L’autostima è il sentimento che ognuno ha del proprio valore e delle proprie capacità, rappresenta l’aspetto valutativo del sistema di sé e si riferisce all’immagine di un sé ideale che tutti possiedono: quando la discrepanza tra sé ideale e sé percepito è minima, il soggetto avrà un’alta stima di sé, che tuttavia non è statica ma suscettibile a variazioni nella fase iniziale dell’infanzia, e all’influenza dell’esperienza durante l’adolescenza. Si tratta di un’entità globale o relativa a una serie di comportamenti indipendenti? Ci sono campi diversi a cui ci si può riferire, chiedendoci quanto sia importante riuscire bene e quanto ci si senta competenti rispetto a ciascuno di essi; la discrepanza tra valore attribuito alla competenza percepita e l’importanza ad essa assegnata, viene considerata misura dell’autostima, in quanto riflette il livello a cui si ritiene di corrispondere ai propri modelli. Un cambiamento ontogenetico nell’autostima si ha di solito in concomitanza con la crisi di identità che, secondo Erikson, vivono molti adolescenti; sentendosi incerti sul presente e sul futuro essi cercano di rivalutare la loro identità personale e i loro traguardi. La conseguenza più importante è costituita dalla sua influenza sullo stato emotivo generale dell’individuo, che poi influenza il grado di motivazione e di interesse del soggetto. Quando il sé giudica se stesso, nascono emozioni quali la vergogna, se il giudizio è di carenza rispetto ai modelli personali o alle convenzioni sociali, o, viceversa, l’orgoglio. Tali emozioni possono avere conseguenze permanenti sull’autostima; come sottolinea Lewis, perché si possa parlare di autostima sono necessari due prerequisiti cognitivi quali la consapevolezza oggettiva di sé e la capacità di riconoscere e mantenere modelli di comportamento. Il sé è considerabile come una teoria su chi siamo e come ci collochiamo nella società, la funzione di tale teoria è quella di aiutarci a cercare le esperienze individuali che si adattino all’immagine che abbiamo di noi stessi. Inizialmente il sé è soprattutto un’entità socialmente costruita e in nessun momento della vita si può comunque escludere il riferimento alle valutazioni altrui.