Psicologia Clinica e Psicopatologia

Un nuovo modello di dipendenza: gli psiconauti e le NPS

Le nuove sostanze psicoattive sono una categoria in continua espansione, e presentano un problema che le droghe tradizionali non avevano: nessuno (chi le assume, chi soccorre, chi analizza) sa con certezza di cosa si tratti. Articolo divulgativo di riduzione del danno. Non contiene ne fornisce indicazioni sull’uso di sostanze. In caso di malore dopo l’assunzione […]

Psicolab — Un nuovo modello di dipendenza: gli psiconauti e le NPS
Le nuove sostanze psicoattive sono una categoria in continua espansione, e presentano un problema che le droghe tradizionali non avevano: nessuno (chi le assume, chi soccorre, chi analizza) sa con certezza di cosa si tratti.
Articolo divulgativo di riduzione del danno. Non contiene ne fornisce indicazioni sull’uso di sostanze. In caso di malore dopo l’assunzione chiamare subito il 112 dicendo cosa e stato assunto: serve al trattamento. Per un supporto: servizi per le dipendenze del proprio territorio.

Di cosa si parla

Con l’espressione nuove sostanze psicoattive si indica un insieme molto eterogeneo di molecole con effetti psicoattivi, che non rientrano nelle tabelle delle sostanze già controllate.

L’aggettivo «nuove» è fuorviante: molte non sono state sintetizzate di recente, ma sono state riportate sul mercato perché non ancora regolamentate. Alcune provengono da ricerche farmacologiche abbandonate decenni fa.

Il numero di sostanze monitorate dagli organismi europei e internazionali è nell’ordine delle centinaia, con nuove segnalazioni ogni anno, e le famiglie principali comprendono cannabinoidi sintetici, catinoni, oppioidi sintetici e sostanze ad azione dissociativa o allucinogena.

La logica del fenomeno è quella della rincorsa: quando una molecola viene inserita nelle tabelle di controllo, ne compare una con struttura leggermente modificata. La regolamentazione arriva sempre dopo.

Perché sono più pericolose di quanto sembri

I fattori di rischio sono specifici e vale la pena elencarli.

L’ignoranza del contenuto: ciò che viene venduto sotto un nome contiene spesso altro, o quantità molto diverse da quelle attese. È il problema centrale.

La potenza: alcune di queste molecole sono attive a dosi molto inferiori rispetto alle sostanze che imitano, il che riduce moltissimo il margine fra effetto e intossicazione grave. Vale in particolare per alcuni oppioidi sintetici.

L’assenza di dati: per molte non esistono studi sugli effetti nell’uomo, sulle interazioni o sulla tossicità a lungo termine.

La difficoltà di riconoscimento in emergenza: i test tossicologici standard spesso non le rilevano, e questo complica il trattamento di un’intossicazione.

Va segnalato che i cannabinoidi sintetici, in particolare, hanno un profilo di rischio nettamente diverso da quello della cannabis che imitano, con episodi acuti gravi documentati.

Sul termine «psiconauta»

Il termine indica chi assume sostanze con un’intenzione esplorativa o di ricerca su di sé, spesso con documentazione dettagliata e condivisione in comunità online.

Va trattato con una doppia cautela.

Da un lato, non va usato per legittimare l’assunzione di molecole sconosciute: l’intenzione con cui una sostanza viene assunta non ne modifica la tossicità, e la cornice della ricerca personale può ridurre la percezione del rischio.

Dall’altro, non va usato per liquidare le persone coinvolte: le comunità di questo tipo producono anche informazione sulla riduzione del danno, e in alcuni casi sono l’unica fonte disponibile su sostanze che nessuno ha studiato.

Va inoltre distinto nettamente ciò che avviene in ambito informale dalla ricerca clinica su sostanze psichedeliche, che si svolge in setting controllati, con selezione dei partecipanti, dosi note e supporto professionale, e i cui risultati non sono trasferibili all’uso autonomo.

Cosa dice la ricerca sulla dipendenza

Un elemento utile per inquadrare il fenomeno.

Il contesto pesa più di quanto il modello puramente farmacologico suggerisca: gli studi classici sui reduci che avevano usato oppiacei e che nella maggioranza non svilupparono dipendenza al rientro mostrano che l’esposizione alla sostanza non basta a spiegare l’esito.

