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Newsletter 2021 sulla Psicologia e sulla Comunicazione OnLine della Psicologia

Comunicare psicologia online significa muoversi fra due errori opposti: la semplificazione che rassicura e il tecnicismo che allontana. Vale la pena guardare cosa sappiamo su ciò che funziona davvero. Articolo divulgativo sulla comunicazione della psicologia. Non sostituisce il consulto con un professionista. Perché la divulgazione psicologica è difficile La psicologia ha un problema che altre […]

Newsletter 2021 sulla Psicologia e sulla Comunicazione OnLine della Psicologia
Comunicare psicologia online significa muoversi fra due errori opposti: la semplificazione che rassicura e il tecnicismo che allontana. Vale la pena guardare cosa sappiamo su ciò che funziona davvero.
Articolo divulgativo sulla comunicazione della psicologia. Non sostituisce il consulto con un professionista.

Perché la divulgazione psicologica è difficile

La psicologia ha un problema che altre discipline non hanno nella stessa misura: tutti hanno un’opinione preesistente su ogni suo argomento, perché ognuno ha una mente e la osserva.

Ne segue che la divulgazione non riempie un vuoto: deve confrontarsi con convinzioni già formate, spesso utili a chi le possiede e per questo difficili da modificare.

Si aggiunge un secondo problema: molte affermazioni psicologiche circolanti sono intuitive e false, dal mito degli emisferi agli stili di apprendimento, dalla percentuale sul linguaggio del corpo alla lettura delle bugie. L’intuitività è precisamente ciò che le rende resistenti.

E un terzo, meno discusso: parte della letteratura psicologica ha mostrato problemi di replicabilità, e i risultati più sorprendenti (quelli che circolano meglio) sono statisticamente quelli con maggiore probabilità di non reggere.

Cosa funziona nel correggere un’informazione errata

Su questo esiste una letteratura specifica, ed è controintuitiva.

Ripetere l’affermazione falsa per negarla ne aumenta la familiarità, e la familiarità viene poi scambiata per verità. La correzione va costruita attorno all’informazione corretta, non attorno al mito.

Una correzione funziona meglio quando sostituisce: lasciare un vuoto esplicativo non basta, perché la mente preferisce una spiegazione sbagliata a nessuna spiegazione.

La fonte conta quanto il contenuto: l’accoglienza di un’informazione dipende da quanto chi la riceve percepisce chi la trasmette come vicino al proprio mondo.

E funziona il prebunking: anticipare la tecnica con cui un’affermazione infondata verrà presentata protegge meglio del correggerla dopo.

Cosa distingue una divulgazione utile

  • Dichiara l’incertezza. Un risultato singolo non è un fatto stabilito, e dirlo aumenta (non riduce) la credibilità nel medio periodo.
  • Riporta l’entità dell’effetto, non solo la sua esistenza. «Associato a» senza una misura non informa.
  • Distingue correlazione e causa, e dice quale direzione è plausibile e perché.
  • Non trasforma dati di popolazione in previsioni individuali: è l’errore più frequente e quello con conseguenze peggiori.
  • Non promette ciò che nessun intervento può garantire.

Il confine da non superare

C’è un limite che riguarda chi comunica psicologia, ed è pratico.

La divulgazione non è consulenza: descrive fenomeni generali, non valuta situazioni individuali. Un contenuto che sembra rispondere al caso specifico di chi legge sta facendo una promessa che non può mantenere.

Va detto anche il rischio dell’auto-diagnosi: contenuti che elencano sintomi in forma di lista producono riconoscimento in quasi chiunque, perché descrivono esperienze comuni. Il criterio che distingue un disturbo è la compromissione del funzionamento e la durata, non la presenza di un’esperienza.

E resta il criterio più semplice per chi legge: chiedersi su quali dati si basa ciò che si sta leggendo, e se chi lo scrive dichiara quando non lo sa.

Domande frequenti

Perche i miti psicologici resistono?

Perche sono intuitivi e si innestano su convinzioni preesistenti, e perche ripeterli per negarli ne aumenta la familiarita, che viene scambiata per verita.

Come si corregge un’informazione errata?

Costruendo il messaggio attorno all’informazione corretta anziche attorno al mito, e sostituendo la spiegazione sbagliata con una alternativa.

Cosa distingue una buona divulgazione psicologica?

Dichiara l’incertezza, riporta l’entita degli effetti, distingue correlazione e causa e non trasforma dati di popolazione in previsioni sul singolo.

I contenuti online possono servire per capire se ho un disturbo?

No. Le liste di sintomi descrivono esperienze comuni: cio che distingue un disturbo e la compromissione del funzionamento e la durata, valutabili solo da un professionista.

Comunicare psicologia significa confrontarsi con convinzioni gia formate e con miti intuitivi che resistono alla smentita. Cio che funziona e costruire il messaggio attorno all’informazione corretta, sostituire anziche solo negare e anticipare le tecniche di disinformazione. Una divulgazione utile dichiara l’incertezza, riporta l’entita degli effetti e non trasforma dati di popolazione in previsioni individuali. E non e mai consulenza.
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