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Rugby e Team Building

Breve Estratto

Certo, si può fare formazione outdoor portando un gruppo aziendale su un campo da calcio o, con maggiore difficoltà, su una pista da hockey sul ghiaccio. A livello generale tutti gli sport servono per superare la divisone per ruoli e creare, almeno sul momento, entusiasmo e condivisione. Ma con il rugby si riesce a sperimentare tutti quegli elementi che fanno di un gruppo una squadra. Questo sport infatti si rivela un’eccellente metafora per la vita aziendale.
Nelle imprese odierne il modello lavorativo individualistico non è più vincente. In qualunque settore si operi, il mercato richiede sempre più flessibilità ma anche specializzazione: elementi che difficilmente si possono trovare in una sola persona. Avere un buon team quindi è un requisito fondamentale per essere competitivi.
Per questo non basta avere individui ben preparati su determinati argomenti quanto avere un gruppo di persone che insieme sia una squadra… possibilmente vincente.
In molti altri contesti abbiamo assistito ad un sempre maggiore interesse per i fattori psicologici e relazionali come sicuri responsabili del successo. La maggior parte degli allenatori concordano su come l’unità del team, e quindi la coesione interna dei suoi membri, sia uno dei motivi fondamentale alla base dei buoni risultati.
Anche il mondo della formazione aziendale ha fatto tesoro di questi elementi portando la mentalità del team all’interno dell’impresa. Lo spirito, i valori, la cultura sportiva, riescono a rianimare la capacità dei partecipanti di fare squadra orientando il proprio impegno e le prestazioni in modo sinergico con gli altri componenti e in direzione del risultato globale.
Da questo punto di vista il rugby è lo sport di squadra per eccellenza perché da soli si soccombe da un punto di vista di gioco e fisico. E perché il raggiungimento della meta (il target aziendale) prevede il placcaggio (il superamento degli avversari) attraverso l’analisi del gioco (il resto del mercato) e la scelta della migliore strategia.
E poi la flessibilità: a rugby si va sempre avanti passandosi la palla all’indietro, unico sport di squadra con questa caratteristica, un assurdo paradosso che comporta fin da bambini un riadattamento mentale continuo alla situazione, una serie di tattiche, schemi e procedimenti in continuo divenire. E il pallone che “rimbalza sull’erba come una frase di Joyce sulla sintassi”, è Baricco che scrive, impone un’ulteriore dose di attenzione e di focalizzazione, conscia e inconscia, per trovarsi al posto giusto nel momento giusto.
Un’attività che unisce la determinazione di un pugile al servizio dell’abilità di un orologiaio è una bella metafora che spiega la difficoltà tecnica di fare cose naturali che diventano difficili sotto la pressione della velocità e degli avversari, per non parlare delle situazioni climatiche. Ottimizzare l’intensità grazie alla velocità di spostamento e la rapidità dei gesti non è facile, in un “gioco da psiche cubista”.
Estrema importanza poi viene data al passaggio al compagno. Che deve essere fatto per il bene della squadra, cioè se lui è in una posizione migliore e non per chiamarsi fuori dalle responsabilità.
Marco Paolini, l’abusivo del rugby come lui stesso si definisce, non avendo mai giocato davvero, lo descrive mirabilmente: “Prima di tirare il pallone indietro al tuo compagno, devi controllare che lui stia bene, che sia ben disposto, aperto, disponibile, ottimista. Non puoi tirargli un pallone vigliacco che gli arriva assieme a due energumeni che gli fanno del male”. La seconda parte è davvero centrata: “Però, mentre tu fai tutto questo bel ragionamento etico, ce ne sono altri ventinove che ti guardano, di cui quattordici tuoi e quindici no, e di questi tre ti corrono addosso, due grossi e uno piccolo, ma cattivo, e la prima tentazione è di dare il pallone al tuo compagno”.
