Funziona?
Il quadro empirico è più definito di quanto ci si aspetti.
Le rassegne che confrontano psicoterapia in videochiamata e in presenza indicano esiti sostanzialmente equivalenti per i disturbi più studiati (ansia e depressione) con differenze non significative sulla riduzione dei sintomi.
Anche l’alleanza terapeutica, che era l’obiezione principale, risulta comparabile: la preoccupazione che la distanza impedisse il legame non è stata confermata.
Va precisato dove le evidenze sono più deboli: quadri gravi, situazioni di rischio, disturbi in cui l’osservazione diretta è parte della valutazione, e alcune popolazioni specifiche. L’equivalenza dimostrata non è generalizzabile a tutto.
Un dato pratico rilevante: la modalità a distanza riduce le barriere di accesso (distanza geografica, mobilità, tempi) e questo è uno dei suoi vantaggi più concreti.
Le condizioni che la rendono praticabile
Gli elementi ricorrenti nelle indicazioni professionali sono chiari.
La verifica dell’identità e del luogo in cui si trova la persona all’inizio di ogni seduta, che non è un formalismo: serve a poter attivare i soccorsi in caso di necessità.
Un protocollo per le emergenze concordato in anticipo: un contatto di riferimento, l’indirizzo, cosa fare se la connessione cade in un momento critico.
Strumenti che garantiscano riservatezza: piattaforme adeguate al trattamento di dati sanitari, evitando canali di messaggistica generalisti per contenuti clinici.
Il consenso informato specifico per la modalità a distanza, che espliciti limiti, rischi e gestione dei dati.
E la continuità professionale: chi eroga la prestazione deve essere identificabile e regolarmente iscritto all’albo, e la verifica dell’iscrizione è possibile e consigliabile.
Cosa va valutato caso per caso
Alcune situazioni richiedono cautela o un setting in presenza.
La presenza di rischio attuale, dove la possibilità di intervento diretto è parte della gestione.
Le condizioni in cui la persona non dispone di uno spazio riservato: questo è il problema più frequente e il meno discusso, e riguarda in particolare chi vive situazioni familiari difficili. Va detto con chiarezza che in presenza di violenza domestica una seduta a distanza dalla propria abitazione può essere pericolosa.
La prima valutazione, che molti professionisti preferiscono svolgere in presenza per elementi che a distanza si perdono.
E i casi in cui la persona stessa preferisce la presenza: la preferenza è un dato clinico, non un capriccio.
Cosa può chiedere chi cerca un percorso
- Il numero di iscrizione all’albo, verificabile pubblicamente, e la specializzazione per la psicoterapia.
- Quale piattaforma viene usata e come sono trattati i dati.
- Cosa succede in caso di emergenza o di interruzione della connessione.
- Se il professionista opera in una modalità strutturata (obiettivi, frequenza, verifica dell’andamento) o solo su richiesta.
- E, per le piattaforme commerciali, chi è il professionista assegnato, come viene scelto e se è possibile cambiarlo.
Un’ultima distinzione utile: le applicazioni di benessere psicologico non sono psicoterapia. Alcune hanno evidenze come strumenti di auto-aiuto guidato per quadri lievi, ma la maggior parte non è stata valutata, e presentarle come equivalenti a un trattamento è fuorviante.
Domande frequenti
La psicoterapia online funziona come quella in presenza?
Per ansia e depressione le rassegne indicano esiti sostanzialmente equivalenti, e anche l’alleanza terapeutica risulta comparabile.
Ci sono casi in cui non e indicata?
Si: in presenza di rischio attuale, quando manca uno spazio riservato e in situazioni di violenza domestica, dove puo essere pericolosa.
Cosa deve garantire il professionista?
Verifica di identita e luogo, protocollo per le emergenze, piattaforme adeguate ai dati sanitari, consenso informato specifico e iscrizione all’albo verificabile.
Le app di benessere sono psicoterapia?
No. Alcune hanno evidenze come auto-aiuto guidato per quadri lievi, ma la maggior parte non e stata valutata e non sostituisce un trattamento.
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