La percezione: due aspetti inseparabili
La percezione è il processo integrato e dinamico con cui traiamo informazioni sul mondo in cui viviamo. Si compone di due aspetti:
- uno sensoriale e oggettivo: registriamo e ricordiamo dati ed eventi che raggiungono il nostro sistema nervoso;
- uno psicologico e soggettivo: coloriamo affettivamente e interpretiamo la realtà.
Questi due aspetti dovrebbero procedere quanto più possibile di pari passo. Quando si allontanano troppo, si creano false cognizioni ed errate interpretazioni, che nei casi estremi possono contribuire al disagio psicologico. Per questo è importante che l’educazione, fin dalle prime fasi, aiuti il bambino a percepire e comprendere il mondo in modo obiettivo, senza distorsioni interpretative.
Nei bambini in fase pre-verbale, l’esigenza primaria è sperimentare concretamente il rapporto sé-mondo, attraverso “reazioni circolari” che li portano a capire dove finisce il loro corpo e dove inizia il resto. Alla base di questo processo di autonomia c’è la ripetizione degli atti, che gradualmente porta a formare associazioni stabili.
L’associazione: la forma primaria dell’apprendimento
Un’associazione è il collegamento tra due o più informazioni che, insieme, formano un dato reso significativo da un’esperienza. Il bambino, instancabile ricercatore di senso, compie di continuo esperienze (gioco, osservazione, imitazione, ripetizione, invenzione) per acquisire informazioni e assemblarle in associazioni che gli diano conoscenza, prevedibilità e controllo dell’ambiente.
L’associazione è la forma primaria dell’apprendimento, e le tappe successive dovranno sempre confrontarsi con le prime associazioni presenti in memoria. Qui interviene un aspetto cruciale: per come è fatto il cervello, ogni informazione (prima di depositarsi nella corteccia (aspetto cognitivo)) attraversa il sistema limbico, suscitando una sensazione positiva o negativa (aspetto affettivo). Così ogni associazione, quando viene richiamata, ripropone anzitutto la sensazione originaria: se positiva viene confermata (piacere), se negativa viene “sofferta” (rifiuto). Superare questi automatismi, da adulti, richiede di rielaborare le associazioni e “positivizzare” le sensazioni collegate.
La memoria: il tempo del comportamento
La memoria è la funzione psichica che organizza l’aspetto temporale del comportamento: determina i legami per cui un evento attuale si confronta con uno precedente. Dalle memorie, inoltre, scaturiscono le aspettative sul futuro. Come le associazioni, anche le memorie hanno una componente cognitiva (corticale) e una emozionale (affettiva).
Le fonti di esperienza sono essenzialmente due: una personale, basata sui vissuti interni, e una ambientale, fatta degli stimoli esterni. Entrambe possono evolvere in modo sano e graduale, nel rispetto della fisiologia, oppure venire condizionate fino a produrre reazioni abnormi (per esempio le fobie).
Un punto importante: le memorie occupano porzioni crescenti della corteccia e, a ogni richiamo automatico, si rinforzano. Per modificarle in positivo occorre invece rivalutarle e rielaborarle coscientemente, aggregando informazioni nuove e più funzionali. In un bambino, con gran parte del cervello ancora “libera” da memorie irrigidite, l’incontro con l’ambiente è un’esperienza intensa, che deposita cognizioni funzionali ed emozioni piacevoli.
L’apprendimento: integrare Io e ambiente
L’apprendimento è il processo con cui si origina o si modifica un’attività reagendo a una situazione, purché il cambiamento non sia spiegabile solo con tendenze innate, maturazione o stati temporanei dell’organismo. Chiama dunque in causa lo sviluppo integrato di percezione, associazione e memorizzazione.
Ai fini educativi interessano due forme:
- apprendimento spontaneo, basato sull’osservazione e sull’esperienza diretta;
- apprendimento stimolato dai processi educativi, guidato da un educatore che deve conoscere sia la disciplina sia il substrato neurofisiologico con cui interagisce.
La mente del bambino, infatti, non è mai una tabula rasa: possiede competenze innate ed esperienze precoci di cui tener conto. Per rispettare questa fisiologia, l’educazione dovrebbe attivare in modo congiunto e coerente la componente cognitiva e quella affettiva. Perché, come sintetizza una formula efficace:
- cognizioni distaccate dalle emozioni = nozionismo ripetitivo, facilmente dimenticato;
- emozioni distaccate dalle cognizioni = emotività “fuori controllo”.