I principi di questo sport (motivazione, avanzamento, sostegno, lavoro di squadra, leadership… fra gli altri) sono fondamentali anche nel mondo del lavoro: il risultato è che si fa formazione per manager sui campi da rugby, dopo avergli fatto indossare magliette a righe, scarpe da gioco (e in qualche caso paradenti). Perché impone anche la capacità di autodeterminarsi all’interno di un gruppo e di sapersi relazionare con gli altri, compagni di squadra e avversari, dei quali si deve avere il rispetto. Autorevolezza e non autoritarietà è poi un principio di comunicazione forte all’interno del team. Nessuno mette la sua testa in una mischia aperta per darti una mano e impedirti di prendere una botta in più se non ti stima. Nessuno lo fa perché glielo hai ordinato. Ci si sacrifica per il compagno di squadra perché se ne condividono gli obiettivi e gli sforzi, per il senso di appartenenza alla maglia, per qualcosa di forte che ci viene da dentro, un’urgenza interiore da contrapporre alla squadra avversaria.
Il rugby è uno sport di squadra diffuso, nelle sue varianti, in buona parte del mondo: specialmente in Regno Unito e nei suoi ex-Stati dell´impero britannico come Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica nonché in USA prima dell´avvento del football americano. I vari tipi di rugby sono popolari in Francia e in costante aumento di popolarità in Argentina, Romania, Russia, Giappone, Marocco, Kenya nonché in molte nazioni di Oceania e Asia. Per non parlare dell’Italia dove dal 2000, anno di inserimento del team azzurro nel Sei Nazioni, uno dei tornei più antichi e importanti del mondo, le partite di alto livello hanno emozionato e avvicinato sempre più persone a questo sport. Uno sport dalle origini nobili, nel quale il rispetto delle regole e degli avversari è considerato un valore fondamentale. Oscar Wilde, dopo aver scritto che “una partita di rugby è un’ottima occasione per tenere trenta energumeni lontano dal centro cittadino”, ha fatto questo paragone: “Il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie, mentre il rugby è uno sport da bestie giocato da gentiluomini…”
Importanza delle regole, principio valido anche per le aziende, e rispetto di chi le deve fare applicare, l’arbitro, che non viene mai contestato in campo ma accettato come uno degli elementi della partita.
È definito come uno sport di contatto e di situazione. Due elementi fondamentali per l’armonia di un gruppo… È di contatto perché il confronto fisico tra i giocatori è una costante del gioco e di situazione perché nella sua evoluzione sta diventando sempre più importante la capacità di comprendere il contesto momentaneo in cui ogni fase della partita si sviluppa concretamente. La stessa definizione dei ruoli, effettiva nella fasi di ripartenza da situazione statica, appare, nel rugby moderno, riduttiva rispetto alla necessità, per ogni giocatore, di adattarsi a qualsiasi posizione in campo ed a qualsiasi fase di gioco. Aspetti imprescindibili anche in campo lavorativo.
Inoltre dà soddisfazione a livello personale, rinsalda la fiducia in se stessi: persone che non fanno sport scoprono l’agonismo e capacità che non sapevano di avere perché il rugby li costringe ad osare, a superare i propri limiti e le proprie credenze autolimitanti. Buttarsi in campo sull’erba verde per riuscire a buttarsi in azienda e nella vita: il rugby rende i gruppi più omogenei e fa sentire tutti uguali (o quasi).
E poi c’è il terzo tempo, che di recente tentano di copiare anche nel calcio, ma i presupposti sono assai lontani. Beppe Ferraro, che è stato mio allenatore, scrive nel suo libro sul Rugby: “Sul campo una ruvidità e un ardore agonistico che non hanno uguali, in un gioco che fa del contatto fisico uno dei suoi tratti distintivi. E poi, quando tutto è finito, comunque sia andata, seduti uno accanto all’altro (arbitro compreso!) a ripercorrere, in assoluta serenità e senza alcun intento di recriminazione, i tratti salienti di una gara che è ormai considerata cosa del passato, momento trascorso, evento da ricordare con il sorriso sulle labbra. Colpi proibiti ed episodi controversi compresi”. A qualsiasi livello, anche a quelli più professionali, davanti a una birra e cantando in compagnia, nel nome di uno sport che unisce e crea legami indissolubili.
Estratto da
Titolo: Cambiare con Creatività – La Formazione Outdoor
Autori: Fabio Croci, Laura Cioni, Giovanna Coppini, Paolo Svegli, Silvia Corridoni, Valentina Ristori, Angela Cardi, Stefania Ciani, Lapo Baglini
Edizioni: Phasar
Collana: PLS mesSaggi
Anno: 2008
Pagine: 120
Prezzo: 12 €
ISBN: 978-88-6358-013-6

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