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Percezione, Associazione, Memorizzazione, Apprendimento

Breve Estratto

LA PERCEZIONE E’ IL PROCESSO INTEGRATO, DINAMICO, TRAMITE IL QUALE TRAIAMO INFORMAZIONI SUL MONDO NEL QUALE VIVIAMO.

Tale processo consta principalmente di due aspetti:

1. quello sensoriale, fisiologico, oggettivo, per cui incameriamo, registriamo, ricordiamo, dati ed eventi che raggiungono il nostro sistema nervoso, e
2. quello psicologico, con il cui coloriamo affettivamente, diamo contorni soggettivi, interpretiamo la realtà.

Il processo percettivo oggettivo e quello interpretativo devono andare quanto più possibile di pari passo nella esperienza dell’individuo, altrimenti si creano false cognizioni, errate interpretazioni che possono condurre fino alla psicopatologia.

Ecco perché è importante che l’educazione, fin dalle prime fasi di sviluppo, faciliti nel bambino la percezione e la comprensione del mondo in cui è immerso in modo oggettivo e obiettivo, ossia non interpretato soggettivamente, dove la percezione dà informazioni sugli oggetti (in senso lato) e sul loro scopo.

Nei bambini in fase pre-verbale (pre-simbolica) l’esigenza primaria è quella di esperire concretamente, gradualmente, dinamicamente, il rapporto sé – mondo, attraverso una serie di “reazioni circolari” che conducono i bambini stessi a capire dove finisce il loro corpo, e relativa sfera di azione, e dove inizia l’altro, il resto del mondo.

Alla base di questo processo di autonomia vi è la ripetizione degli atti, che gradatamente porta al costituirsi di associazioni più o meno stabili.

UN’ASSOCIAZIONE E’ IL COLLEGAMENTO TRA DUE O PIU’ INFORMAZIONI, CHE INSIEME FORMANO UN DATO RESO SIGNIFICATIVO DA UN’ESPERIENZA.

Pertanto il bambino, instancabile ricercatore di senso e di significato, compie continuamente esperienze (gioco, osservazione, imitazione, ripetizione, invenzione, creatività) allo scopo, man mano che matura il suo sistema nervoso, di acquisire nuove informazioni e di assemblarle in associazioni che gli diano conoscenza, prevedibilità e controllo dell’ambiente in cui vive.
L’associazione è la forma primaria dell’apprendimento e come tale è di basilare importanza. Le successive tappe dell’esperienza, infatti, dovranno necessariamente confrontarsi con le prime associazioni presenti in memoria producendo rinforzi o sofferenza per il cambiamento.
Sta di fatto che, data la natura stessa dell’architettura neurofisiologica, ogni informazione – prima di essere depositata in corteccia (aspetto cognitivo) – attraversa e stimola il sistema limbico, ossia suscita una sensazione, positiva o negativa (aspetto affettivo).

Pertanto ogni associazione, richiamata da un evento (personale, sociale, naturale), riproporrà al soggetto innanzitutto la sensazione primaria prodotta: se essa è positiva, l’associazione viene automaticamente confermata dal cervello (piacere), se è negativa viene automaticamente sofferta (rifiuto).

Per superare tali automatismi, quando e se l’individuo avrà sviluppato una cognitività adulta ed una sufficientemente forte volitività, saranno necessarie la rielaborazione delle associazioni presenti in memoria, talvolta persino sotto il livello mnestico cosciente, e la positivizzazione delle sensazioni ad esse legate (trasformazione delle memorie).

LA MEMORIA E’ LA FUNZIONE PSICHICA CHE ORGANIZZA L’ASPETTO TEMPORALE DEL COMPORTAMENTO, CHE DETERMINA I LEGAMI PER CUI UN EVENTO ATTUALE SI CONFRONTA (O DIPENDE) DA UNO ACCADUTO IN PRECEDENZA.
DALLE MEMORIE, INOLTRE, SCATURISCONO LE ASPETTATIVE CIRCA IL FUTURO.

Come abbiamo detto per le associazioni, le memorizzazioni constano di
1. una componente ideativa, cognitiva (corticale) e
2. una viscerale, emozionale (affettiva).

