratezza no. Conta la sicurezza dichiarata subito.
I ricordi molto emotivi sono piu accurati?
Sono vissuti come piu vividi e certi, ma contengono errori come gli altri.
Cosa riduce l’errore nelle testimonianze?
Racconto libero con domande aperte, registrazione integrale, procedure di identificazione condotte alla cieca e raccolta immediata della sicurezza dichiarata.
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