fbpx

Psico Wiki, Scuola

Teorie sullo sviluppo emotivo

Per quanto concerne lo studio dello sviluppo emotivo incontriamo diverse teorie: quella della differenziazione elaborata da Sroufe (1979) considera il neonato inconsapevole delle emozioni, nonostante la presenza di un sorriso endogeno, indice di benessere interno piuttosto che di un’emozione vera e propria. L’interazione con le persone e col mondo permette al bambino di sviluppare il sorriso sociale ed acquisire maggior consapevolezza delle proprie emozioni quali gioia, paura, collera, sorpresa. È durante la fase dell’attaccamento che il bambino raffina l’espressività delle emozioni, le gradazioni emotive, la comunicazione intenzionale delle emozioni, cominciando a comunicare con le persone che si prendono cura di lui. Durante la fase della sperimentazione, la tensione fra attaccamento e separazione e l’avvio del processo di individuazione favoriscono lo sviluppo di un’autocoscienza, di stati interni emozionali quali l’affetto per se stessi, la vergogna, l’opposizione, l’aggressione intenzionale, che in seguito parteciperanno alla formazione delle emozioni più complesse.
Izard (1978, 1991) sostenitore dello sviluppo differenziale delle emozioni, pone l’accento sulle espressioni facciali ed individua nel bambino tre livelli di capacità esperenziale delle emozioni, legati al contemporaneo sviluppo cognitivo e della coscienza. Il primo, sensorio-affettivo, è caratterizzato da poche e semplici emozioni necessarie a comunicare i propri bisogni alla madre e a fondare il legame madre-bambino; nel secondo, percettivo-affettivo, il bambino comincia a discriminare tra gli aspetti percettivi delle persone e quelli delle cose e col sorriso sociale mostra di distinguere tra l’interazione con esseri umani e con oggetti; nel terzo, cognitivo-affettivo, il bambino riesce a lavorare su immagini, simboli, sulla memoria del passato e l’anticipazione del futuro, si va precisando la consapevolezza di se stesso come agente e della sua vulnerabilità.
Campos e colleghi (1983) sostengono che la capacità di esprimere le emozioni sia già differenziata dalla nascita, antecedente ad ogni forma di apprendimento sociale, ma che l’esperienza di queste avvenga solo più tardi. Pribram (1980) distingue tra dimensione protocritica dell’esperienza emotiva intesa come esperienza diffusa di tensione o rilassamento e dimensione epicritica intesa come iniziale capacità di localizzare nello spazio e nel tempo l’emozione e successivamente capacità di interpretarne la sua specificità. Bion ritiene importante non trascurare l’influenza dei fattori sociali: la madre riconosce le emozioni del figlio e gli attribuisce una specifica esperienza che poi comunica di rimando al piccolo e le da’così una connotazione espressiva; tale processo favorisce la comprensione dell’esperienza emotiva.

Denise Pagano

Denise Pagano

Aggiungi commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.