Cosa significa condivisione degli argomenti
Ogni interazione ruota attorno a un argomento. Se nei primi mesi l’attenzione è catturata da espressioni facciali, suoni e movimenti, cioè dall’altra persona, intorno ai cinque mesi emerge la capacità di manipolazione e il bambino rivolge l’attenzione al mondo degli oggetti.
Il compito materno cambia di conseguenza: diventa la condivisione di elementi esterni alla coppia. Lo strumento è il coorientamento, cioè l’attenzione congiunta verso un comune punto focale. All’inizio è il bambino a deciderlo: propone che cosa guardare, guida l’interazione e determina la scelta dell’argomento da condividere. L’adulto lo segue, e questo seguire è già un insegnamento.
La condivisione degli argomenti in pratica
Fino ai dieci mesi circa il bambino non è capace di seguire lo sguardo altrui. Alla fine del primo anno, però, la direzione dello sguardo viene colta e diventa un segnale significativo: gli altri potranno usarla per indicare oggetti, e quindi per nominarli, commentarli, includerli in scambi via via più complessi. È da questa competenza apparentemente minuta che dipende buona parte dell’acquisizione del linguaggio.
Si parla di episodi di coinvolgimento reciproco quando l’interazione prende avvio da un comune centro di attenzione, che l’adulto utilizza poi per ampliare il repertorio comportamentale del bambino, aiutandolo a raggiungere livelli di competenza maggiori. L’oggetto condiviso, in altre parole, non è il fine dello scambio: è il terreno su cui l’adulto può sostenere il bambino appena oltre ciò che saprebbe fare da solo.
Termini correlati
Attenzione congiunta, coorientamento, seguire lo sguardo, coinvolgimento reciproco, scaffolding.
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