Psicologia Sociale e del Comportamento

Il bisogno degli adolescenti di riprendersi e postare foto e video sui social

Fotografarsi e pubblicare la propria immagine viene letto come narcisismo generazionale. È una spiegazione comoda e sbagliata: risponde a compiti evolutivi precisi, e ciò che la ricerca segnala come problematico è un’altra cosa. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Se compaiono comportamenti alimentari alterati o sofferenza persistente legata all’immagine corporea, e importante rivolgersi a […]

Il bisogno degli adolescenti di riprendersi e postare foto e video sui social
Fotografarsi e pubblicare la propria immagine viene letto come narcisismo generazionale. È una spiegazione comoda e sbagliata: risponde a compiti evolutivi precisi, e ciò che la ricerca segnala come problematico è un’altra cosa.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Se compaiono comportamenti alimentari alterati o sofferenza persistente legata all’immagine corporea, e importante rivolgersi a un professionista. Emergenze: 112.

A cosa risponde

L’adolescenza ha compiti specifici, e la produzione di immagini di sé li intercetta tutti.

La costruzione dell’identità, che richiede di sperimentare versioni diverse di sé e osservare le reazioni. È un processo che è sempre esistito: cambiava il mezzo, non la funzione.

L’appartenenza al gruppo dei pari, che in questa fase ha un peso maggiore di ogni altro riferimento.

La verifica del proprio valore agli occhi degli altri, che è un bisogno tipico e non un difetto.

Va aggiunto un dato che ridimensiona il registro dell’allarme: la ricerca non sostiene l’idea di un aumento generalizzato del narcisismo nelle generazioni recenti. Le analisi che confrontano coorti nel tempo non trovano l’aumento che il senso comune dà per assodato.

Cosa cambia rispetto al passato

Alcune caratteristiche del mezzo, però, sono nuove e vanno nominate con precisione.

La quantificazione: il riscontro sociale diventa un numero pubblico e confrontabile, cosa che prima non accadeva.

La permanenza: ciò che si pubblica resta, mentre la sperimentazione identitaria richiederebbe la possibilità di lasciarsi indietro le versioni provate.

L’ampiezza del confronto: non più i coetanei della propria scuola, ma un insieme selezionato di immagini ottimizzate, che nessuno può eguagliare perché non corrispondono a nessuno.

E i filtri, che è l’elemento con le evidenze più preoccupanti: l’esposizione ripetuta alla propria immagine modificata si associa a maggiore insoddisfazione corporea e, in alcuni studi, all’interesse per interventi estetici.

Cosa dicono i dati, con onestà

Il tema è oggetto di un dibattito acceso e vale la pena riportarlo correttamente.

Le associazioni fra uso dei social e benessere adolescenziale sono negative ma piccole, e in larga parte correlazionali. Le analisi su grandi campioni indicano effetti di entità paragonabile a fattori quotidiani banali.

Ciò che risulta più informativo è il tipo di uso: il confronto sociale ascendente e l’uso passivo si associano a esiti peggiori, mentre lo scambio con persone che si conoscono si comporta diversamente.

Va segnalata la differenza più consistente: gli effetti risultano maggiori sulle ragazze, e in particolare in relazione all’immagine corporea, che è il canale principale attraverso cui il danno passa.

E vale il meccanismo più solido di tutti, lo spiazzamento: ciò che l’uso sottrae a sonno, movimento e relazioni in presenza ha effetti più robusti dell’uso in sé.

Cosa fare

  • Non trattare la pratica come vanità: la lettura moralistica chiude il canale e non corrisponde a ciò che accade.
  • Proteggere ciò che viene spiazzato: sonno anzitutto: invece di contare le ore.
  • Lavorare sulla consapevolezza del confronto: capire che le immagini con cui ci si misura sono selezionate e modificate ha effetti misurabili, ed è più efficace del divieto.
  • Parlare esplicitamente dei filtri, che sono l’elemento con le evidenze peggiori sull’immagine corporea.
  • Preferire la mediazione attiva (parlare dei contenuti) alla restrizione pura, che si associa a esiti peggiori.
  • Distinguere l’uso ordinario da segnali che richiedono attenzione: ritiro dalle attività, comportamenti alimentari alterati, sofferenza persistente legata all’aspetto.

Un’ultima osservazione che riguarda gli adulti: la coerenza conta. Il commento sull’aspetto fisico, proprio o altrui, fatto in famiglia insegna più di qualunque discorso sui social.

Domande frequenti

Pubblicare foto di se e narcisismo?

No: risponde ai compiti evolutivi dell’adolescenza. E la ricerca non sostiene l’idea di un aumento generalizzato del narcisismo nelle generazioni recenti.

I social danneggiano gli adolescenti?

Le associazioni sono negative ma piccole e prevalentemente correlazionali. Conta piu il tipo di uso, e gli effetti sono maggiori sulle ragazze tramite l’immagine corporea.

Qual e l’elemento piu problematico?

I filtri: l’esposizione ripetuta alla propria immagine modificata si associa a maggiore insoddisfazione corporea.

Meglio vietare o accompagnare?

La mediazione attiva, cioe parlare dei contenuti, funziona meglio della restrizione pura, che si associa a esiti peggiori.

Pubblicare immagini di se risponde ai compiti evolutivi dell’adolescenza, e la tesi del narcisismo generazionale non e sostenuta. Cio che e nuovo e la quantificazione del riscontro, la permanenza e l’ampiezza del confronto, con i filtri come elemento piu problematico per l’immagine corporea. Le associazioni con il benessere sono piccole, maggiori sulle ragazze. E cio che funziona e proteggere il sonno e parlare dei contenuti, non vietare.
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