Ecco di seguito l’analisi del caso esposto nel precedente articolo sul narcisismo patologico.
Carlo rappresenta a mio parere un tipico caso di disturbo narcisistico della personalità. Per includerlo in questa categoria di psicopatologie non mancano i requisiti indispensabili secondo la classificazione del DSM III, che prevede la necessità che siano presenti almeno 5 dei nove criteri che caratterizzano il disturbo:
- avere un senso grandioso d’importanza (per es., esagerare risultati e talenti, aspettarsi di essere considerato superiore senza un’adeguata motivazione);
- essere assorbito da fantasie di successo, potere, fascino e bellezza illimitati, o di amore ideale;
- credere di essere speciale e unico e di poter essere capito solo da, o di dover frequentare, altre persone (o istituzioni) speciali o di classe sociale elevata;
- richiedere eccessiva ammirazione;
- avere un senso di diritto, cioè l’irragionevole aspettativa di speciali trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative;
- sfruttare i rapporti interpersonali, cioè approfittare delle altre persone per i propri scopi;
- mancare di empatia: essere incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri;
- essere spesso invidioso degli altri, credendo che gli altri lo invidino;
- mostrare comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntosi
Come avviene tipicamente nei pazienti narcisisti, anche Carlo, nelle relazioni con gli altri, ha sempre di fatto dimostrato un grande bisogno di essere amato e ammirato, trovando nell’appoggio che gli amici gli fornivano incondizionatamente, assicurandogli costanti like, la forza per mantenere il suo alto livello di Sé.
Tutta la sua vita affettiva è stata caratterizzata dal bisogno costante di essere apprezzato, sentendosi inquieto, diventando irritabile e aggressivo, quando gli oggetti esterni che sostenevano la sua grandiosità fossero venuti meno.
La presenza di una madre e di una zia che lo hanno sempre più convinto della sua superiorità nei confronti degli altri, lo ha sempre tenuto isolato dai normali rapporti con i coetanei, consideriati inferiori di censo e quindi non adatti a frequentarlo.
Tutto questo ha contribuito a creare una situazione di emarginazione che non ha giovato allo sviluppo di una normale personalità.
Sicuramente, in Carlo c’era anche una notevole ostilità repressa, insieme ad un sentimento di invidia tale da portare ad idealizzare chi potesse portargli benefici narcisistici, e disprezzando tutti coloro da cui non si aspettava niente o che non si conformavano ai suoi bisogni ed aspettative.
In genere nel narcisista il rapporto con gli altri è poi anche un rapporto di sfruttamento che va di pari passo con una fondamentale incapacità di comprendere e immedesimarsi nell’altro.
Egli pensa di avere il diritto di controllare e possedere gli altri, è privo di qualsiasi capacità empatica, pieno di una rabbia cronica repressa, che non può che fargli svalutare gli altri.
È allora che, minato nelle sue sicurezze offertegli dal consenso da parte degli altri, il narcisista puo’ scegliere di nascondersi, per evitare la frustrazione, continuando a coltivare da solo il proprio Sé grandioso.
Cancellare le sue amicizie ed i suoi profili è stato per Carlo il moto di ribellione verso chi non lo ha più gratificato, pensando di punirlo e non accorgendosi che in realtà puniva se stesso.
Dal suo isolamento, però, ad un certo momento dovrà uscire, cercando di ricostruire o rinnovare quei rapporti interrotti che gli sono necessari per non cadere nella depressione.
Ma non un incondizionato totale apprezzamento in tutte le sue affermazioni potrà aiutare Carlo a superare il muro di ferro entro il quale si è racchiuso e, soprattutto, egli dovrà ammettere di avere bisogno di aiuto, e quindi anche di quegli altri che tanto ha disprezzato.
Ma, come giustamente affermano Salvatore, Carcione e Dimaggio, nel loro articolo “SCHEMI INTERPERSONALI NEL DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITÀ: LA CENTRALITÀ DELLA SCARSA AGENTIVITÀ E DELLA DIPENDENZA. IMPLICAZIONI PER LA RELAZIONE TERAPEUTICA”,
“ La relazione terapeutica assume quindi l’aspetto di una danza complessa in cui differenti partner si incontrano, danzano insieme per un po’, e poi si separano. Alcune “coppie” funzionano bene, altre si rivelano problematiche, in quanto i partner non riescono a cooperare per rendere armoniosa la danza”.
Bibliografia
Shakespeare W., Dodocesima notte (ovvero: Quello che volete voi), trad. it. Di Goffredo Raponi, da Liberliber
Salvatore G., carcione A., Dimaggio G., Schemi interpersonali nel disturbo narcisistico di personalità: la centralità della scarsa agentività e della dipendenza.Implicazioni per la relazione terapeutica, su Cognitivismo Clinico (2012) 9, 1, 3-14