Quando e come compaiono le prime parole
Le prime parole seguono un ordine abbastanza ricorrente. Prima arrivano quelle che indicano le persone (mamma, papà, nonni, fratelli e sorelle), poi gli oggetti molto familiari (cibi, giochi) e le azioni compiute abitualmente, come salutare, dormire, affermare o negare. In questa fase il bambino non distingue ancora nettamente il nome dell’oggetto dall’azione con cui lo designa: può usare “bau bau” per indicare insieme il cane e il verso associato. L’uso resta ristretto a contesti ripetuti e ritualizzati, quasi che la parola fosse parte di un gesto più che un’etichetta astratta.
Dalla parola legata al contesto al nome delle cose
Il passaggio decisivo è la decontestualizzazione: la parola smette di essere legata a una singola situazione e diventa referenziale, cioè capace di nominare una cosa in qualunque contesto. La parola “ciao”, ad esempio, prima accompagna solo il gesto di riagganciare la cornetta, poi viene usata ogni volta che qualcuno se ne va. Comprensione e produzione procedono insieme: il bambino sa già indicare il papà quando glielo si chiede, anche prima di riuscire a pronunciarne il nome. Da un repertorio iniziale di 50-70 parole si arriva, intorno ai 20 mesi, a una vera esplosione del vocabolario, quando matura la consapevolezza che ogni cosa ha un nome e che, se non lo si conosce, lo si può chiedere.
Termini correlati
Concetti vicini utili per orientarsi: decontestualizzazione, uso referenziale e non-referenziale, olofrase (la parola singola che vale per un’intera frase), esplosione del vocabolario e predicazione, cioè il passaggio dal semplice nominare al descrivere e affermare qualcosa.
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