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Potere del Subconscio e Coaching

Breve Estratto

Vi siete mai chiesti se il “potere del subconscio” esiste? E se sia davvero possibile scovare soluzioni che a prima vista sembrano introvabili? Per rispondere a questa domanda voglio condividere un'esperienza reale di Coaching che mi è capitata di recente. Qualche tempo fa, nel giocare a tennis, Marco è incorso in un infortunio al gomito ovvero una forte infiammazione, nota come “gomito del tennista”. Purtroppo so bene di cosa si tratta: è un dolore che, continuando a giocare, può amplificarsi a tal punto da diventare insopportabile, costringendo alla sosta forzata per molti mesi o talvolta per anni, conducendo alcune persone addirittura all’abbandono di tale sport.

Vi siete mai chiesti se il “potere del subconscio” esiste? E se sia davvero possibile scovare soluzioni che a prima vista sembrano introvabili? Per rispondere a questa domanda voglio condividere un’esperienza reale di Coaching che mi è capitata di recente.
Qualche tempo fa, nel giocare a tennis, Marco è incorso in un infortunio al gomito ovvero una forte infiammazione, nota come “gomito del tennista”.
Purtroppo so bene di cosa si tratta: è un dolore che, continuando a giocare, può amplificarsi a tal punto da diventare insopportabile, costringendo alla sosta forzata per molti mesi o talvolta per anni, conducendo alcune persone addirittura all’abbandono di tale sport.
Nel caso in questione era stata fatta una sosta di diversi mesi, dopo aver praticato alcune infiltrazioni di cortisone e lavorando nel contempo sulle convinzioni con l’aiuto di un coach, che poi sarei io. Tuttavia non si erano ottenuti risultati definitivi.
Intendiamoci, come coach normalmente mi dedico ad altri “casi” ma con questo personaggio avevo già lavorato con successo in precedenza per migliorarne i risultati sul campo, attraverso una micidiale tecnica di coaching chiamata “ricalco sul futuro”.
Conoscendo il soggetto e la sua propensione all’utilizzo delle tecniche mentali, ero quindi convinto che avremmo trovato una soluzione, anche se apparentemente c’era più bisogno di un fisioterapista, che di un coach.
Del resto anche il nostro caparbio tennista non voleva darsi per vinto e non ascoltava chi gli consigliava di fermarsi per uno o due anni o gli diceva di dedicarsi ad uno sport diverso, in cui non fosse determinante l’uso di quello “stramaledetto” gomito!
Come spesso accade, le soluzioni per quello che cerchiamo sono diverse da come ce le aspettiamo, anzi, in verità sono diverse da come se le aspettano coloro che ci circondano.
Questo, la nostra mente inconscia ovvero la parte di noi stessi che “va oltre”, quella che ci fornisce le “ispirazioni”, lo sa. Spesso, mentre con la parte “razionale” continuiamo disperatamente a cercare una soluzione “normale”, è da un po’ che l’inconscio ce ne indica un’altra, solo che forse siamo distratti; e non lo ascoltiamo.
E‘ un po‘ come nel film Avatar, in cui il protagonista, quando impara a correre agilmente come un Navi (NDR – l’incredibile popolazione che abita il pianeta Pandora) dice a se stesso: <<devo ascoltare il mio “corpo”, per sapere cosa fare!>>.
Il caso ha iniziato a risolversi quando, dopo una serie di specifici esercizi, al “nostro” tennista ho riformulato una domanda chiave che gli avevo già fatto in modo diverso in precedenza, ovvero: <<quale obiettivo vuoi ottenere, giocando a tennis?>>. La risposta stavolta è stata meno evasiva: <<voglio divertirmi, imparare sempre qualcosa di nuovo e contemporaneamente mantenere un buono stato di forma fisica>>.
Al che ho rilanciato dicendo: <<Quindi, quando trovi il modo che contemporaneamente fa riposare il tuo gomito e ti permette di divertirti ed imparare qualcosa di nuovo mantenendoti anche in forma, sei soddisfatto?>> Risposta: <<Purché io continui a giocare a tennis, assolutamente si! E’ il mio obiettivo!>>
Per brevità non cito tutta la sessione di coaching ma solo la soluzione ovvero la scelta fatta, “autonomaMente”, dal mio coachee (NDR – Il coachee è colui che in un processo di coaching viene “allenato” da un coach al fine di migliorare le proprie performance).
Questa scelta inizialmente ha scioccato tutti coloro che lo circondano, compreso il maestro di Tennis, che dopo un iniziale scetticismo, è ora sorpreso e contento dei risultati inaspettati di questo “nuovo tennista”, tanto motivato da migliorare a vista d’occhio: insomma, la soluzione è che Marco, pur non essendo mancino, ha iniziato a giocare di sinistro!
Ed è entusiasta di questa scelta. Addirittura più che se il gomito fosse guarito, poiché il suo obiettivo è già completamente raggiunto ed addirittura amplificato rispetto a quanto aveva fissato: infatti non solo si diverte, impara qualcosa di assolutamente nuovo e si mantiene in forma, ma quando arriverà il giorno in cui il gomito destro avrà finito di “fare le bizze” avrà la possibilità di scegliere con quale braccio giocare a seconda del livello di avversario che gli si parerà davanti!
Questa storia dimostra ancora una volta che le scelte ritenute difficili o addirittura impossibili, sono spesso praticabilissime e ricche di risvolti positivi e inaspettati o non considerati. Purché, per trovare la soluzione, la nostra parte conscia venga lasciata dialogare con quella inconscia.
Sono molto orgoglioso di Marco, senza dubbio uno dei miei migliori clienti. Già, e non solo perché quel Marco, sono proprio io…

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