Psicologia Sociale e del Comportamento

Tutto è cosi e per sempre tale resterà

Il delirio viene definito come una convinzione falsa e incrollabile. È una definizione che regge male, e la ricerca degli ultimi decenni ha cambiato il modo di intenderlo: con conseguenze dirette su come si può aiutare chi lo vive. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Le persone con disturbi psicotici sono piu spesso vittime […]

Psicolab — Tutto è cosi e per sempre tale resterà
Il delirio viene definito come una convinzione falsa e incrollabile. È una definizione che regge male, e la ricerca degli ultimi decenni ha cambiato il modo di intenderlo: con conseguenze dirette su come si può aiutare chi lo vive.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Le persone con disturbi psicotici sono piu spesso vittime che autori di violenza. Emergenze: 112. Se una persona cara sta male, i servizi di salute mentale territoriali sono il riferimento.

Perché la definizione classica non regge

Ogni elemento della definizione tradizionale presenta problemi.

La falsità: alcune convinzioni deliranti risultano vere, e la falsità di un’idea non la rende delirante, molte convinzioni comuni sono false senza essere patologiche.

L’incrollabilità: la convinzione delirante varia in intensità nel tempo, e molte persone mantengono un certo grado di dubbio. È un continuum, non un interruttore.

L’anomalia: esperienze simili a quelle deliranti sono presenti in una quota non trascurabile della popolazione generale che non ha alcuna diagnosi. Il confine non è netto.

La formulazione più utile oggi guarda a quanto disagio la convinzione produce, quanto occupa la vita della persona e quanto ne compromette il funzionamento: non alla sua verità.

Come si forma e cosa lo mantiene

I modelli cognitivi hanno identificato meccanismi verificabili.

Un’esperienza anomala (una percezione insolita, un senso di significato eccessivo attribuito a eventi neutri) che richiede una spiegazione.

Un salto alle conclusioni: la tendenza documentata a formulare una conclusione sulla base di poche informazioni, misurata sperimentalmente e più marcata in chi ha convinzioni deliranti.

Un bias attributivo: la tendenza ad attribuire gli eventi negativi a intenzioni altrui anziché a circostanze.

Difficoltà nel considerare spiegazioni alternative, che è ciò che impedisce alla convinzione di essere rivista.

E un fattore emotivo spesso trascurato: molte convinzioni deliranti persecutorie si innestano su ansia e preoccupazione preesistenti, e sul disturbo del sonno. Sono bersagli trattabili, e agire su di essi riduce anche la convinzione.

Va aggiunto che nel mantenimento pesa l’evitamento: chi teme di essere seguito smette di uscire, e non scopre mai che non accade nulla. È lo stesso meccanismo dei disturbi d’ansia.

Cosa aiuta

Il quadro è cambiato molto rispetto a quanto si riteneva.

La terapia cognitivo-comportamentale per la psicosi è raccomandata dalle linee guida internazionali insieme al trattamento farmacologico, con effetti reali sui sintomi e sul disagio, di entità moderata.

Il suo approccio non consiste nel confutare la convinzione, ma nel lavorare sui processi: rallentare il salto alle conclusioni, generare alternative, ridurre preoccupazione e insonnia, riprendere le attività evitate.

Esistono interventi mirati con evidenze specifiche: il trattamento dell’insonnia riduce anche i sintomi psicotici, ed è uno dei risultati più netti degli ultimi anni.

Va detto ciò che non funziona, ed è il punto pratico più utile per i familiari: discutere per convincere non riduce la convinzione, aumenta l’isolamento e danneggia la relazione. Fingere di crederci ugualmente non aiuta.

Ciò che funziona è una terza via: riconoscere l’emozione come reale (la paura di essere seguiti è vera paura) senza pronunciarsi sul contenuto, mantenere la relazione, sostenere il sonno e le attività quotidiane, e accompagnare verso i servizi.

Un’ultima nota sul linguaggio: si parla di persona con un’esperienza psicotica, non di delirante. La differenza non è formale, lo stigma è associato a esiti peggiori e a maggiore ritardo nella richiesta di aiuto.

Domande frequenti

Il delirio e semplicemente una convinzione falsa?

No: la falsita non basta e alcune convinzioni deliranti risultano vere. Contano il disagio prodotto e la compromissione del funzionamento.

Quali meccanismi lo mantengono?

Il salto alle conclusioni, la difficolta a considerare alternative, l’attribuzione a intenzioni altrui e l’evitamento, oltre ad ansia e disturbi del sonno.

Serve discutere per far cambiare idea?

No. Discutere per convincere non riduce la convinzione, aumenta l’isolamento e danneggia la relazione. Ma fingere di crederci non aiuta.

Esistono trattamenti psicologici?

Si: la terapia cognitivo-comportamentale per la psicosi e raccomandata insieme al trattamento farmacologico, e trattare l’insonnia riduce anche i sintomi.

La definizione classica di delirio come convinzione falsa e incrollabile non regge: cio che conta e il disagio e la compromissione, non la verita. I meccanismi che lo mantengono sono identificati (salto alle conclusioni, mancanza di alternative, evitamento, ansia e insonnia) e sono trattabili. Discutere per convincere non funziona: cio che aiuta e riconoscere l’emozione come reale, mantenere la relazione e accompagnare ai servizi.
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