I fattori più associati allo sviluppo di un uso problematico sono l’età precoce di inizio, la presenza di altri disturbi psichiatrici e le condizioni sociali.

Ne segue l’indicazione pratica per chi sta accanto a qualcuno: gli approcci punitivi e moralizzanti non riducono l’uso e allontanano dalla richiesta di aiuto, mentre i servizi per le dipendenze sono gratuiti, accessibili e vincolati alla riservatezza.

Domande frequenti

Cosa sono le nuove sostanze psicoattive?

Molecole eterogenee con effetti psicoattivi non ancora incluse nelle tabelle di controllo. Molte non sono nuove: sono state riportate sul mercato perche non regolamentate.

Perche sono particolarmente rischiose?

Perche il contenuto reale e ignoto, alcune sono attive a dosi minime, mancano dati sugli effetti e i test tossicologici standard spesso non le rilevano.

La ricerca clinica sugli psichedelici giustifica l’uso autonomo?

No: si svolge in setting controllati, con selezione dei partecipanti, dosi note e supporto professionale. I risultati non sono trasferibili.

Cosa fare in caso di malore?

Chiamare subito il 112 e dire cosa e stato assunto: l’informazione serve al trattamento ed e nell’interesse della persona.

Le nuove sostanze psicoattive non sono necessariamente nuove: sono molecole non ancora regolamentate, in una rincorsa continua fra mercato e normativa. Il rischio principale e l’ignoranza del contenuto, unita a potenze molto elevate e all’assenza di dati. Il termine psiconauta non legittima l’uso di molecole sconosciute ne va usato per liquidare chi ne fa parte. E in emergenza cio che conta e chiamare subito il 112 dicendo cosa e stato assunto.
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2 risposte a “Un nuovo modello di dipendenza: gli psiconauti e le NPS”

  1. Piacere, Buongiorno sono il dottor Greco Roberto di Modena e Rivalta, via 8 Marzo. Se ci tenete aggiornati con coca paste e lsd e ero e estasy.

  2. Cit. I tossicodipendenti vivono nel passato, nel rimpianto di ciò che è stato e non può più essere, mentre gli psiconauti vivono nel futuro, in una continua anticipazione di quello che sarà. Ed ecco che la percezione del tempo è alla base della costruzione dell’identità individuale, della coscienza, della realtà e della dipendenza stessa.
    Commento: mi scusi ma questi sono deliri e solo pura immaginazione, la sua.
    Cosa sa lei delle aspettative o motivazioni che spingono le persone a fare certe esperienze?
    Come fa a sapere che gli psiconauti vivono nel futuro? Sembrano solo banali generalizzazioni e categorizzazione senza senso. Esistono migliaia di molecole psicotrope legali e distribuite a piene mani da psichiatri che DROGANO LA GENTE, ma se la gente si droga da sola è “un tossicodipendente”. Mi sembrano solo posizioni di parte per criminalizzare un comportamento e vendere LE PROPRIE DROGHE. perché poi a guardare bene, i medici finiscono droghe e gli spacciatori anche.. unica differenza è a chi vanno i soldi. Se il incassa il medico e big Pharma tutto ok e posso bermi 15 anni di Lexotan, Tavor, halcion, risperidone, aloperidolo, ecc. Ecc.
    Se i soldi li incassa uno spacciatore diventano “tossici”. Solo IPOCRISIA O IGNORANZA UNIVERSITARIA. i peggiori sono quelli che CREDONO DI SAPERE E CATEGORIZZANO TUTTO.
    QUANDO CHIUNQUE CAPISCE CHE LE SFUMATURE DEL CONSUMO DI DROGHE LEGALI ED ILLEGALI SONO INFINITE.
    esistono tre tipi di consumatori.
    1. Chi si droga in farmacia
    2. Chi si droga dagli spacciatori
    3. Quelli che frequentano tutti e due, farmacisti e spacciatori.
    Devono finire di usare droghe illegali e per curarsi devono mangiare DROGHE PSICOTROPE LEGALI Prescritte DA UNO PSICHIATRA.
    che agisco sugli stessi recettori delle droghe illegali e se anche i medici negano.. CREANO DIPENDENZA E PROBLEMI MENTALI FORSE PIU DELLE DROGHE ILLEGALI.
    SALUTI
    ADAMANTINE.EGO

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