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Le prime parole

Generalmente le prime parole compaiono tra gli 11 e i 13 mesi di età, secondo un ordine abbastanza ricorrente: in primo luogo quelle che indicano le persone (mamma, papà, nonni, fratelli e sorelle) oppure oggetti molto familiari (cibi, giochi) o azioni che il bambino compie abitualmente (affermare, negare, dormire,salutare). Il bambino inoltre non fa distinzione fra il nome dell’oggetto citato e l’azione che magari usa per designarlo (bau bau = cane), usandoli in contesti comunque ristretti e ritualizzati.
Un passaggio fondamentale è quello della decontestualizzazione, ovvero del passaggio dall’uso non-referenziale delle singole parole a quello referenziale. Esemplificando, l’utilizzo della parola ciao può essere associato prima solo al gesto di abbassare la cornetta telefonica, mentre in seguito viene proposta ogni volta che qualcuno se ne va. In parallelo questo succede anche a livello della comprensione linguistica, così ad esempio, se gli si chiede “dov’è papà” il bambino indicherà il padre anche se ancora non è in grado di produrre foneticamente la parola.
Da questo capiamo come comprensione e produzione siano in interazione reciproca, tanto che dopo i 16 mesi è molto difficile stabilirne l’evoluzione quantitativa. Dai risultati di numerosi studi sappiamo che da un numero iniziale di 50-70 parole si ha poi una vera “esplosione di vocabolario” intorno ai 20 mesi che coincide col momento di passaggio all’uso referenziale (consapevolezza che tutte le cose hanno un nome e quando non lo si conosce si può chiederlo).
Con l’ampliarsi del vocabolario si passa dalla semplice denominazione di oggetti o azioni all’uso di verbi, aggettivi e parole con funzione grammaticale, con il passaggio consequenziale dalla semplice referenza alla predicazione.
Gli studiosi attribuiscono alle prime parole la funzione di olofrasi, ovvero parole che presumono un’intera frase il cui significato è la combinazione di due elementi, uno verbale l’altro dato dal contesto in cui viene pronunciata.

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