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L´impronta delle diverse teorie

Ogni teoria è un insieme di affermazioni che attribuisce senso a fatti isolati, mettendoli in relazione con principi più generali. Scegliere una teoria per spiegare lo sviluppo sociale significa quindi assumere un punto di vista particolare, e con esso strumenti adeguati. Nessuna delle sette che seguono guarda lo stesso bambino. La teoria psicoanalitica La psicoanalisi […]

Psicolab — L´impronta delle diverse teorie
Ogni teoria è un insieme di affermazioni che attribuisce senso a fatti isolati, mettendoli in relazione con principi più generali. Scegliere una teoria per spiegare lo sviluppo sociale significa quindi assumere un punto di vista particolare, e con esso strumenti adeguati. Nessuna delle sette che seguono guarda lo stesso bambino.

La teoria psicoanalitica

La psicoanalisi lavora su pazienti adulti e ripercorre a ritroso il corso dello sviluppo, mettendo i pazienti a confronto con i vecchi accadimenti e con i meccanismi di difesa che impiegano nel presente. Il suo materiale non è il bambino osservato, ma il bambino ricostruito dentro l’adulto.

Il comportamentismo e la scoperta degli effetti del bambino

Il comportamentismo di Watson suggeriva la visione di un bambino infinitamente modificabile, plasmabile quasi fosse una “tabula rasa” che l’esperienza fornita dai genitori poteva scolpire, sotto forma di associazioni apprese tra stimoli e risposte, per condizionamento classico od operante. L’attenzione era interamente rivolta all’osservabile.

Questa visione unidirezionale della socializzazione, secondo cui i genitori modellano i figli, fu abbandonata di fronte alle molte prove sugli effetti del bambino: le influenze che i bambini esercitano sui genitori in virtù delle proprie caratteristiche individuali e del proprio temperamento. La freccia causale, si scoprì, punta in entrambe le direzioni.

La teoria dell’apprendimento sociale

Bandura promosse l’apprendimento per osservazione come meccanismo primario di acquisizione del repertorio comportamentale sociale: si osservano modelli desiderabili e se ne riproduce il comportamento. Il fenomeno, in apparenza semplice, è mediato da quattro ordini di processi: attenzione, memorizzazione, riproduzione e motivazione. È infatti evidente che il bambino non riproduce tutti i comportamenti dei molti modelli potenziali che ha intorno.

La teoria conserva però un’ottica non evolutiva, perché considera identici a ogni età i processi chiamati in causa. Sappiamo invece che, di fronte a esperienze simili, bambini di età diverse forniscono interpretazioni diverse, e quindi reazioni diverse.

La teoria piagetiana e l’approccio cognitivo evolutivo

La teoria di Piaget, di impronta cognitiva, considera il bambino agente attivo del proprio sviluppo: fin dall’inizio egli ricerca e seleziona stimoli, contribuendo a creare il proprio ambiente. Il progresso cognitivo faciliterà quello sociale, ma si può ipotizzare anche il contrario, che l’esperienza sociale faciliti lo sviluppo cognitivo.

L’approccio cognitivo evolutivo di Kohlberg considerava il superamento di una morale eteronoma, fondata sul rispetto delle regole imposte dall’adulto, e la conquista di una morale autonoma, come frutto delle esperienze dialettiche compiute con i coetanei. La situazione sociale di cooperazione sarebbe dunque il motore dello sviluppo morale e della maturazione intellettiva. Il pari, a differenza dell’adulto, non ha autorità: costringe ad argomentare.

L’etologia

L’etologia contribuì alla diffusione delle ricerche osservative in condizioni naturali. Hinde e Bowlby ne applicarono la teoria al comportamento umano, con un interesse principale per le basi innate della condotta: gli schemi modali d’azione, cioè gli elementi, e i sistemi comportamentali, cioè la loro organizzazione.

Sul piano metodologico ne discende un’esigenza precisa: la descrizione accurata dei comportamenti, condizione della validità esterna e dunque dell’attinenza con ciò che accade nella vita reale. Prima di spiegare, guardare.

La genetica del comportamento

La genetica del comportamento ha ripreso il rapporto tra natura e cultura da un’angolatura rovesciata: per determinare effettivamente il peso dei fattori ambientali occorre stimare quello dei fattori genetici.

A tal fine si comparano individui geneticamente identici cresciuti in ambienti diversi, oppure individui geneticamente diversi cresciuti nello stesso ambiente. Si stima così quanta parte della variazione individuale sia imputabile alla dotazione innata e quanta all’input ambientale.

L’approccio ecologico

Bronfenbrenner concepisce lo sviluppo come modificazione permanente del modo in cui l’individuo percepisce e affronta il proprio ambiente. Il livello base è la diade, che però costituisce un contesto efficace di sviluppo solo se terze persone vi partecipano: la relazione a due, isolata, non basta.

La più alta espressione dello sviluppo è la transizione ecologica, cioè un cambiamento di ruolo, come la nascita di un fratello. È un processo di adattamento che produce modificazioni stabili e specifiche nelle attività e nelle conoscenze del soggetto, generalizzabili ad altre situazioni: è questa la validità evolutiva.

Domande frequenti

Che cosa sono gli effetti del bambino?

Sono le influenze che il bambino esercita sui genitori attraverso le proprie caratteristiche individuali e il proprio temperamento. La loro scoperta ha smentito la visione comportamentista unidirezionale, secondo cui la socializzazione andrebbe solo dai genitori ai figli.

Perché la teoria dell’apprendimento sociale è considerata non evolutiva?

Perché assume che i quattro processi che mediano l’imitazione, attenzione, memorizzazione, riproduzione e motivazione, funzionino allo stesso modo a ogni età. In realtà bambini di età diverse interpretano esperienze simili in modi differenti, e reagiscono di conseguenza.

Perché per Kohlberg i coetanei contano più degli adulti?

Perché la morale autonoma nasce dalle esperienze dialettiche con i pari. Nella cooperazione tra uguali nessuno può imporre la regola per autorità: bisogna discuterla. È questa situazione sociale, non l’obbedienza all’adulto, a costituire il motore dello sviluppo morale.

Che cos’è una transizione ecologica?

Un cambiamento di ruolo, per esempio la nascita di un fratello. Per Bronfenbrenner è la massima espressione dello sviluppo: un adattamento che produce modificazioni stabili nelle attività e nelle conoscenze, generalizzabili ad altre situazioni.

Le teorie dello sviluppo sociale non si contraddicono soltanto: guardano oggetti diversi. La psicoanalisi ricostruisce, il comportamentismo osserva, l’etologia descrive, la genetica scompone, l’approccio ecologico contestualizza. Il passaggio decisivo del Novecento è però uno solo, e le attraversa tutte: il bambino ha smesso di essere ciò che gli adulti fanno di lui ed è diventato uno dei termini attivi della relazione.
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