Perché non basta un gruppo di bravi individui
Nelle imprese di oggi il modello di lavoro individualistico non è più vincente. Qualunque sia il settore, il mercato chiede insieme flessibilità e specializzazione: due qualità che difficilmente convivono in una sola persona. Avere un buon team è quindi un requisito fondamentale per restare competitivi.
Non basta però avere individui ben preparati sui singoli argomenti: serve un gruppo di persone che, insieme, sia una squadra, possibilmente vincente. Come nello sport, dove la maggior parte degli allenatori concorda su un punto: l’unità del team, e quindi la coesione interna dei suoi membri, è tra i motivi principali dei buoni risultati. La formazione aziendale ha fatto tesoro di questa lezione, portando dentro l’impresa lo spirito, i valori e la cultura sportiva per rianimare la capacità di fare squadra.
Il rugby come metafora dell’azienda
Il rugby è lo sport di squadra per eccellenza, perché da soli si soccombe sia sul piano del gioco sia su quello fisico. E perché il raggiungimento della meta (il target aziendale) passa dal placcaggio (il superamento degli avversari), dall’analisi del gioco (il resto del mercato) e dalla scelta della strategia migliore.
C’è poi la flessibilità: nel rugby si va avanti passandosi la palla all’indietro, unico sport di squadra con questa caratteristica. Un paradosso che, fin da bambini, impone un continuo riadattamento mentale alla situazione, con tattiche e schemi in perenne divenire. Fare cose naturali diventa difficile sotto la pressione della velocità, degli avversari e persino delle condizioni climatiche: ottimizzare l’intensità con la rapidità dei gesti richiede attenzione e concentrazione costanti.
Il passaggio: responsabilità verso il compagno
Grande importanza è data al passaggio al compagno, che va fatto per il bene della squadra (quando il compagno è in posizione migliore) e non per scaricare su altri le proprie responsabilità. È un gesto etico e insieme pratico: si controlla che il compagno sia ben disposto e pronto a ricevere, senza consegnargli un pallone “avvelenato” mentre gli avversari gli piombano addosso. Il tutto, però, in una frazione di secondo, con la tentazione sempre presente di liberarsi comunque della palla. Una sintesi perfetta di come, sul lavoro, ragionamento e rapidità decisionale debbano convivere.
I principi che valgono anche in ufficio
I principi di questo sport: motivazione, avanzamento, sostegno, lavoro di squadra, leadership: sono fondamentali anche nel mondo del lavoro. Non a caso si organizza formazione per manager sui campi da rugby, magliette a righe e scarpe da gioco comprese. Perché il rugby impone la capacità di autodeterminarsi dentro un gruppo e di sapersi relazionare con gli altri, compagni e avversari, dei quali va conquistato il rispetto.
Al centro c’è la differenza tra autorevolezza e autoritarietà: nessuno mette la testa in una mischia per proteggerti se non ti stima, e nessuno lo fa perché glielo hai ordinato. Ci si sacrifica per il compagno perché se ne condividono obiettivi e sforzi, per il senso di appartenenza alla maglia. È un motore interiore, non un’imposizione dall’alto.
Altro principio condiviso con le aziende è l’importanza delle regole e il rispetto di chi le fa applicare: l’arbitro non viene mai contestato in campo, ma accettato come uno degli elementi della partita.
Uno sport di contatto e di situazione
Il rugby è definito uno sport “di contatto e di situazione”, due elementi preziosi anche per l’armonia di un gruppo. Di contatto, perché il confronto fisico è una costante del gioco; di situazione, perché conta sempre di più la capacità di leggere il contesto momentaneo in cui ogni fase si sviluppa. Nel rugby moderno persino la rigida definizione dei ruoli appare riduttiva: ogni giocatore deve saper adattarsi a qualsiasi posizione e a qualsiasi fase di gioco. Aspetti imprescindibili anche in campo lavorativo.
Infine, il rugby dà soddisfazione personale e rinsalda la fiducia in se stessi: chi non pratica sport scopre l’agonismo e capacità che non sapeva di avere, perché il gioco costringe a osare e a superare le proprie credenze autolimitanti. E poi c’è il celebre “terzo tempo”: finita la partita, comunque sia andata, avversari e arbitro seduti insieme a ripercorrere la gara con il sorriso, davanti a qualcosa da bere. Nel nome di uno sport che crea legami duraturi.
Domande frequenti
Perché il rugby è usato nella formazione aziendale?
Perché è una metafora efficace della vita d’impresa: insegna che il risultato (la meta) si raggiunge solo come squadra, superando gli avversari con strategia e sostegno reciproco. I suoi principi (motivazione, avanzamento, lavoro di squadra, leadership) coincidono con quelli richiesti sul lavoro.
Cosa distingue il rugby dagli altri sport di squadra?
È l’unico sport in cui si avanza passando la palla all’indietro: un paradosso che impone continuo riadattamento mentale. È inoltre uno sport “di contatto e di situazione”, in cui conta leggere il contesto e adattarsi a ogni posizione, oltre il rigido schema dei ruoli.
Cosa può imparare un’azienda dallo spirito del rugby?
La differenza tra autorevolezza e autoritarietà: ci si sacrifica per il compagno perché se ne condividono gli obiettivi, non per un ordine ricevuto. E il rispetto delle regole e di chi le applica, come l’arbitro, mai contestato ma accettato come parte del gioco.
Cos’è la formazione outdoor?
È un’attività formativa che porta i gruppi aziendali all’aperto, spesso su un campo sportivo, per sperimentare dinamiche di squadra reali. Fa scoprire capacità nascoste, rinsalda la fiducia in sé e rende i gruppi più coesi, trasferendo poi questi apprendimenti nella vita lavorativa.
Lascia un commento