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Senso del sé, senso dell´altro

I bambini elaborano attivamente le esperienze e il loro comportamento è il tentativo di dare senso a ciò che accade; in ogni situazione essi acquisiscono dati, riflettono e analizzano le informazioni, la loro risposta sarà il risultato di questa valutazione. Il concetto di sé, permette di adottare un punto di vista da cui osservare il mondo, organizzare il comportamento e determinare le modalità con cui costruire la realtà e cercare le esperienze per mantenere l’immagine che si ha di se stessi. William James distinse tra io, ovvero il sé che apprende, che organizza e interpreta l’esperienza in modo soggettivo e continuo nel tempo, e me, che è il sé come conosciuto, l’oggetto della nostra percezione quando contempliamo noi stessi, il risultato degli sforzi di autoconsapevolezza, incluse le categorie di età, sesso, razza. Su questa distinzione Lewis differenzia il sé esistenziale, che è il primo ad apparire e permette di sentirsi una persona distinta dalle altre e dotata di continuità nel tempo, dal sé categorico ovvero l’abilità di definirsi in termini categoriali di età, sesso e dimensioni. Se si osservano in uno specchio, i bambini, per riconoscere se stessi, possono ricorrere a indizi contingenti, derivati dal fatto che l’immagine speculare si muove precisamente con i movimenti propri, o ad indizi morfologici, ossia caratteristiche fisiche stabili quali i lineamenti e l’aspetto. Ovviamente i primi ad essere usati sono gli indizi contingenti, già a 9 mesi, quando i piccoli dimostrano più interesse per le proprie immagini. Dal secondo anno di vita, il linguaggio diviene fonte di prova di riconoscimento, attraverso l’uso di autoriferimenti quali “io” e “me”; inoltre, il rifiuto di aiuto e la deliberata disobbedienza, possono essere interpretati come segnali di autoaffermazione e quindi di presenza di organizzazione del sé. Il sé emerge in forma implicita già nei primi mesi di vita, attraverso l’effetto dell’azione, con cui il proprio comportamento può influire sugli oggetti e sugli altri; il sé rappresenta una nostra creazione, determinata da valori e preferenze personali, ci permette di porre enfasi su alcuni aspetti più che su altri, portandoci ad una immagine di noi stessi distorta se confrontata con quella che gli altri hanno di noi. Il concetto di sé implica aspetti cognitivi, è dinamico e viene modificato dall’auto-osservazione, dall’esperienza, dai successi e dai fallimenti; l’infanzia rappresenta a tale fine un periodo particolarmente sensibile.

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