La dicotomia di fondo: empiristi e innatisti
Alla base di tutte le teorie sullo sviluppo percettivo sta una dicotomia di fondo, quella tra la posizione empirista e la posizione innatista. Per gli empiristi la percezione è un processo esperienziale: le competenze percettive si costruiscono nel tempo attraverso una progressiva integrazione delle informazioni provenienti dai diversi apparati sensoriali. Il bambino, in questa lettura, impara gradualmente a organizzare i dati grezzi dei sensi in percezioni coerenti.
Per gli innatisti, al contrario, le competenze percettive fanno già parte del bagaglio psichico del bambino fin dalla nascita. Non devono essere costruite da zero: sono presenti in forma iniziale e vanno semplicemente incontro a uno sviluppo grazie alla crescita e alla maturazione. Attorno a questi due poli si dispongono le principali scuole e i principali autori.
La scuola della Gestalt
La scuola della Gestalt appartiene alla posizione innatista. I suoi studiosi affermano che già al momento della nascita il neonato è capace di distinguere le figure dallo sfondo, una delle operazioni percettive fondamentali. La percezione, dunque, non richiede un lungo apprendimento per organizzarsi.
La Gestalt ha inoltre sostenuto l’immediatezza della percezione. Il soggetto riesce a cogliere il dato fenomenico nella sua totalità, già dotato di significato, senza doverlo ricostruire pezzo per pezzo a partire da sensazioni isolate. Il tutto, secondo questa scuola, viene percepito come qualcosa di più e di diverso rispetto alla somma delle sue parti.
Piaget: la percezione come forma di conoscenza
Secondo Piaget la percezione è una forma di conoscenza e di adattamento, che dipende evolutivamente dallo sviluppo dell’intelligenza. La percezione non è quindi un sistema separato e autonomo, ma si intreccia con la costruzione delle strutture cognitive. Con il progredire dell’intelligenza cambia anche il modo in cui il bambino percepisce e interpreta la realtà, in una relazione stretta tra conoscere e percepire.
Hebb e la matrice empirista
Tra gli empiristi si colloca Hebb, che ha proposto la percezione come esito di una prolungata esperienza intrecciata con lo sviluppo neurologico. In questa prospettiva la capacità di percepire in modo organizzato si costruisce nel tempo, man mano che l’esperienza modella le connessioni del sistema nervoso. Percezione e maturazione cerebrale procedono insieme: l’una plasma l’altra attraverso l’attività ripetuta.
Bruner e il New Look
All’interno della prospettiva del New Look, Bruner interpreta il processo percettivo come categorizzazione. Percepire un oggetto significa ricondurlo alla categoria a cui appartiene, inserendolo in una rete di conoscenze già possedute. La percezione viene così collocata all’interno delle più ampie modalità con cui rappresentiamo il mondo, ossia quelle esecutive, iconiche e simboliche. Percezione e pensiero non sono separati: percepire è già un modo di interpretare e classificare.
I coniugi Gibson: un caso a parte
Un caso a parte è rappresentato dalla posizione dei coniugi Gibson. Secondo la loro teoria, le stimolazioni sensoriali possiedono un ordine intrinseco, garantito dalle proprietà e dalle relazioni spazio-temporali tra gli stimoli stessi. L’informazione, in altre parole, è già strutturata nell’ambiente.
Ne consegue che il soggetto non deve rielaborare nulla in senso costruttivo: il suo compito è rilevare le informazioni già organizzate in natura, attraverso un processo di selezione. Questa posizione supera in parte la dicotomia tradizionale, perché sposta l’accento dal contributo interno del soggetto alla ricchezza informativa dell’ambiente, che offre già di per sé dati ordinati da cogliere.
Perché questa dicotomia è ancora utile
La contrapposizione tra empiristi e innatisti può sembrare una questione soltanto storica, eppure continua a orientare il modo in cui pensiamo lo sviluppo. Riconoscere quanta parte della percezione sia già disponibile alla nascita e quanta si costruisca con l’esperienza aiuta a interpretare ciò che i bambini sanno fare molto presto e ciò che invece richiede tempo e pratica. La ricerca ha mostrato che i neonati possiedono capacità percettive sorprendenti, ma anche che l’esperienza modella profondamente il modo in cui esse si esprimono.
Per questo le posizioni descritte non vanno lette come alternative rigide, ma come accenti diversi su un processo unico. Ogni teoria mette a fuoco un aspetto reale: l’organizzazione precoce colta dalla Gestalt, il peso dell’esperienza sottolineato da Hebb, il legame con l’intelligenza indicato da Piaget, la dimensione interpretativa evidenziata da Bruner e la ricchezza informativa dell’ambiente rivendicata dai Gibson. Tenere insieme questi contributi permette di descrivere lo sviluppo percettivo in modo più completo e meno schematico.
Uno sguardo d’insieme
Le principali teorie sullo sviluppo percettivo si possono leggere come diverse risposte a un’unica domanda: quanto la percezione dipende dall’esperienza e quanto è già presente nel bambino o nell’ambiente. La Gestalt e la posizione innatista valorizzano l’organizzazione immediata e originaria; Hebb e la tradizione empirista sottolineano il ruolo dell’esperienza e della maturazione; Piaget lega la percezione allo sviluppo dell’intelligenza; Bruner la interpreta come categorizzazione; i Gibson spostano il fuoco sull’ordine già presente nella stimolazione. Insieme, questi contributi mostrano quanto sia complesso e stratificato il modo in cui impariamo a percepire il mondo.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra empiristi e innatisti nello studio della percezione?
Gli empiristi ritengono che la percezione si costruisca con l’esperienza, integrando progressivamente le informazioni dei diversi sensi. Gli innatisti sostengono invece che le competenze percettive siano già presenti alla nascita e vadano solo incontro a sviluppo con la crescita.
Che cosa afferma la Gestalt sulla percezione?
La Gestalt, di orientamento innatista, sostiene che già il neonato distingue le figure dallo sfondo e che la percezione è immediata: il soggetto coglie il dato fenomenico nella sua totalità, già dotato di significato, senza ricostruirlo a partire da sensazioni isolate.
Come intende la percezione Piaget?
Per Piaget la percezione è una forma di conoscenza e adattamento che dipende dallo sviluppo dell’intelligenza. Percepire e conoscere sono strettamente collegati: con il progredire delle strutture cognitive cambia anche il modo di percepire la realtà.
In che senso la posizione dei Gibson è un caso a parte?
Perché per i Gibson l’informazione è già ordinata nell’ambiente, grazie alle relazioni spazio-temporali tra gli stimoli. Il soggetto non deve rielaborare i dati, ma solo selezionare e rilevare le informazioni già organizzate in natura.
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