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Principali Teorie sullo Sviluppo Percettivo

Alla base di tutte le teorie sullo sviluppo percettivo sta una dicotomia fra la posizione empirista che vede nella percezione un processo esperenziale di progressiva integrazione delle informazioni provenienti dai diversi apparati sensoriali, e la posizione innatista secondo la quale le competenze percettive fanno già parte del bagaglio psichico del bambino e sono soggette a sviluppo grazie alla crescita.
La scuola della Gestalt appartiene a quest’ultima posizione, affermando che già al momento della nascita il neonato è capace di distinguere le figure dallo sfondo; ha inoltre sostenuto l’immediatezza della percezione, poiché riesce a cogliere il dato fenomenico nella sua totalità come dotato di significato.
Secondo Piaget, la percezione è una forma di conoscenza e adattamento che dipende evolutivamente dallo sviluppo dell’intelligenza.
Fra gli empiristi, invece, Hebb ha proposto la percezione come l’esito di una prolungata esperienza che si intreccia con lo sviluppo neurologico.
Bruner, all’interno della prospettiva del New Look, interpreta il processo percettivo come categorizzazione dell’oggetto alla categoria cui appartiene, ponendolo all’interno delle più ampie modalità esecutive, iconiche e simboliche di rappresentazione del mondo.
Un caso a parte è rappresentato dalla posizione dei coniugi Gibson, secondo i quali, le stimolazioni sensoriali hanno un ordine intrinseco grazie alle proprietà e relazioni spazio-temporali fra gli stimoli stessi. Il soggetto non deve quindi rielaborare niente, ma solo rilevare queste informazioni già organizzate in natura attraverso un processo di selezione.

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