Per l’individuo le fonti di esperienza/memorizzazione sono essenzialmente due:

1. una personale, organismica, basata sui suoi vissuti endosomatici, e
2. una ambientale, fatta di quella miriade di stimoli provenienti dall’esterno.
3.
Entrambe le fonti di stimoli/memorie possono evolvere dalla nascita (ed ancor prima) all’età adulta secondo processi dinamici, graduali, nel rispetto della fisiologia, oppure possono venire condizionate fino a produrre reazioni abnormi, fino alla patologia (es. fobie).

Le memorie (cognitivo-affettive) tengono occupate crescenti porzioni della corteccia cerebrale e ad ogni richiamo vissuto automaticamente si rinforzano, si potenziano, mentre per modificarsi in positivo dovrebbero essere rivalutate, rivissute ed elaborate coscientemente, aggregando ad esse informazioni (= energia) ulteriori, più funzionali.
In un soggetto in età evolutiva, con grande parte del cervello “libera” da memorie più o meno staticizzate dai condizionamenti, l’incontro con l’ambiente è un’esperienza inebriante, ne vive ogni particolare attivando tutta la propria sensorialità e deposita in memoria cognizioni funzionali ed emozioni piacevoli.

Gli aspetti negativi dell’ambiente (pericoli) possono essere fatti notare come potenziali rischi in cui però non si incorre a determinate condizioni (soluzioni).

Ecco che da

a) percezioni obiettive,
b) associazioni basate sull’esperienza,
c) memorizzazioni funzionali e piacevoli,

deriva una forma di apprendimento in cui Io e ambiente sono integrati (Sé), in una sana interdipendenza in cui cognitivo e affettivo si rafforzano reciprocamente.

L’APPRENDIMENTO E’ IL PROCESSO CON CUI SI ORIGINA O SI MODIFICA UN’ATTIVITA’ REAGENDO AD UNA SITUAZIONE INCONTRATA, AMMESSO CHE LE CARATTERISTICHE DEL CAMBIAMENTO DELL’ATTIVITA’ NON POSSANO ESSERE SPIEGATE SULLA BASE DI TENDENZE A RISPONDERE INNATE, DI MATURAZIONE O DI STATI TEMPORANEI DELL’ORGANISMO.

L’apprendimento quindi chiama in causa lo sviluppo e l’integrazione di numerosi processi dinamici di percezione, associazione, memorizzazione, per dar vita ad un’espressione comportamentale non giustificata dalla semplice maturazione di doti innate nell’individuo.

Al di là delle varie forme di apprendimento che sono state studiate, ai fini di questa lezione ce ne interessano due:
1. apprendimento spontaneo, basato fondamentalmente sull’osservazione e sull’esperienza diretta;
2. apprendimento stimolato dai processi educativi, in cui gli apprendimenti vengono guidati e facilitati da un educatore che deve pertanto conoscere la natura e i contenuti sia della disciplina affidatagli, sia del substrato neurofisiologico con cui va ad interagire.
Infatti la mente dell’individuo non è mai una tabula rasa ma, come abbiamo visto, fin dalla più tenera età possiede competenze innate ed esperienze, memorie (talvolta molto precoci) di cui tener conto nel corso dell’educazione.
Per rispettare questa fisiologia del sistema Uomo, quindi, l’educazione deve proporre sistematicamente l’attivazione congiunta e coerente della componente cognitiva e di quella affettiva, per stimolare il sinergismo interemisferico e potenziare, informando, la globalità delle funzioni superiori del cervello umano.
Cognizioni distaccate dalle emozioni = nozionismo ripetitivo facilmente soggetto all’oblio
Emozioni distaccate dalle cognizioni = emotività “fuori controllo”.

L’AMBIENTE (NATURALE E SOCIALE) E’ QUINDI, INSIEME AL NOSTRO ORGANISMO, IL “BRODO DI COLTURA” DI TUTTI I NOSTRI VISSUTI (COGNIZIONI ED EMOZIONI), L’INCESSANTE FONTE DI STIMOLAZIONI A CUI DOBBIAMO RISPONDERE.

Tali stimolazioni devono raggiungere l’individuo, specialmente in età evolutiva, con gradualità e piacevolezza, fino a creare un dialogo tra i propri sensi (recettori degli stimoli) e l’ambiente esterno (che tali stimoli invia).

Una stimolazione improvvisa, troppo intensa o troppo prolungata pone i recettori (e l’organismo in toto) in condizione di difendersi (stress o trauma) e crea una memorizzazione negativa  rifiuto  evitamento.

