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Etologia ed Evoluzione

Dalla mente animale alla coscienza umana

Introduzione
L´evoluzione darwiniana spiega come da un replicatore si può giungere ad organismi più complessi.
I geni sono quanti di conoscenza biologica trasmissibile e oggi si trovano all’interno delle cellule che costituiscono le piante e gli animali.
Una scimmia cominciò a produrre segnali sonori dotati di senso e si formarono circuiti per la prima grammatica. Oggi i bambini vengono al mondo già dotati di sistemi neurali specificamente rivolti all´apprendimento linguistico.
La nascita di un altro replicatore, chiamato “meme” ha creato quanti di conoscenza culturale e sono sorti i “corpi memetici”. E’un monismo bio-linguistico-evolutivo.
La coscienza tipicamente umana bisognerà cercarla in qualche posto tra la parte biologica e quella culturale.

Quanti di conoscenza biologica
L´evoluzione darwiniana spiega come da un iniziale replicatore si può arrivare fino agli organismi più complessi.
La replicazione sforna copie non perfettamente identiche all’originale. Alcune di quelle sbagliate si adattano meglio all´ambiente e allora sopravvivono con più facilità e con prole più numerosa.
Replicazione, variabilità, selezione ed ereditarietà muovono la vita. I replicatori si sono associati e sono diventati i geni: quanti di conoscenza biologica trasmissibile. Oggi si trovano all’interno delle cellule che costituiscono le piante e gli animali.
Sono la parte immortale d’ogni essere vivente che continuano a vivere lasciandosi
dietro i corpi morti dei loro veicoli.
Sono fatti di DNA, una lunga molecola a doppia elica costituita da due catene di basi chimiche (simbolizzate da 4 lettere) e la loro separazione è alla base del processo di copiatura d´informazione genetica.
Il genoma dell’uomo ha circa 25.000 geni, poco più di un verme, i nostri progenitori erano neri ed africani, l’uomo e la scimmia hanno in comune il 98% del loro DNA.
Partendo da replicanti e arrivando a geni e organismi, tutto sembra filare liscio nella storia del mondo animato.
La natura ha selezionato per colonizzare i vari ambienti gli uccelli per volare, i pesci per il mare, quelli che vivono sottoterra, gli adatti a temperature torride oppure glaciali.
L’uomo invece si trasforma da solo e diventa pilota o marinaio, subacqueo per sprofondare sott’acqua, indossa pellicce al freddo e costruisce manufatti utili per sopravvivere nelle zone più difficili.
La specializzazione è avvenuta nell’ambito della sua stessa specie.
Quanti di conoscenza culturale
Tutto iniziò quando una scimmia passò per comunicare, da rumori e schiamazzi a segnali sonori dotati di senso. Prima quelli di saluto, urla di vittoria, d’incitamento, paura, rabbia, piacere; poi quelli meno gridati, più corti, modulati e articolati.
Le prime parole imitavano i suoni della natura, il mormorio e il gorgoglio dell´acqua ( ancora esistono relitti onomatopeici ruscello, river, rauschen, fisch, piscina, piscis) o il rombo del tuono, il mugghiare del vento e i versi degli animali. Sostituirono ben presto la complessa gestualità con la quale da milioni d’anni si erano faticosamente spiegati “la cultura mimica fu precorritrice di tutte le culture umane” (1). Primitivi centri nervosi formarono circuiti per la prima grammatica e così fu possibile designare anche i fatti e gli eventi “la capacità di apprendere le regole della grammatica potrebbe dipendere da alcuni circuiti della memoria a breve termine che sono condivisi da tutti i vertebrati, da alcuni circuiti per riconoscere sequenze e ‘automatizzare’ (velocizzare azioni ripetute comuni ai primati), e da circuiti specifici, per costruire ‘strutture gerarchiche ad albero’, che sono in possesso solo degli esseri umani “(2).
Il cervello si riorganizzò per le nuove necessità legate al linguaggio con nuove connessioni, intrecci di vie e complicati collegamenti. “Le sequenze d’azioni degli arti superiori potrebbero preparare gli anelli fra i gangli della base e la corteccia per l’emergere delle sequenze sintattiche, stabilendo quella che si potrebbe chiamare una protosintassi “ (3).
I bambini vengono al mondo già dotati di sistemi percettivi e di capacità interattive specificamente rivolti all´apprendimento linguistico (4).
Sono i primi cuccioli dotati di una conoscenza incarnata dalla nascita del tutto insufficiente per conoscere ciò che è stato inventato e costruito dalle precedenti generazioni. I classici cinque sensi servono solo a vedere, sentire, toccare, odorare e gustare; ma l’uomo ora è fatto per parlare e comprendere il parlato, deve avere pronto nell’hardware un altro senso specifico per questa strana funzione.
Chomsky lo chiama “l’organo del linguaggio” e senza il quale non entriamo a far parte della cerchia degli umani.
Tra i circuiti “nuovi” vi è certamente quello del sorriso. ”Che esistano due distinti ‘circuiti del sorriso’ lo dimostrano i pazienti con lesioni al cervello” (5). La capacità di interpretare l’ironia o il sarcasmo è tipico dell’uomo, ed è legata a precise zone cerebrali (6).
