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Rappresentazione simbolica

In psicologia dello sviluppo, la rappresentazione simbolica è la quinta e ultima fase dell’interazione precoce, verso i diciotto mesi. Il bambino scopre che la parola è distinta dall’oggetto e ne fa le veci: da quel momento la relazione può riguardare ciò che non è presente. Cosa significa rappresentazione simbolica Alla fine del primo anno compare […]

Psicolab — Rappresentazione simbolica
In psicologia dello sviluppo, la rappresentazione simbolica è la quinta e ultima fase dell’interazione precoce, verso i diciotto mesi. Il bambino scopre che la parola è distinta dall’oggetto e ne fa le veci: da quel momento la relazione può riguardare ciò che non è presente.

Cosa significa rappresentazione simbolica

Alla fine del primo anno compare l’uso dei gesti: mezzi non verbali, convenzionali nella forma e universalmente accettati. Il primo è il gesto deittico, il gesto dell’indicare, che assume significato intorno ai nove mesi, quando il bambino passa dall’indicare per sé all’indicare per altri. L’uso dei gesti diminuirà poi con l’acquisizione del linguaggio.

Intorno ai dieci mesi si osserva la ricerca del riferimento sociale. Prima di agire in una situazione nuova, il bambino cerca indizi nell’espressione o nel comportamento degli altri, indizi che possano guidare la sua valutazione. La risposta finale è dunque mediata dalle reazioni altrui, che egli integra nella propria comprensione dell’evento. Il riferimento sociale non va confuso con l’imitazione: è una via di comunicazione dei sentimenti, preziosa soprattutto nell’incertezza, ed è uno dei primi indizi del fatto che il bambino attribuisce agli altri degli stati mentali. Sta cioè sviluppando una teoria della mente.

Verso i diciotto mesi azioni e oggetti possono essere rappresentati interiormente in forma simbolica, attraverso il linguaggio. Le parole vengono usate come rappresentazioni degli oggetti, in un modo diverso da quello dei bambini più piccoli, che riproducono per associazione il nome dell’oggetto che vedono ma non lo nominano in sua assenza. Il bambino scopre che la definizione è cosa distinta dal proprio referente e che ne funge da sostituto.

La rappresentazione simbolica in pratica

Le interazioni a due con un adulto, gli episodi di coinvolgimento reciproco, sono il principale contesto e il motore della socializzazione. Diventano conversazioni con effetti positivi sullo sviluppo linguistico a tre condizioni: che si adottino stili di linguaggio vantaggiosi, poiché uno stile direttivo interferisce con lo sviluppo del linguaggio; che vi sia coinvolgimento nei format, cioè nelle routine standardizzate e ricorrenti come i giochi; e che si utilizzi il motherese, quel linguaggio dagli aspetti sintattici, semantici, pragmatici e fonologici peculiari che lo rendono semplice, breve, ripetitivo e degno dell’attenzione di un bambino.

Termini correlati

Gesto deittico, riferimento sociale, teoria della mente, motherese, format, simbolo.

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