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TEORIA E CLINICA DEL TRAUMA

Introduzione:

Gli effetti devastanti sull’individuo e sulla collettività causati dall’esperienza di un evento catastrofico sono da sempre presente nella storia dell’uomo. Diversi sono gli studi del comportamento durante le pestilenze, quando i singoli e le comunità venivano travolte da una grande angoscia di morte imminente che ne intaccava gli equilibri e la funzionalità. Gli episodi di epidemia pestilenziale si sono ripetuti molte volte nel corso dei secoli nelle comunità di tutta l’Europa determinando sempre gli stessi quadri di disgregazione psicologica degli individui e di disintegrazione sociale delle comunità. La peste nel bacino del mediterraneo tra il sesto e l’ottavo secolo portò alla morte di un terzo della popolazione europea. Chi sopravviveva alla peste aveva un trauma psichico profondo per lo spettacolo di sofferenza e per aver perso i propri amici o i propri familiari. Il terrore del contagio e della morte condizionava la vita individuale e collettiva. I singoli individui e la comunità erano mossi dall’istinto di auto conservazione e dalla spinta alla sopravvivenza. La paura e la disperazione rappresentavano il motore di ogni comportamento.
Studi e ricerche dei frenologi del 19° secolo hanno mostrato una consapevolezza dell’esistenza del trauma psichico, delle sue manifestazioni e dei suoi fattori scatenanti. Essi credono che alcuni eventi possano agire in maniera dirompente sugli assetti psichici dell’individuo e modificarli.

Freud considerava un trauma come “un’esperienza che nei limiti di un breve lasso di tempo, apporta alla vita psichica un incremento di stimoli talmente forte che la sua elaborazione nel modo usuale non riesce”.
Secondo l’lCD-10 (Organizzazione Mondiale della Sanità, 1994): il trauma psichico è la conseguenza di gravi avvenimenti di breve o di lunga durata al di fuori della normale esperienza umana. Il DSM 5 (American Psychiatric Association, 2013) definisce il trauma, all’interno del Disturbo Post-Traumatico da Stress: un fattore traumatico estremo che implica l’esperienza personale diretta di un evento, l’essere testimoni di eventi occorsi ad altri; il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o minaccia di morte o lesioni ad un familiare o ad amici; esperienze ripetute o di estrema esposizione a particolari avversive di evento traumatico avversi. Gli effetti traumatici non si manifestano sempre dopo gli incidenti che li hanno provocati. I sintomi possono restare latenti, e accumularsi per anni o decenni. Poi in un periodo di stress, o in seguito a un altro incidente, possono fare la loro comparsa senza preavviso. Possono anche non esserci indizi della causa originale. Così, un evento apparentemente poco importante può scatenare un collasso improvviso, simile a quello che potrebbe essere causato da un singolo evento catastrofico.
La risposta allo stress dell’individuo è determinata in acuto da reazioni biologiche con rilascio
di neurotrasmettitori e ormoni che sono deputati a favorire uno stato di allerta e permettono una
eventuale fuga. Nel trauma la mente viene sottoposta a un eccesso di stimoli, lo schermo protettivo viene incrinato e la sua capacità di gestire, affrontare, elaborare gli stimoli è sovraccarica. La contrazione, l’iperattivazione, l‘impotenza e la dissociazione, che insieme costituiscono l’angoscia traumatica, sono le quattro componenti del trauma, ma non finiscono sempre per diventare sintomi traumatici.
I sintomi si sviluppano solo quando queste reazioni saranno diventate abituali e croniche. Fra i sintomi precoci che iniziano a manifestarsi troviamo anche un’estrema sensibilità al rumore e/o alla luce, sintomi dolorosi, difficoltà sessuali, sensi di colpa, automutilazioni, depressione. Le persone traumatizzate sono incapaci di superare l’angoscia della loro esperienza, restano sopraffatte dall’evento, sono incapaci di riprendere a impegnarsi nella vita. Per quanto precisamente possiamo riuscire ad identificare e quantificare la natura dell’elemento stressante, non è comunque sufficiente per comprendere l’impatto sull’individuo.

