Cosa alimenta l’ostilità online
I fattori con supporto empirico sono identificabili, e nessuno riguarda una generazione in particolare.
L’identità di gruppo: quando un’opinione diventa segno di appartenenza, l’ostilità verso chi la contesta smette di riguardare il contenuto e diventa difesa del proprio gruppo. È il meccanismo centrale.
L’indignazione morale: i contenuti che la suscitano si diffondono di più, e le reazioni ricevute la rinforzano. L’ambiente seleziona per intensità, e l’espressione di ostilità viene premiata da un riscontro immediato e visibile.
L’assenza di segnali di ritorno: mancano le espressioni facciali e le pause che nella conversazione dal vivo interrompono l’escalation. Non è disumanizzazione: è mancanza di informazione correttiva.
La percezione distorta delle norme: si sovrastima quanto gli altri approvino l’ostilità, perché ciò che si vede è selezionato. E la norma percepita orienta il comportamento più di quella reale.
Va segnalato un risultato che ridimensiona l’anonimato: i contenuti ostili vengono prodotti in larga parte da profili identificabili, e l’anonimato non è il fattore determinante che si suppone.
Cosa la ricerca contraddice
Alcune affermazioni molto ripetute non reggono.
Che le persone ostili online lo siano perché disinibite dal mezzo: gli studi indicano piuttosto che chi è ostile online tende a esserlo anche altrove, e che il mezzo amplifica la visibilità più di quanto crei l’ostilità.
Che sia un fenomeno generazionale: non ci sono dati che sostengano un aumento dell’aggressività nelle nuove generazioni, e la partecipazione a dinamiche ostili attraversa tutte le fasce d’età.
Che le bolle informative spieghino la polarizzazione: la ricerca è più sfumata, l’esposizione a opinioni diverse online è spesso maggiore che offline, e alcuni esperimenti su larga scala hanno mostrato effetti limitati delle modifiche algoritmiche.
Va anzi riportato un risultato controintuitivo: in alcuni studi l’esposizione a opinioni opposte aumenta la polarizzazione anziché ridurla, perché viene elaborata come attacco all’identità.
Cosa riduce l’ostilità
Gli interventi con qualche evidenza sono precisi.
Il contatto diretto e cooperativo fra membri di gruppi diversi resta l’intervento con gli effetti maggiori sui pregiudizi, ed è il risultato più consistente della psicologia sociale.
La correzione delle norme percepite: mostrare che l’ostilità è meno approvata di quanto si creda riduce i comportamenti ostili. È economico e misurabile.
L’attrito: introdurre un passaggio prima della pubblicazione (un invito a rileggere, un ritardo) riduce i contenuti ostili in modo documentato.
Il prebunking: anticipare le tecniche con cui la disinformazione e la manipolazione emotiva operano protegge meglio della correzione successiva.
E l’intervento degli spettatori, che è il fattore su cui si può incidere di più: la maggioranza disapprova e tace, e il silenzio viene letto da tutti come consenso.
Cosa si può fare
- Riconoscere la propria indignazione come segnale: è precisamente ciò su cui i contenuti meno affidabili selezionano.
- Non rispondere all’ostilità con l’ostilità: alimenta l’escalation e fornisce la visibilità cercata.
- Intervenire quando si assiste, anche solo esprimendo dissenso: cambia la norma percepita da tutti i presenti.
- Verificare prima di condividere, perché la correzione successiva lascia una traccia che non si cancella.
- E con i ragazzi, parlare di cosa fare quando si assiste, non solo di cosa non fare: è la parte con le evidenze migliori.
Domande frequenti
L’anonimato e la causa dell’odio online?
No: i contenuti ostili vengono prodotti in larga parte da profili identificabili, e l’anonimato non e il fattore determinante.
E un fenomeno generazionale?
Non ci sono dati che sostengano un aumento dell’aggressivita nelle nuove generazioni: la partecipazione attraversa tutte le fasce d’eta.
Esporsi a opinioni diverse riduce la polarizzazione?
Non necessariamente: in alcuni studi la aumenta, perche l’esposizione viene elaborata come attacco all’identita.
Cosa riduce l’ostilita?
Il contatto cooperativo fra gruppi, la correzione delle norme percepite, l’attrito prima della pubblicazione e l’intervento di chi assiste.
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