Stimolazioni carenti, sporadiche, blande, al contrario, non producendo piacere, non eccitano sufficientemente il sistema percettivo/mnestico, fino a creare individui apparentemente insensibili alla bellezza della natura.

E’ di fondamentale importanza, pertanto, esporre i bambini quanto più possibile, con gradualità e piacevolezza, agli stimoli provenienti dall’ambiente naturale, promovendo una sorta di gioco a ricercare, riconoscere, distinguere la varietà di input che il mondo ci invia (integrazione mondo naturale/mondo artificiale).

Così verrebbe a ricrearsi quel sentimento di unità e di appartenenza con la Natura che è stato frustrato e negato dal predominio del mondo artificiale, prodotto dall’Uomo.

LA TELEVISIONE E I VIDEOGIOCHI, APPORTANDO INFORMA-ZIONI IN ASSENZA O IN CONTRASTO CON L’ESPERIENZA, RISCHIANO DI CREARE DISSOCIAZIONI E FANTASIE (che non sono utili alla creatività) FINO ALLA PSICOPATOLOGIA.
Infatti:
1. i ritmi serrati dei passaggi delle immagini,
2. le musiche di accompagnamento che caricano ancor più l’emozionalità del soggetto,
3. le storie spesso del tutto irreali e inverosimili,
4. i forti contrasti cromatici (specialmente nei cartoni animati), e soprattutto
5. la violenza spesso “spacciata” come modalità vincente di soluzione dei problemi e dei conflitti,
producono nel cervello tutt’altro che gradualità dello stimolo, e non certo quella piacevolezza fisiologica che permette e consolida – unitamente all’esperienza concreta che coinvolge quanto più possibile attivamente tutti i sensi – memorizzazioni e apprendimento.
Al contrario, TV e videogame producono un’eccitazione del Sistema Nervoso Centrale innaturale e patogena perché:
1. crea dissociazione tra ambiente e stimoli naturali e ambiente e stimoli artificiali;
2. crea dissociazione tra informazioni artificiali ed esperienza diretta, indispensabile nelle prime fasi di sviluppo del bambino;
3. quelle stimolazioni artificiose e forzate eccitano particolari distretti neuronali a discapito di un’integrazione sinergica intra- ed inter-emisferica;
4. per queste (ed altre) ragioni ormai è accertato scientificamente che la ripetitività e spesso l’ossessività di taluni stimoli possono scatenare persino crisi epilettiche.
Inoltre è dimostrato e riportato in letteratura che quanto più tempo un bambino passa davanti alla televisione tanto meno egli risulta socievole ed altruista, proprio perché in lui si riducono e i tempi e le opportunità, e di conseguenza le motivazioni, all’esperienza pro-sociale (sé in relazione agli altri ed all’ambiente).

PERCHE’ UN SOGGETTO VIVA IN ARMONIA CON SE’ STESSO E CON L’AMBIENTE SOCIALE E NATURALE CHE LO CIRCONDA OCCORRE CHE:

1. il suo cervello riceva sempre informazioni (energia) in cui il mondo naturale abbia la precedenza su quello artificiale/simbolico (tale funzione si sviluppa successivamente nel sistema nervoso);

2. tali informazioni sollecitino in lui contestualmente cognitività (la nozione, il dato) ed affettività (l’emozione correlata);

3. gli stimoli non privilegino uno o alcuni aspetti delle potenzialità dell’individuo, ma siano finalizzati a stimolare la globalità del soggetto nelle sue varie manifestazioni (fisiologiche, comportamentali e sociali);

4. l’educatore (in primo luogo genitori ed insegnanti) faciliti l’esperienza diretta, concreta, attivando con le stimolazioni fisiologiche tutti i sensi del bambino;

5. il bambino compia esperienze interagendo con l’ambiente, per comprendere che anche il suo comportamento ha un effetto su quest’ultimo;

6. il bambino capisca i nessi di causa/effetto tra l’uomo e l’ambiente, fondamentali nell’attuazione di comporta-menti rispettosi di sé e dell’ambiente stesso;

7. l’individuo arrivi a concepirsi come un soggetto fatto di energia intelligente posto in relazione ed in interdipendenza con tanta altra energia intelligente (la Natura), di gran lunga superiore rispetto all’I.A. che è solo un prodotto del nostro cervello.

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