Il nuovo mondo
Noi oggi viviamo in un altro mondo a causa della nascita di un secondo replicatore in un cervello modificato.
Dawkins l’ha battezzato e gli ha dato un nome. “Un nome che dia l’idea di un’unità di trasmissione culturale o di unità d’imitazione…Spero che i miei amici classicisti mi perdoneranno se abbrevio mimema in meme (7).
Dennett lo ha definito come un pacchetto d’informazione “i geni sono scritti sul medium fisico del DNA, usando un unico linguaggio, i memi anch’essi scritti su medium fisici possono saltare da un medium ad un altro, sia esso un cervello, uno scritto, una videocassetta, un computer” (8).
Il meme come un’unità d’imitazione, istruzione, comprensione e trasmissione d’informazione, è dunque un’unità di conoscenza interna di significato che si manifesta nel mondo con opere reali e virtuali.
I geni sono quanti di conoscenza biologica che creano organismi viventi uno contro gli altri armati in competizione nella biosfera; i memi sono quanti di conoscenza,
in competizione all’interno delle teste, fra le teste e all’interno del mondo dei memi, la memosfera.
Il piccolo d’uomo si trova davanti foreste, uccelli, formiche, zanzare, cani e merluzzi, come tutti gli altri cuccioli ma anche un mondo di biciclette, giocattoli, televisioni, computer, libri, pistole, palazzi e motorini che solo lui può conoscere.
Il linguaggio, dopo milioni d’anni di cultura mimica, con la comparsa dell’homo sapiens, ha costituito per un tempo relativamente la più efficace forma di comunicazione. E’ la scrittura però a fare davvero la differenza e risale a pochissimo tempo fa (per questo il suo apprendimento richiede impegno e applicazione sin dall’infanzia).
“Il semplice gesto di incidere” dice Changeux “di iscrivere congetture del genere su un substrato solido e stabile ha potuto avere conseguenze molto importanti sul processo d’evoluzione che è all’origine della conoscenza scientifica” (9).
Negli ultimi 10000 anni gli umani non sono in pratica mutati a livello genetico, mentre la loro cultura ha subito una rivoluzione; sono nati i “corpi memetici”, ognuno frutto di progetti (libri, cattedrali, aerei, treni, accendini, frigoriferi, tenaglie, ecc.) e di
storia sociale (Io, Sé, società, denaro, mercati finanziari, nazioni, filosofie ecc.).
La coscienza dell’animale si limita al suo corpo, al qui ed ora, non conosce futuro. Era così anche quella dell´’uomo primitivo, come dicono i pigmei, una delle ultime popolazioni rimaste “se non è qui ed ora che importa dove e quando?” (10) ; o dei Piraha, 200 indios dell´Amazzonia, “ lontano dagli occhi, dalla portata delle mani, dal raggio delle frecce, http:\\/\\/psicolab.neta conta” (11).
Oggi l’uomo invece riesce a vedere, con la sua nuova grande ed espansa coscienza, molto più lontano. Ha preso il sopravvento addirittura su i suoi stessi geni.
Può costringere il suo corpo alla castità o al suicidio, contravvenendo così all’istinto di base: riproduzione e autoconservazione.
“ E’soltanto attraverso il linguaggio” dice Crespi “ che noi perveniamo alla consapevolezza del nostro essere qui ed è solo attraverso di esso che noi possiamo formarci un’idea di chi noi siamo e del perché siamo qui: è infatti al suo interno che costruiamo il nostro io, la nostra individualità, la nostra identità e le nostre rappresentazioni del mondo e della vita (12).
La comprensione del significato dell´’ambiente che ci circonda, del mondo e di noi stessi si è arricchita. “ Il nostro essere animali” dice Cimatti “coincide con il nostro essere animali linguistici” (12). Parlandoci confrontiamo le nostre idee, le idee migliori vanno avanti e costruiscono sistemi d’idee complessi e resistenti
Dawkins pensa alle idee come a virus, porta ad esempio i virus dei computer che saltando dall’uno all’altro creano temibili epidemie; ciò che è importante è l’idea “ che la mente sia un ambiente ospitale per idee o informazioni parassite, che si autoreplicano, e che sia tipicamente infettata in modo massiccio (14).
Quelli che persistono sono quelli in gradi di replicarsi, che trovano il modo migliore per adattarsi in quel dato momento storico e ambientale, qualunque siano gli effetti sulla mente che in quel momento occupano. Gli esseri umani fungono da veicoli di trasmissione, un Kamikaze fa saltare in aria il suo corpo in funzione della difesa dell’idea, del corpo memetico superiore, che può essere un credo politico, religioso, romantico, miltare.
I corpi memetici vanno avanti per la loro strada, creano le sovrastrutture in cui ci troviamo a vivere. I memi sono le unità di base della cultura come i geni i mattoni della vita, sono loro che trasfigurando gli istinti, dalla paura hanno creato le religioni, dal sesso l’amore, dal possesso del territorio al potere e al denaro.
