Alla fine del primo anno compare l’uso dei gesti, mezzi non verbali, convenzionali nella forma, universalmente accettati. Il primo a comparire è il gesto deittico, il gesto dell’indicare, che assume significato intorno ai 9 mesi, quando dall’indicare a se stesso, il bambino passa ad indicare ad altri. L’uso dei gesti diminuisce ovviamente con l’acquisizione del linguaggio. Intorno ai 10 mesi si osserva la ricerca del riferimento sociale, il bambino, prima di entrare in azione in una situazione nuova, cerca degli indizi nell’espressione o nel comportamento degli altri, che possano guidare la sua valutazione della situazione. La sua risposta finale è perciò mediata dalle reazioni altrui, che il bambino integra nella sua comprensione dell’evento. Il referente sociale offre una importante via di comunicazione dei sentimenti, utile soprattutto in caso di incertezza, da non confondersi con una forma di imitazione. Potremmo dire che si tratta dei uno dei primi indizi del fatto che il bambino riesce ad attribuire agli altri degli stati mentali, egli sta cioè sviluppando una sua teoria della mente. intorno ai 18 mesi, azioni e oggetti possono essere rappresentati interiormente in forma simbolica, attraverso l’uso del linguaggio. Le parole sono usate come rappresentazioni di oggetti (uso diverso da quello dei bambini più piccoli che riproducono in modo associativo il nome dell’oggetto che vedono, ma che non nominano in caso di sua assenza), il bambino scopre che la definizione è cosa distinta dal suo oggetto di riferimento e che agisce come sostituto. Le interazioni a due con un adulto, o episodi di coinvolgimento reciproco, sono il principale contesto e motore di socializzazione; esse divengono conversazioni dall’effetto positivo sullo sviluppo linguistico se:
si adottano stili di linguaggio vantaggiosi (uno stile direttivo interferisce con lo sviluppo del linguaggio);
c’è coinvolgimento nei formats, ovvero nelle routine standardizzate e ricorrenti quali i giochi;
si utilizza il “motherese”, linguaggio dai peculiari aspetti sintattici, semantici, pragmatici e fonologici che lo rendono semplice, breve, ripetitivo e degno dell’attenzione di un bambino .