Le emozioni non sono pronte alla nascita in forma adulta. Si costruiscono nei primi anni di vita attraverso un intreccio fra maturazione neurologica, esperienza relazionale, sviluppo cognitivo. Quattro grandi famiglie teoriche hanno provato a descrivere questo processo: Sroufe, Izard, Campos, Pribram, oltre alla prospettiva psicoanalitica di Bion. Ciascuna mette al centro un meccanismo diverso.
La teoria della differenziazione (Sroufe, 1979)
Alan Sroufe propone un modello in cui le emozioni si differenziano progressivamente da uno stato indifferenziato iniziale. Alla nascita il bambino non è consapevole delle proprie emozioni. Il sorriso che a volte appare nei primi giorni di vita è un sorriso endogeno: segnale di benessere fisiologico interno più che di un’emozione vera e propria.
L’interazione con il caregiver e con il mondo trasforma il sorriso endogeno in sorriso sociale attorno ai due-tre mesi. Da quel momento il bambino acquisisce progressivamente consapevolezza di emozioni fondamentali come gioia, paura, collera, sorpresa. Durante la fase dell’attaccamento (6-18 mesi) il bambino raffina l’espressività delle emozioni, le gradazioni di intensità, la comunicazione intenzionale verso le persone significative.
Nella fase della sperimentazione (18-36 mesi), la tensione fra attaccamento e separazione e l’avvio del processo di individuazione favoriscono lo sviluppo dell’autocoscienza emotiva. Emergono stati interni più complessi: affetto per se stessi, vergogna, opposizione, aggressione intenzionale. Sono i mattoni delle emozioni adulte più articolate.
Lo sviluppo differenziale (Izard, 1978-1991)
Carroll Izard sposta l’accento sulle espressioni facciali come marcatori osservabili delle emozioni. Individua tre livelli successivi di capacità esperienziale dell’emozione nel bambino:
- Sensorio-affettivo: caratterizzato da poche emozioni semplici, necessarie a comunicare i bisogni alla madre e a fondare il legame madre-bambino
- Percettivo-affettivo: il bambino comincia a distinguere fra aspetti percettivi delle persone e delle cose. Con il sorriso sociale mostra di riconoscere la differenza fra interazione con esseri umani e con oggetti
- Cognitivo-affettivo: il bambino riesce a lavorare su immagini, simboli, memoria del passato e anticipazione del futuro. Si precisa la consapevolezza di sé come agente capace di scelta e di sé come essere vulnerabile
Ogni livello è sostenuto dal contemporaneo sviluppo cognitivo e dalla maturazione della coscienza.
Capacità innata vs esperienza appresa (Campos e colleghi, 1983)
Joseph Campos e collaboratori propongono una posizione intermedia. Secondo loro la capacità di esprimere le emozioni è già differenziata fin dalla nascita, antecedente a ogni forma di apprendimento sociale. Quello che si sviluppa più tardi è la capacità di esperire consapevolmente l’emozione, cioè di sentirla come un proprio stato interno.
La distinzione è importante perché separa due piani che il senso comune confonde: produrre il segno di un’emozione (l’espressione facciale) e provare l’emozione come fenomeno soggettivo.
Protocritico ed epicritico (Pribram, 1980)
Karl Pribram distingue due dimensioni dell’esperienza emotiva:
- Dimensione protocritica: esperienza diffusa di tensione o rilassamento corporeo, non localizzata, primitiva
- Dimensione epicritica: capacità di localizzare l’emozione nello spazio e nel tempo. In una fase successiva si aggiunge la capacità di interpretarne la specificità (paura, collera, gioia)
La distinzione richiama in psicologia evolutiva la stessa logica che la neurologia aveva già applicato alla sensibilità cutanea: prima una sensazione globale, poi una progressiva specificazione.
L’influenza sociale e materna (Bion)
Wilfred Bion porta una prospettiva psicoanalitica. Ritiene che l’esperienza emotiva del bambino sia profondamente influenzata dalla madre. La madre riconosce le emozioni del figlio, le restituisce in forma elaborata, attribuisce loro una specifica connotazione espressiva. Quel rispecchiamento contenitivo è ciò che permette al bambino di trasformare un’esperienza emotiva grezza in un’emozione riconoscibile.
Il concetto bioniano di réverie materna e di funzione alfa descrive proprio questo lavoro psichico della madre: accogliere il vissuto del bambino, “digerirlo” emotivamente, restituirlo in forma pensabile. È il modello psicoanalitico classico dell’origine relazionale della vita emotiva.
Cosa hanno in comune queste teorie
Pur partendo da prospettive diverse, le teorie convergono su alcuni punti:
- Lo sviluppo emotivo è un processo, non un dato di partenza
- Il caregiver svolge un ruolo costitutivo, non solo facilitativo
- Maturazione neurologica e relazione si intrecciano fin dai primi giorni
- L’esperienza soggettiva delle emozioni emerge gradualmente, attraverso passaggi distinti
Domande frequenti sullo sviluppo emotivo
A che età compaiono le prime vere emozioni?
Le espressioni facciali tipiche delle emozioni primarie (gioia, paura, collera, sorpresa, disgusto, tristezza) sono osservabili già nei primi mesi. La consapevolezza soggettiva delle emozioni si costruisce più tardi, attraverso la relazione con il caregiver.
Qual è la differenza fra sorriso endogeno e sorriso sociale?
Il sorriso endogeno è presente fin dai primi giorni di vita ed esprime un benessere fisiologico interno. Il sorriso sociale compare attorno ai due-tre mesi ed è una risposta diretta alla presenza umana, prima espressione di un legame emotivo orientato all’altro.
Cosa significa “funzione alfa” in Bion?
È il lavoro psichico inconscio con cui la madre trasforma gli stati emotivi grezzi del bambino in esperienze pensabili e nominabili. È uno dei concetti centrali della teoria bioniana del pensiero.
Le emozioni sono universali o culturali?
Le emozioni primarie hanno basi biologiche universali (riconoscibili in tutte le culture). Le emozioni più complesse (vergogna, orgoglio, gelosia, senso di colpa) si articolano in modo specifico in funzione dei modelli culturali, familiari, linguistici.
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In sintesi: lo sviluppo emotivo si costruisce. Sroufe descrive la differenziazione progressiva, Izard tre livelli legati al cognitivo, Campos distingue espressione e esperienza, Pribram separa protocritico ed epicritico, Bion mette al centro la funzione contenitiva della madre. Insieme queste teorie disegnano il quadro più ampio della psicologia dello sviluppo emotivo.
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