Il ruolo dell’ambiente e la giusta dose di stimoli
L’ambiente naturale e sociale è, insieme al nostro organismo, il “brodo di coltura” di tutti i nostri vissuti: la fonte incessante di stimolazioni a cui rispondiamo. Ma la dose di stimoli conta enormemente, soprattutto in età evolutiva:
- una stimolazione improvvisa, troppo intensa o prolungata mette l’organismo in condizione di difendersi (stress o trauma) e crea una memorizzazione negativa, con rifiuto ed evitamento;
- stimolazioni carenti o blande, al contrario, non producono piacere né eccitano abbastanza il sistema percettivo, rischiando di rendere i bambini insensibili alla bellezza della natura.
Per questo è fondamentale esporre i bambini, con gradualità e piacevolezza, agli stimoli dell’ambiente naturale, in una sorta di gioco a ricercare, riconoscere e distinguere gli input del mondo. Così si può ricostruire quel senso di unità con la Natura spesso frustrato dal predominio del mondo artificiale.
Attenzione a schermi e stimoli artificiali
In questa cornice va letto un richiamo alla prudenza verso televisione e videogiochi, soprattutto nella prima infanzia. Apportando informazioni in assenza o in contrasto con l’esperienza diretta, rischiano di creare dissociazioni. I ritmi serrati delle immagini, le musiche che caricano l’emotività, le storie irreali, i forti contrasti cromatici e (soprattutto) la violenza a volte presentata come modalità “vincente” di risolvere i conflitti, producono un’eccitazione del sistema nervoso poco graduale.
Le criticità principali: dissociazione tra stimoli naturali e artificiali; scollamento tra informazioni artificiali ed esperienza diretta (indispensabile nelle prime fasi); eccitazione di specifici distretti neuronali a scapito dell’integrazione tra le aree del cervello. È inoltre documentato che più tempo un bambino passa davanti allo schermo, meno tende a essere socievole, perché si riducono i tempi e le occasioni di esperienza pro-sociale. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di riconoscere che, nell’infanzia, l’esperienza concreta e attiva deve avere la precedenza.
Le condizioni per un’armonia con sé e con il mondo
Perché una persona viva in armonia con sé stessa e con l’ambiente, sarebbe utile che:
- il cervello riceva informazioni in cui il mondo naturale abbia la precedenza su quello artificiale;
- tali informazioni sollecitino insieme cognitività e affettività;
- gli stimoli mirino alla globalità della persona, non a un solo aspetto;
- l’educatore (genitori e insegnanti in primis) faciliti l’esperienza diretta, attivando tutti i sensi;
- il bambino comprenda i nessi di causa-effetto tra l’uomo e l’ambiente, base di comportamenti rispettosi.
In definitiva, da percezioni obiettive, associazioni fondate sull’esperienza e memorie funzionali nasce un apprendimento in cui Io e ambiente sono integrati in una sana interdipendenza, dove cognitivo e affettivo si rafforzano a vicenda.
Domande frequenti
Che rapporto c’è tra percezione, associazione, memoria e apprendimento?
Sono processi concatenati: percepiamo il mondo, colleghiamo le informazioni in associazioni, le fissiamo in memoria e, integrando tutto questo, apprendiamo. Ogni tappa ha una componente cognitiva e una affettiva, e le esperienze successive si confrontano sempre con quelle già memorizzate.
Perché emozione e cognizione devono andare insieme?
Perché ogni informazione, prima di fissarsi, passa dal sistema limbico e suscita una sensazione. Cognizioni senza emozioni diventano nozionismo destinato all’oblio; emozioni senza cognizioni diventano emotività fuori controllo. L’educazione efficace attiva insieme le due componenti.
Gli schermi sono dannosi per i bambini?
Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di dosarla. Nella prima infanzia, ritmi serrati, stimoli intensi ed esperienze non concrete rischiano di creare dissociazioni e ridurre la socievolezza. L’esperienza diretta e attiva, che coinvolge tutti i sensi, deve avere la precedenza.
Come dovrebbe essere la giusta stimolazione?
Graduale e piacevole. Stimoli troppo intensi o prolungati generano stress e memorie negative; stimoli troppo scarsi non attivano il sistema percettivo. L’ideale è esporre i bambini all’ambiente naturale con un approccio di gioco, per ricreare un senso di unità con la natura.
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