Il problema della cosiddetta alienazione parentale
Va detto con chiarezza, perché è il punto su cui si costruiscono decisioni che riguardano bambini.
La sindrome di alienazione parentale non è una diagnosi riconosciuta: non compare nei manuali diagnostici internazionali, e la sua validità scientifica è contestata.
In Italia la Corte di cassazione si è espressa più volte in senso critico sull’utilizzo di questo costrutto come base autonoma di valutazione e di provvedimenti, richiedendo l’accertamento di condotte concrete anziché il ricorso a una categoria priva di riconoscimento.
Va precisato ciò che questo non significa: non significa che non esistano genitori che ostacolano la relazione del figlio con l’altro. Quei comportamenti esistono, sono descrivibili e vanno provati come fatti, svalutazione ripetuta, ostacolo agli incontri, coinvolgimento del figlio nel conflitto.
La differenza fra descrivere condotte e nominare una sindrome non è formale: la seconda porta a spiegare il rifiuto con la manipolazione prima di aver esaminato le altre spiegazioni possibili.
Perché un figlio può rifiutare un genitore
Le ragioni possibili sono diverse, e vanno considerate tutte.
L’esposizione al conflitto: quando un bambino viene messo in mezzo, allearsi con uno dei due può essere il modo di uscire da una posizione insostenibile.
Il conflitto di lealtà: mantenere un rapporto con entrambi comporta, nel percepito del bambino, tradire l’uno o l’altro. Il rifiuto risolve un problema che gli adulti gli hanno posto.
La storia reale della relazione: comportamenti trascuranti, assenze prolungate, rigidità, o violenza subita o assistita. Questa è l’ipotesi che il ricorso all’alienazione parentale rischia di rimuovere per prima, ed è la più grave da mancare.
Il comportamento attuale del genitore rifiutato, incluse le reazioni al rifiuto stesso, che possono confermarlo.
E la fase evolutiva: in adolescenza la riduzione della frequentazione di un genitore può rientrare in un processo tipico, e non richiede spiegazioni patologiche.
Il rischio in entrambe le direzioni
Va nominato esplicitamente perché riguarda bambini reali.
Da un lato, attribuire il rifiuto alla manipolazione quando esiste una ragione fondata (in particolare violenza o trascuratezza) significa esporre il minore a un contatto dannoso e togliere credito alla sua parola. Questo rischio è stato segnalato da organismi internazionali che si occupano di violenza contro donne e minori.
Dall’altro, trascurare comportamenti reali di ostacolo alla relazione danneggia il rapporto del figlio con un genitore che non ha fatto nulla per meritarlo.
Ne segue che non esiste una scorciatoia: serve una valutazione che esamini le condotte concrete di entrambi, la storia della relazione, e ciò che il minore esprime, con metodi appropriati all’età e senza domande suggestive.
Cosa può fare un genitore
- Non chiedere al figlio di schierarsi, neppure indirettamente, e non usarlo come tramite di comunicazioni.
- Non commentare l’altro genitore davanti a lui, incluso il registro ironico, che i bambini colgono.
- Se si è il genitore rifiutato: mantenere una presenza costante e non insistente, senza chiedere spiegazioni né mettere sotto accusa. La disponibilità continuata è ciò che consente un riavvicinamento quando diventerà possibile.
- Non affrontare il rifiuto come una questione da vincere: la pressione conferma al figlio la ragione per cui si è allontanato.
- Rivolgersi a professionisti che lavorino sulle condotte e sulla relazione, diffidando di chi propone diagnosi non riconosciute o soluzioni drastiche.
Domande frequenti
L’alienazione parentale e riconosciuta?
No: non compare nei manuali diagnostici e la Cassazione ne ha piu volte escluso l’uso come base autonoma. I comportamenti di ostacolo vanno provati come condotte concrete.
Se un figlio rifiuta un genitore e sempre manipolazione?
No. Le ragioni possibili includono l’esposizione al conflitto, il conflitto di lealta, la storia reale della relazione e la fase evolutiva.
Qual e il rischio maggiore?
Attribuire alla manipolazione un rifiuto fondato su violenza o trascuratezza, esponendo il minore a un contatto dannoso e togliendo credito alla sua parola.
Cosa puo fare il genitore rifiutato?
Mantenere una presenza costante e non insistente, senza chiedere spiegazioni ne fare pressione, che conferma al figlio la ragione dell’allontanamento.
Lascia un commento