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Relazioni

Il ruolo dell’emprise nell’abuso sessuale infantile

Nella dimensione emotiva e cognitiva del bambino il legame abusante può facilmente mascherarsi dietro l’immagine – proposta dall’adulto- di un rapporto privilegiato che proprio per la sua preziosa esclusività deve continuare a rimanere segreto.

La percezione della condotta abusante viene così completamente privata di ogni connotato coercitivo e soverchiante, per assumere le sembianze di un rapporto condiviso in silenzio con la vittima di cui lei stessa, in apparenza, approva l’esistenza.

I soggetti abusanti ricorrono spesso alla somministrazione di rinforzi anticipatori del silenzio e della compiacenza del bambino, premiandolo con regali, piccole premure, giocattoli, attenzioni riservate a lui soltanto. Ed è proprio questa condotta premiale a generare nel piccolo una sorta di gratitudine verso l’abusante, spingendolo ad accontentarne le richieste, per quanto possano apparirgli insolite e inconsciamente sbagliate. Sa che non può tirarsi indietro, in virtù del patto di alleanza stipulato silenziosamente tra loro.

L’effetto mistificatore di questa condotta seduttiva viene chiamato emprise, in riferimento alla condizione soggiogante che l’abusante costruisce per la vittima, attuando condotte mirate ad intenerirla, a conquistarla, a condurla dalla sua parte in una collusione stabile e duratura. E dunque la colma di attenzioni, di regali, di premure: la fa sentire al centro del suo mondo. Al contempo, la pulsione affettiva che il bambino nutre verso la figura abusante viene mescolata in maniera devastante con una pulsione di natura sessuale, e contaminata da un’erotizzazione di cui la stessa vittima non si spiega l’origine. Si tratta di una perdita di potere del Sé, di una confusione pulsionale causata dalla stessa “presa di potere” con cui il soggetto perde lucidità, consapevolezza, libertà. La vittima è convinta di dovere all’abusante ciò che chiede. Si disegna così il prospetto di una gratitudine immobilizzante e coercitiva, che porta ad assecondare fantasia perverse fino a renderle collusive e perpetuate nel tempo.

L’emprise nell’incesto parentale: il tragico fraintendimento pulsionale

L’incesto parentale genera un’autentica confusione tra il linguaggio affettivo del bambino e l’impulso sessualizzato dell’adulto, provocando una sovrapposizione fuorviante tra due pulsioni inconciliabili, che la piccola vittima non riuscirà a spiegarsi se non con il dovere dell’obbedienza, della gratitudine, del rispetto al genitore.

Il meccanismo è pericolosamente perverso: a causa delle sue distorsioni psichiche, il genitore abusante decifra il bisogno di vicinanza espresso dal bambino come un desiderio erotico da soddisfare sessualmente, e quindi contamina la richiesta affettive del figlio con la sua necessità affettiva patologicamente erotizzata. In un tragico contagio introiettivo questa confusione pulsionale viene trasmessa anche alla vittima, che, svuotata di ogni difesa e consapevolezza reattiva circa ciò che sta subendo, ne ignora collusivamente l’effetto mortifero.

Se ne origina un contesto seduttivo gestito esclusivamente dal maltrattante, il cui interesse prioritario, ovvero quello di proteggere un legame patologico e distruttivo, viene collusivamente trasmesso anche alla vittima, la quale, in un tragico paradosso, crede di desiderare ciò che in realtà detesta.

Ma è davvero collusione?

Sicuramente è un comportamento da condannare senza alcuna remora o dubbio.
Potremmo definire questo atteggiamento di dolorosa condiscendenza il frutto di un’ adultizzazione precoce, di una devastante e provocata dispercezione cognitiva; ma anche un’incapacità valutativa e mentalizzante circa ciò che si sta consumando, una sovrapposizione patologica di pulsioni non simbolizzate che soltanto attraverso una condotta sessuale coercitiva, attuata a mezzo di un gioco di seduzione manipolatoria, può trovare il proprio patologico appagamento.

È proprio questa perdita di vista della realtà, questa resa egoica che la vittima concede inconsapevolmente all’abusante, a fare in modo che forme di abuso sessuale intrafamiliare vengano tragicamente perpetrate, anche per lungo tempo. Con conseguenze spesso devastanti ed irreversibili.

Bibliografia di riferimento
Castellazzi, V.L. (2007) L’abuso sessuale all’infanzia, LAS, Roma;

Giordano, M. (2016) Abuso sessuale e dinamiche familiari, Psiconline, Chieti;

Perrone R., Nannini, M. ( 1995) Violence et abuse sexuels dans la famille, PARIS, ESF;

m. rebecca farsi

m. rebecca farsi

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