Cosa significa empatia
L’empatia consente il dispiacere simpatetico, cioè la partecipazione al dispiacere altrui, e favorisce comportamenti di aiuto o di consolazione. A mediarli intervengono i processi di attribuzione causale: capire perché l’altro soffre e chi ne è responsabile orienta la risposta. Gli stessi processi possono generare l’ira empatica, l’indignazione provata per conto di chi ha subito un torto.
Perché tutto questo sia possibile serve un progresso nella proiezione immaginativa. I bambini devono diventare capaci di rappresentarsi le circostanze in cui certe emozioni potranno prodursi in un altro individuo, anche quando quell’individuo non è davanti a loro e quelle circostanze non sono ancora accadute.
L’empatia in pratica: i suoi limiti
L’empatia, da sola, non può spiegare l’acquisizione di una morale della giustizia. Muove verso chi si vede soffrire, ed è per definizione parziale: si estende con più facilità a chi ci somiglia, a chi è presente, a chi è uno e non molti. La giustizia richiede invece criteri validi anche per chi non desta il nostro sentimento.
C’è di più. Se troppo intensa, l’empatia può produrre un carico eccessivo di dispiacere, dal quale ci si difende con processi che non sempre conducono a comportamenti morali: l’evitamento è il più comune. Chi è travolto dalla sofferenza altrui tende a distogliere lo sguardo, non ad avvicinarsi. È una delle ragioni per cui, nelle professioni di aiuto, la regolazione dell’attivazione empatica conta quanto l’empatia stessa.
Termini correlati
Dispiacere simpatetico, ira empatica, attribuzione causale, proiezione immaginativa, morale della giustizia.
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