Psicologia Clinica e Psicopatologia

Il divieto di pensare

Alcune famiglie molto unite non lasciano spazio a chi la pensa diversamente. Il legame c’è, ed è forte: ciò che manca è il permesso di differenziarsi, e le conseguenze sono documentate. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. In presenza di controllo o violenza dentro la famiglia: numero antiviolenza 1522, emergenze 112. Coesione e differenziazione […]

Psicolab — Il divieto di pensare
Alcune famiglie molto unite non lasciano spazio a chi la pensa diversamente. Il legame c’è, ed è forte: ciò che manca è il permesso di differenziarsi, e le conseguenze sono documentate.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. In presenza di controllo o violenza dentro la famiglia: numero antiviolenza 1522, emergenze 112.

Coesione e differenziazione

Sono due dimensioni distinte, e la confusione fra le due genera il problema.

La coesione è il legame affettivo fra i membri di una famiglia. La differenziazione è la possibilità di ciascuno di avere pensieri, emozioni e scelte proprie senza che questo minacci il legame.

I modelli sul funzionamento familiare descrivono la coesione come una dimensione con due estremi problematici: il disimpegno, dove i legami sono deboli, e l’invischiamento, dove sono così stretti da non lasciare spazio individuale. Il funzionamento migliore si colloca nelle posizioni intermedie.

Va precisato un limite importante: quanta autonomia sia attesa varia molto fra culture. Ciò che in un contesto individualista appare invischiamento può essere interdipendenza normale altrove, e applicare un unico standard è un errore documentato.

Ne segue che il criterio utile non è la distanza, ma se la differenza è tollerata: si può pensare diversamente senza pagarne un prezzo relazionale.

Come si impone un divieto senza formularlo

Non serve alcun ordine esplicito, e i meccanismi sono riconoscibili.

La lettura del pensiero: parlare per l’altro, attribuirgli intenzioni e sentimenti che non ha espresso, così che non gli resti nulla da dire.

La colpa come regolatore: la differenza viene presentata come mancanza di affetto o come ferita inflitta.

Il ritiro affettivo in risposta al disaccordo, che insegna il costo del dissenso più efficacemente di qualunque divieto.

La triangolazione: un terzo membro, spesso un figlio, viene coinvolto nel conflitto fra altri due, con il compito di alleviare la tensione. È fra le configurazioni più descritte in ambito familiare.

E i segreti: temi su cui non si può parlare, la cui esistenza tutti conoscono. Va detto che ciò che pesa non è il contenuto ma la regola che vieta di nominarlo, perché rende impensabile un intero settore dell’esperienza.

Cosa comporta

Le conseguenze sono state studiate, con la cautela dovuta a un ambito difficile da misurare.

Una minore differenziazione del sé, cioè la capacità di mantenere posizioni proprie restando in relazione, si associa a maggiore ansia e a maggiore reattività nelle relazioni adulte.

La difficoltà a riconoscere i propri stati emotivi, quando le emozioni sono state a lungo definite dall’esterno.

Il senso di colpa associato all’autonomia, che tende a ripresentarsi nelle relazioni successive.

Va aggiunto un elemento che riguarda i figli adulti: l’alternativa che appare disponibile è spesso binaria, restare aderenti o rompere del tutto. La possibilità intermedia, quella che i modelli familiari indicano come più praticabile, è mantenere il legame modificandone le regole.

Cosa si può fare

  • Distinguere il legame dall’accordo: si può restare vicini pensandola diversamente, ed è precisamente ciò che va dimostrato con i fatti più che discusso.
  • Rispondere per sé stessi anziché per il gruppo: usare la prima persona e limitarsi alla propria posizione.
  • Non entrare nelle triangolazioni: rimandare i conflitti a chi li ha, senza farsi tramite.
  • Sopportare la reazione ai primi cambiamenti, che è attesa: quando un membro modifica il proprio funzionamento, il sistema reagisce per riportarlo alla configurazione precedente. Se la reazione arriva, significa che qualcosa si è mosso.
  • Cercare un aiuto professionale se il costo emotivo è alto: sono situazioni in cui un punto di vista esterno cambia molto, e la terapia familiare ha evidenze in diversi ambiti.

Domande frequenti

Una famiglia molto unita e un problema?

Non di per se. Il criterio non e la vicinanza ma se la differenza e tollerata: se si puo pensare diversamente senza pagarne un prezzo relazionale.

Come si impone il divieto di pensare diversamente?

Senza formularlo: parlando per l’altro, usando la colpa, ritirando l’affetto in risposta al disaccordo e vietando di nominare alcuni temi.

Vale lo stesso criterio in tutte le culture?

No: quanta autonomia sia attesa varia molto fra culture, e applicare un unico standard e un errore documentato.

Serve necessariamente allontanarsi?

No. La via piu praticabile e mantenere il legame modificandone le regole, anziche scegliere fra adesione totale e rottura.

Coesione e differenziazione sono dimensioni distinte, ed e la seconda a mancare quando l’unione familiare impedisce di pensare diversamente. Il divieto viene imposto senza essere formulato, attraverso colpa, ritiro affettivo, triangolazioni e temi non nominabili. Le conseguenze riguardano ansia e reattivita nelle relazioni adulte. La via praticabile non e la rottura, ma mantenere il legame cambiandone le regole.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *