Psicologia Clinica e Psicopatologia

Disturbo di personalità borderline e dinamiche relazionali

Il disturbo borderline di personalità è fra le diagnosi con lo stigma più pesante, anche dentro i servizi. È anche una di quelle con la prognosi migliore: la maggioranza delle persone raggiunge la remissione, e i trattamenti efficaci esistono da decenni. Articolo divulgativo, non consente ne sostituisce una diagnosi. Se hai pensieri di farti del […]

Disturbo di personalità borderline e dinamiche relazionali
Il disturbo borderline di personalità è fra le diagnosi con lo stigma più pesante, anche dentro i servizi. È anche una di quelle con la prognosi migliore: la maggioranza delle persone raggiunge la remissione, e i trattamenti efficaci esistono da decenni.
Articolo divulgativo, non consente ne sostituisce una diagnosi. Se hai pensieri di farti del male, chiedere aiuto subito e importante: emergenze 112, Telefono Amico 02 2327 2327.

Di cosa si parla

Il quadro descrive un modello pervasivo di instabilità nelle relazioni, nell’immagine di sé e negli affetti, con marcata impulsività.

Gli elementi ricorrenti includono: sforzi intensi per evitare l’abbandono, reale o percepito; relazioni instabili che oscillano fra idealizzazione e svalutazione; instabilità dell’identità; impulsività in aree potenzialmente dannose; comportamenti autolesivi; instabilità dell’umore di breve durata; sensazione cronica di vuoto; rabbia intensa difficile da controllare; e sintomi dissociativi transitori sotto stress.

Va precisato che i criteri sono politetici: bastano cinque elementi su nove, il che significa che due persone con la stessa diagnosi possono condividere pochissimo. È una delle ragioni per cui la categoria è discussa, e per cui le classificazioni si stanno spostando verso modelli dimensionali.

Va corretta anche una convinzione diffusa sulla distribuzione: pur essendo la diagnosi più frequente nelle donne nei contesti clinici, gli studi su popolazione generale indicano una prevalenza simile fra i sessi. La differenza riguarda chi arriva ai servizi e come viene classificato.

I meccanismi

Due modelli hanno prodotto sia comprensione sia trattamenti.

La disregolazione emotiva: maggiore sensibilità agli stimoli emotivi, reazioni più intense e ritorno più lento alla condizione di base. Il modello propone che nasca dall’incontro fra una vulnerabilità e un ambiente che invalida ripetutamente l’esperienza emotiva della persona, cioè che le comunica che ciò che prova è sbagliato o eccessivo.

La difficoltà di mentalizzazione: la capacità di leggere i propri e altrui stati mentali si riduce proprio nei momenti di attivazione emotiva, quando servirebbe di più. Ne deriva l’interpretazione dei comportamenti ambigui come rifiuto, e le reazioni che ne seguono.

Ne segue un punto che aiuta a leggere le dinamiche relazionali: comportamenti che dall’esterno appaiono manipolatori sono più spesso tentativi disperati di regolare uno stato insostenibile o di evitare un abbandono percepito come imminente. La lettura in termini di manipolazione è frequente anche fra i professionisti, ed è associata a peggiore qualità delle cure.

Cosa dicono i dati sulla prognosi

È l’informazione più importante e la meno diffusa.

Gli studi longitudinali indicano che la grande maggioranza delle persone con questa diagnosi raggiunge la remissione dei sintomi nell’arco di alcuni anni, e che le ricadute sono relativamente poco frequenti.

Va aggiunta una precisazione onesta: la remissione dei sintomi non equivale sempre al recupero del funzionamento sociale e lavorativo, che migliora più lentamente.

Sui trattamenti, esistono più approcci strutturati con evidenze (fra cui la terapia dialettico-comportamentale, quella basata sulla mentalizzazione e altri modelli) con effetti documentati su autolesività, ospedalizzazioni e sintomi.

Sui farmaci, le linee guida internazionali sono caute: non esiste un trattamento farmacologico per il disturbo in quanto tale, e l’uso è indicato per condizioni associate o per fasi specifiche.

Cosa aiuta nelle relazioni

  • Validare l’emozione senza necessariamente approvare il comportamento: sono due cose distinte, e la prima è ciò che riduce l’escalation.
  • Essere prevedibili: annunciare le assenze, mantenere gli impegni, evitare ambiguità. L’imprevedibilità attiva il timore di abbandono più di qualunque contenuto.
  • Mantenere confini chiari e costanti, comunicati con calma e non durante un conflitto.
  • Non rispondere all’escalation con l’escalation, e non usare minacce di interrompere la relazione come leva.
  • Prendere sempre sul serio i segnali di rischio: il rischio suicidario in questa popolazione è elevato, e trattare i gesti come richiami di attenzione è un errore con conseguenze documentate.
  • Curare il proprio carico: chi sta vicino ha bisogno di sostegno, ed esistono programmi dedicati ai familiari con qualche evidenza.

Un’ultima nota sul linguaggio: si parla di persona con disturbo borderline, non di borderline. Il termine è entrato nell’uso comune come descrizione caratteriale, e questo contribuisce a uno stigma che riduce l’accesso alle cure in una condizione che risponde ai trattamenti.

Domande frequenti

Il disturbo borderline e cronico?

No: gli studi longitudinali indicano che la maggioranza raggiunge la remissione dei sintomi in alcuni anni, anche se il recupero del funzionamento e piu lento.

I comportamenti sono manipolatori?

Piu spesso sono tentativi di regolare uno stato insostenibile o di evitare un abbandono percepito. Leggerli come manipolazione si associa a cure peggiori.

Riguarda soprattutto le donne?

Nei contesti clinici la diagnosi e piu frequente nelle donne, ma gli studi su popolazione generale indicano una prevalenza simile fra i sessi.

Quali trattamenti funzionano?

Esistono piu psicoterapie strutturate con evidenze. Non esiste invece un trattamento farmacologico per il disturbo in quanto tale.

Il disturbo borderline comporta disregolazione emotiva e difficolta di mentalizzazione proprio nei momenti di attivazione, e i comportamenti che appaiono manipolatori sono tentativi di regolare stati insostenibili. La prognosi e migliore di quanto lo stigma suggerisca: la maggioranza raggiunge la remissione, e piu psicoterapie strutturate hanno evidenze. Cio che aiuta nelle relazioni e validare, essere prevedibili e mantenere confini costanti.
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