Psicologia Sociale e del Comportamento

Come prevenire un Conflitto

Sul modo di comunicare per evitare i conflitti circolano molte formule. Alcune hanno supporto empirico, altre meno, e la distinzione più utile riguarda quando prevenire un conflitto non è l’obiettivo giusto. Articolo divulgativo. Le tecniche descritte presuppongono interlocutori in posizione paritaria: non sono indicate dove esistono violenza o controllo coercitivo. In quel caso: 1522. Cosa […]

Come prevenire un Conflitto
Sul modo di comunicare per evitare i conflitti circolano molte formule. Alcune hanno supporto empirico, altre meno, e la distinzione più utile riguarda quando prevenire un conflitto non è l’obiettivo giusto.
Articolo divulgativo. Le tecniche descritte presuppongono interlocutori in posizione paritaria: non sono indicate dove esistono violenza o controllo coercitivo. In quel caso: 1522.

Cosa fa scalare un conflitto

La ricerca sulla comunicazione conflittuale ha individuato schemi ricorrenti, ed è più utile partire da lì che dalle regole positive.

La critica alla persona anziché al comportamento: «sei disorganizzato» invece di «la scadenza non è stata rispettata». Attribuire a un tratto stabile chiude le possibilità di correzione.

Il disprezzo (sarcasmo, occhi al cielo, tono di superiorità) che nella ricerca sulle coppie è il segnale prognostico più sfavorevole.

La difensività: rispondere a una richiesta con una contro-accusa, che sposta la discussione e la moltiplica.

La chiusura: smettere di rispondere restando presenti, che è vissuta come rifiuto e aumenta l’insistenza dell’altro.

E lo schema domanda-ritiro, in cui l’insistenza di uno alimenta il ritiro dell’altro e viceversa. È il pattern più associato all’insoddisfazione, e si autoalimenta.

Cosa funziona

Le indicazioni con maggiore supporto sono poche e concrete.

Descrivere il comportamento e il proprio stato anziché attribuire intenzioni: «quando è successo questo, io mi sono sentito così» funziona meglio di «tu hai voluto farmi stare male». La differenza non è di cortesia, è che il primo è verificabile e il secondo no.

Fare richieste specifiche anziché lamentele generiche: cosa esattamente si vorrebbe che accadesse la prossima volta.

La riparazione: interrompere l’escalation con un gesto o una frase che riconosce l’altro. Le coppie stabili non evitano i conflitti, li ricuciono, e la capacità di riparare predice l’esito più dell’assenza di attriti.

La rivalutazione: rileggere la situazione dal punto di vista di un osservatore neutrale. È l’esercizio con il supporto sperimentale più netto in questo ambito, e richiede pochi minuti.

Va aggiunto un elemento sulla tempistica: sotto attivazione emotiva intensa la capacità di regolazione cala, e rinviare esplicitamente una discussione (con l’impegno di riprenderla) è più efficace che proseguirla.

Una precisazione sul non verbale

Il testo originale attribuisce grande peso a tono, sguardo, gesti. Vale la pena precisare cosa la ricerca sostiene.

Il non verbale trasmette informazione soprattutto sul tono relazionale (coinvolgimento, attenzione, disagio) non su contenuti specifici. E i singoli gesti non hanno significati fissi: le braccia incrociate possono indicare chiusura, freddo o comodità.

Ciò che risulta associato all’efficacia non è l’adozione di posture particolari ma la coerenza fra ciò che si dice e come lo si dice. Un messaggio conciliante con tono ostile viene letto come ostile.

Va corretta anche la statistica più abusata del settore: l’idea che la comunicazione sia per il 93% non verbale deriva da studi su un compito specifico (giudicare l’atteggiamento quando parole e tono si contraddicono) e non è generalizzabile.

Quando evitare il conflitto è l’obiettivo sbagliato

È il punto che gli articoli sulla comunicazione pacifica omettono.

Il conflitto ha una funzione: segnala che qualcosa non funziona e apre la possibilità di negoziarlo. Evitarlo sistematicamente produce accumulo, e la ricerca associa l’evitamento del conflitto a peggiore soddisfazione, non a migliore.

Va aggiunto il caso in cui la formula è dannosa: dove esiste una asimmetria di potere, l’invito a comunicare in modo pacifico ricade sulla parte più esposta, e le impostazioni basate sulla responsabilità condivisa attribuiscono a chi subisce una quota di responsabilità che non le compete.

Il criterio pratico: le tecniche di comunicazione servono a rendere il conflitto gestibile, non a farlo sparire. Se l’obiettivo è che non emerga nulla, il problema non è come si comunica.

Domande frequenti

Cosa fa peggiorare un conflitto?

Critica alla persona anziche al comportamento, disprezzo, difensivita, chiusura e lo schema domanda-ritiro, in cui insistenza e ritiro si alimentano a vicenda.

Qual e la tecnica con piu supporto?

Rileggere la situazione dal punto di vista di un osservatore neutrale: e l’esercizio con l’evidenza sperimentale piu netta, e richiede pochi minuti.

La comunicazione e davvero per il 93% non verbale?

No: quel dato deriva da studi su un compito specifico e non e generalizzabile. Conta soprattutto la coerenza fra cio che si dice e come lo si dice.

Evitare i conflitti e sempre positivo?

No: l’evitamento sistematico e associato a peggiore soddisfazione. Le tecniche servono a rendere il conflitto gestibile, non a farlo sparire.

Cio che fa scalare un conflitto e noto (critica alla persona, disprezzo, difensivita, domanda-ritiro) e cio che funziona e descrivere comportamenti anziche attribuire intenzioni, fare richieste specifiche e riparare. L’esercizio con piu supporto e rileggere la situazione da osservatore neutrale. Il non verbale conta per il tono relazionale, non per significati fissi. E evitare sistematicamente i conflitti peggiora, non migliora.
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