Categorie diagnostiche ufficiali
I disturbi associati ad esperienze traumatiche sono: Disturbo Post-Trau mati co da Stress; Disturbo Post- Traumati co Complesso; Disturbo Acuto da Stress; Disturbo Psico ti co Breve con Rilevante Fattore di Stress; Disturbo dell’Adattamento; Disturbo d’Ansia di Separazione; Disturbi da Dolore; Disturbi Sessuali. Tuttavia i sistemi di classificazione più diffusi per la valutazione dei disturbi da stress traumatico, l’ICD (Organizzazione Mondiale della Sanità, 1994) e il più diffuso DSM 5 (American Psychiatric Association, 2013), prendono in considerazione un numero limitato di disturbi: il Disturbo Post-Traumatico da Stress, il Disturbo Acuto da Stress, il Disturbo dell’Adattamento; il Disturbo Reattivo dell’Attaccamento e il Disturbo da Disinibizione del Coinvolgimento Sociale, questi ultimi due introdotti dal DSM 5.La novità del DSM 5 è
anche che i disturbi su elencati fanno parte di una categoria a parte, quella dei Disturbi Legati al Trauma e allo Stress, mentre nella versione precedente, i disturbi legati ai traumi erano compresi nella categoria Disturbi d’Ansia, inoltre il Disturbo dell’Adattamento che aveva una sua categoria a parte, viene inserito all’interno della categoria dei Disturbi Correlati al Trauma e allo Stress.
Nel DSM 5 Viene inserito il Disturbo Reattivo dell’Attaccamento, all’interno dei Disturbi correlati al Trauma e allo Stress. Nel DSM-IV-TR rientrava nella categoria Disturbi Diagnosticati nell’Infanzia, nella Fanciullezza o nell’Adolescenza e occupava uno spazio più specifico nel DSM-IV-Disturbi dell’infanzia e dell’Adolescenza. Nel DSM-IV erano presenti due sottotipi: tipo inibito e tipo disinibito. Nel DSM 5, questi sottotipi sono definiti come disturbi distinti: Disturbo Reattivo e Disturbo da Disinibizione del Coinvolgimento Sociale.
Entrambi questi disturbi sono il risultato di situazioni di abbandono sociale ma anche altre situazioni che limitano la possibilità di un bambino per formare attaccamenti selettivi.
Nel DSM-IV-TR il Disturbo da Disinibizione del Coinvolgimento Sociale era un sottotipo del Disturbo Reattivo dell’Attaccamento. Nel DSM 5 diviene un Disturbo Specifico. Questo disturbo presenta delle somiglianze con l’ADHD, che può verificarsi in bambini che non necessariamente soffrono di assenza di figure di attaccamento e può essere presente anche in presenza di attaccamento sicuro.
Nel DSM 5 (American Psychiatric Association, 2013), sono state fatte sostanziali modifiche, ad esempio nel criterio A1, si riconoscono tra gli eventi traumatici gravi esperienze interpersonali, ad esempio le violenze sessuali, primi soccorritori che raccolgono resti umani; agenti di polizia ripetutamente esposti ai dettagli di abusi sui minori. Viene eliminato il criterio A2. Lieve revisione del criterio B, soprattutto nell’indicare i flashback come sintomi dissociativi. Il criterio C viene distinto in due criteri: persistente evitamento degli stimoli associati al trauma; alterazioni negative dell’umore e delle cognizioni associate al trauma. Il nuovo criterio D presenta l’introduzione dell’autocolpevolizzazione e degli stati emotivi negativi persistenti. Viene
inserito nel criterio E la presenza di comportamenti autodistruttivi e la chiarificazione dei comportamenti autodistruttivi. Viene eliminata la distinzione tra acuto e cronico. Vengono aggiunti il sottotipo prescolare e sottotipo dissociative.

Dott.ssa Cristina Peluso

Dott.ssa Cristina Peluso

Psicologa Clinica e della Comunità

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