Alla nascita il cervello umano è “vuoto” come quello di una scimmia, ha però le potenzialità di acquisire corpuscoli di conoscenza che grazie al linguaggio possono evolvere. Trova già pronta una realtà che generazione dopo generazione ha reso quei corpuscoli solidi e rassicuranti costruzioni che lo accolgono: famiglia, scuola, educazione e “opere memetiche” frutto di una lunga storia, e in quella forgerà la sua storia individuale.
Monismo umano
Si tratta di abbracciare un monismo bio-linguistico-evolutivo.
Riunire la res cogitans ( memi) a quella extensa (geni), in un processo evolutivo prima
dal replicatore al gene e agli organismi superiori, fino a giungere all’uomo e poi dal linguaggio al meme e ai prodotti alti della cultura. Un processo imprevedibile e senza alcun progetto. “Il pensiero” dice Jonas “non era previsto nell’ameba, né la colonna vertebrale, non lo era la scienza e nemmeno il pollice opponibile: tutto venne prodotto a suo tempo” (15).
Un’evoluzione tramite codice genetico e una che usa il codice linguistico.
Una che giunge al cervello e alla mente animale e l’altra che arriva alla coscienza umana.
Nel mondo naturale accanto a forme di vita molto raffinate troviamo organismi primitivi, quasi preistorici; anche le menti umane differiscono molto tra loro in virtù della differenza tra le estensioni delle coscienze e possiamo avere un Nobel e un analfabeta, un serial killer e un santo, un Ghandi e un Hitler.
Ogni cervello proviene da un singolo percorso di milioni d’anni d’evoluzione e perciò ha ben stabilizzato i suoi caratteri individuali: aggressività, mitezza, furbizia, generosità, coraggio, codardia, timidezza, sfrontatezza, cattiveria; le sue emozioni.
Per emozione i neurobiologi intendono l’insieme dei cambiamenti dello stato corporeo indotto in miriadi d’organi dai terminali delle cellule nervose, sotto il controllo di un sistema del cervello che risponde al contenuto dei pensieri relativi ad un particolare evento, “ come un insieme di spruzzatori ben congegnati” dice Damasio, “ ciascuno dei quali emette la propria sostanza chimica verso particolari sistemi e, all’interno di questi, verso particolari circuiti”(16).
“Paura, collera, tristezza, gioia, stupore, disgusto (ma anche, secondo alcuni), vergogna, tenerezza protettiva, desiderio erotico, gelosia, curiosità esploratoria, e forse altre ancora sarebbero categorie biologicamente fondate, precedenti sia filogeneticamente che ontogeneticamente l’esercizio delle capacità umane di conoscenza esplicita e di categorizzazione concettuale”(17).
Il mondo dei memi è una sovrastruttura del nostro Io biologico che rimane il fondamento della personalità. Tuttavia non è più stabile come quell’animale, é in equilibrio precario tra geni e memi, tra essere e apparire.
Nell’accezione più ampia possibile” dice col suo classico stile William James, “il Sé di un uomo è la somma totale di tutto quanto egli PUO’ definire suo, non solamente il suo corpo e le sue facoltà psichiche, ma i suoi vestiti e la sua casa, sua moglie e i figli, i suoi antenati e i suoi amici, la sua reputazione e le attività lavorative, le proprietà terriere e i cavalli, lo yacht e il conto in banca (…) Se queste cose crescono e prosperano, egli si sentirà trionfante; se perdono d’importanza e svaniscono, si sentirà abbattuto, non necessariamente con lo stesso grado d’intensità per ogni singola cosa, ma sostanzialmente allo stesso modo per tutto” (18).
Da una parte le costruzioni del clima sociale e dell´ambiente culturale e dall’altra la struttura fondamentale con le emozioni di base che le influenza e da cui dipende.
”Cosa volete imparare?” dice Brodie “Le lingue? Le capitali del mondo? Matematica, Passione musicale? Qualunque cosa sia, avete bisogno di imparare tutto tranne quello che avete ricevuto dai vostri geni” (19).
Noi tuttavia possiamo avere la consapevolezza di quali sono le forze in campo, anzi solo se avremo questa consapevolezza saremo maggiormente liberi e meno pedine di una mano che gioca con gli occhi chiusi. La scelta di conoscere come stanno le cose spetta in fondo anche ad una parte di noi, sia pure collocato in una scomoda posizione, tra la parte biologica e quella culturale.
In laboratorio è difficile trovare una soluzione; posti di fronte al mistero della morte potremo rispondere con il coraggio del gigante o con la nevrosi del depresso. Si può abbracciare un credo che trasformi il terrore della solitudine cosmica in una speranza di beatitudine celeste; possiamo persino rifugiarci nell’arte poetica “ …Così tra questa / Immensità s’annega il pensier mio: / E il naufragar m’è dolce in questo mare (G.Leopardi L’infinito).
Rimane altresì la possibilità di non pensarci affatto, come del resto fanno tutti gli altri animali.
Dott. Luciano Peccarisi, medico. Ostuni (BR)
Specialista in Neurologia

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