I timori infondati
Cominciamo da ciò che è stato smentito, perché è la parte che orienta le decisioni delle famiglie.
Il bilinguismo non causa ritardi del linguaggio. È il punto più importante, ed è ben stabilito: i bambini bilingui raggiungono le tappe fondamentali negli stessi tempi dei monolingui.
Il bilinguismo non causa né peggiora i disturbi del linguaggio. Un bambino con un disturbo lo avrebbe anche crescendo con una sola lingua, e ridurre l’esposizione a una lingua non lo migliora.
La mescolanza delle lingue non è confusione: è un fenomeno normale e regolato, osservabile anche negli adulti bilingui competenti.
Va precisato un elemento che genera falsi allarmi: il vocabolario in ciascuna lingua presa singolarmente può essere inferiore, mentre il vocabolario complessivo è comparabile. Valutare un bambino bilingue in una sola lingua produce sottostime sistematiche, ed è un errore documentato in ambito diagnostico.
I benefici, ridimensionati
Anche l’entusiasmo va corretto.
L’idea di un vantaggio cognitivo generale del bilinguismo (funzioni esecutive migliori, maggiore controllo attentivo) è stata fortemente ridimensionata. Le repliche su campioni ampi non lo hanno confermato, ed è emerso un problema di pubblicazione selettiva degli studi con risultati positivi.
Resta più sostenuto un effetto sul ritardo dell’esordio dei sintomi nelle demenze, riconducibile alla riserva cognitiva, ma anche qui i risultati non sono uniformi.
Sono invece solidi i benefici che non hanno bisogno della psicologia per essere riconosciuti: la comunicazione con la famiglia estesa, l’accesso a una cultura, e le opportunità che una lingua in più comporta.
Ne segue il criterio pratico: il bilinguismo va scelto per le sue ragioni reali (famigliari, culturali, pratiche) non per un potenziamento cognitivo che i dati non garantiscono.
Cosa serve perché funzioni
Le condizioni sono note e più semplici di quanto si tema.
La quantità di esposizione: è il fattore più consistente. Serve un’esposizione sufficiente in ciascuna lingua, e le stime indicano che sotto una certa soglia di tempo l’acquisizione risulta molto più lenta.
La qualità: interazione reciproca con persone reali, non esposizione passiva. Gli schermi non producono acquisizione linguistica nei primi anni.
La varietà di interlocutori e contesti, che è ciò che consente di usare la lingua per scopi diversi.
Va segnalato ciò che non è necessario: la regola secondo cui ogni persona debba parlare sempre e solo una lingua è una strategia possibile, non un requisito. I dati indicano che funzionano anche altre organizzazioni, purché l’esposizione sia sufficiente.
Va aggiunto un dato sulla lingua di famiglia: è quella che si perde più facilmente quando la scuola e l’ambiente usano un’altra lingua, e la sua perdita ha costi documentati sulla comunicazione familiare. Sostenerla è la parte che richiede più impegno consapevole.
Cosa fare in pratica
- Parlare al bambino nella lingua in cui ci si esprime meglio: la ricchezza dell’input conta più della lingua scelta.
- Non ridurre una lingua «per non confonderlo»: non c’è confusione da evitare.
- Se compare un dubbio sullo sviluppo, chiedere una valutazione che consideri tutte le lingue del bambino, condotta da professionisti che conoscano il bilinguismo.
- Non attribuire al bilinguismo ciò che potrebbe essere un disturbo: è la causa più frequente di ritardo diagnostico nei bambini plurilingui.
- E dare valore alla lingua di famiglia anche quando è minoritaria: il suo abbandono è spesso irreversibile e i suoi costi relazionali sono reali.
Domande frequenti
Il bilinguismo ritarda il linguaggio?
No. I bambini bilingui raggiungono le tappe fondamentali negli stessi tempi dei monolingui, e il bilinguismo non causa ne peggiora i disturbi.
Rende piu intelligenti?
Il vantaggio cognitivo generale e stato fortemente ridimensionato dalle repliche. I benefici reali sono comunicativi, culturali e pratici.
Mescolare le lingue e un problema?
No: e un fenomeno normale e regolato, presente anche negli adulti bilingui competenti.
Serve che ogni genitore parli una sola lingua?
E una strategia possibile, non un requisito. Cio che conta e la quantita e la qualita dell’esposizione in ciascuna lingua.
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