Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

L’odio e l’ipertecnologismo generazionale

L’odio online viene spiegato con la disumanizzazione prodotta dallo schermo. È una spiegazione parziale: i meccanismi documentati sono altri, e alcuni contraddicono l’immagine corrente. Articolo divulgativo di psicologia sociale. Per contenuti d’odio o molestie online e possibile segnalare alle piattaforme e alla Polizia postale. Emergenze: 112. Telefono Azzurro: 19696. Cosa alimenta l’ostilità online I fattori […]

L’odio e l’ipertecnologismo generazionale
L’odio online viene spiegato con la disumanizzazione prodotta dallo schermo. È una spiegazione parziale: i meccanismi documentati sono altri, e alcuni contraddicono l’immagine corrente.
Articolo divulgativo di psicologia sociale. Per contenuti d’odio o molestie online e possibile segnalare alle piattaforme e alla Polizia postale. Emergenze: 112. Telefono Azzurro: 19696.

Cosa alimenta l’ostilità online

I fattori con supporto empirico sono identificabili, e nessuno riguarda una generazione in particolare.

L’identità di gruppo: quando un’opinione diventa segno di appartenenza, l’ostilità verso chi la contesta smette di riguardare il contenuto e diventa difesa del proprio gruppo. È il meccanismo centrale.

L’indignazione morale: i contenuti che la suscitano si diffondono di più, e le reazioni ricevute la rinforzano. L’ambiente seleziona per intensità, e l’espressione di ostilità viene premiata da un riscontro immediato e visibile.

L’assenza di segnali di ritorno: mancano le espressioni facciali e le pause che nella conversazione dal vivo interrompono l’escalation. Non è disumanizzazione: è mancanza di informazione correttiva.

La percezione distorta delle norme: si sovrastima quanto gli altri approvino l’ostilità, perché ciò che si vede è selezionato. E la norma percepita orienta il comportamento più di quella reale.

Va segnalato un risultato che ridimensiona l’anonimato: i contenuti ostili vengono prodotti in larga parte da profili identificabili, e l’anonimato non è il fattore determinante che si suppone.

Cosa la ricerca contraddice

Alcune affermazioni molto ripetute non reggono.

Che le persone ostili online lo siano perché disinibite dal mezzo: gli studi indicano piuttosto che chi è ostile online tende a esserlo anche altrove, e che il mezzo amplifica la visibilità più di quanto crei l’ostilità.

Che sia un fenomeno generazionale: non ci sono dati che sostengano un aumento dell’aggressività nelle nuove generazioni, e la partecipazione a dinamiche ostili attraversa tutte le fasce d’età.

Che le bolle informative spieghino la polarizzazione: la ricerca è più sfumata, l’esposizione a opinioni diverse online è spesso maggiore che offline, e alcuni esperimenti su larga scala hanno mostrato effetti limitati delle modifiche algoritmiche.

Va anzi riportato un risultato controintuitivo: in alcuni studi l’esposizione a opinioni opposte aumenta la polarizzazione anziché ridurla, perché viene elaborata come attacco all’identità.

Cosa riduce l’ostilità

Gli interventi con qualche evidenza sono precisi.

Il contatto diretto e cooperativo fra membri di gruppi diversi resta l’intervento con gli effetti maggiori sui pregiudizi, ed è il risultato più consistente della psicologia sociale.

La correzione delle norme percepite: mostrare che l’ostilità è meno approvata di quanto si creda riduce i comportamenti ostili. È economico e misurabile.

L’attrito: introdurre un passaggio prima della pubblicazione (un invito a rileggere, un ritardo) riduce i contenuti ostili in modo documentato.

Il prebunking: anticipare le tecniche con cui la disinformazione e la manipolazione emotiva operano protegge meglio della correzione successiva.

E l’intervento degli spettatori, che è il fattore su cui si può incidere di più: la maggioranza disapprova e tace, e il silenzio viene letto da tutti come consenso.

Cosa si può fare

  • Riconoscere la propria indignazione come segnale: è precisamente ciò su cui i contenuti meno affidabili selezionano.
  • Non rispondere all’ostilità con l’ostilità: alimenta l’escalation e fornisce la visibilità cercata.
  • Intervenire quando si assiste, anche solo esprimendo dissenso: cambia la norma percepita da tutti i presenti.
  • Verificare prima di condividere, perché la correzione successiva lascia una traccia che non si cancella.
  • E con i ragazzi, parlare di cosa fare quando si assiste, non solo di cosa non fare: è la parte con le evidenze migliori.

Domande frequenti

L’anonimato e la causa dell’odio online?

No: i contenuti ostili vengono prodotti in larga parte da profili identificabili, e l’anonimato non e il fattore determinante.

E un fenomeno generazionale?

Non ci sono dati che sostengano un aumento dell’aggressivita nelle nuove generazioni: la partecipazione attraversa tutte le fasce d’eta.

Esporsi a opinioni diverse riduce la polarizzazione?

Non necessariamente: in alcuni studi la aumenta, perche l’esposizione viene elaborata come attacco all’identita.

Cosa riduce l’ostilita?

Il contatto cooperativo fra gruppi, la correzione delle norme percepite, l’attrito prima della pubblicazione e l’intervento di chi assiste.

L’ostilita online dipende da identita di gruppo, indignazione premiata dal riscontro, assenza di segnali correttivi e norme percepite distorte, non dall’anonimato ne da una generazione. L’esposizione a opinioni opposte puo aumentare la polarizzazione anziche ridurla. Cio che funziona e il contatto cooperativo, la correzione delle norme, l’attrito prima di pubblicare e soprattutto l’intervento di chi assiste.
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