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Cervello

I due volti del mancinismo

I DUE VOLTI DEL MANCINISMO:
Un valore aggiunto o un fattore da inibire?
Alla condizione di mancinismo è stato associato per lungo tempo un connotato stigmatizzante, volto a dimostrare come l’utilizzo della mano sinistra nello svolgimento delle attività quotidiane, o nella pratica della grafia, comporti una serie di conseguenze discriminanti e in grado di invalidare le prestazioni.
Questo può costituire una parziale spiegazione della premura con cui gli educatori, si son da sempre impegnati ad ostacolare nel bambino l’impiego dell’arto sinistro. In tempi più remoti non si esitava ad avvalersi di pratiche coercitive, al fine di impedire il consolidarsi di questa abitudine: legare la mano sinistra dietro la schiena è un esempio su tutti. Nei casi meno estremi, ci si limitava a rendere più evidente la mano destra rispetto all’altra, magari ornandola con un fiocchetto colorato.
Ma quali potrebbero essere i motivi di tale radicata ostilità?

Cosa significa essere mancini: i miti da sfatare
Per migliaia di anni i mancini hanno costituito il 10-15% della popolazione, e questo è sufficiente a sconfessare l’assunto in base al quale il mancinismo potrebbe costituire una forma di debolezza evolutiva. In caso contrario, si osserva, la selezione genetica avrebbe fatto scendere drasticamente questa percentuale, causandone la contrazione ove non la sparizione totale.
Da sfatare anche la credenza in base alla quale il mancinismo rappresenti un fattore inibitorio delle funzioni intellettive. Al contrario, potrebbe risultare un autentico acceleratore cognitivo, dato come la condizione di mancinismo sia in grado di suscitare una più agevole capacità di scambio informativo tra gli emisferi cerebrali, a sua volta dovuta ad un più funzionale sviluppo del corpo calloso: studi di neuroimaging hanno dimostrato come, nel cervello dei mancini e degli ambidestri, questa zona posta in mezzo ai due emisferi cerebrali sia dotata di 30 milione di fibre in più rispetto a quello dei destrimani. Fattore che, con la complicità di una guaina mielinica maggiormente sviluppata, comporterebbe uno scambio informativo interemisferico più veloce ed efficace, e un conseguente miglioramento delle prestazioni non solo a livello cognitivo, ma anche a livello prassico – organizzativo. Ad esempio si è riscontrato come i mancini siano più abili nello svolgimento di quelle attività che richiedono un veloce scambio interpretativo ed esecutivo di informazioni interemisferiche e un più agile utilizzo di entrambe le mani.
In virtù della contro lateralità i mancini, utilizzando l’arto sinistro, sono portati ad una maggiore stimolazione evolutiva dell’emisfero destro- di per sé deputato all’elaborazione di informazioni visive, spaziali, ma anche ampiamente coinvolto nell’immaginazione e nel pensiero astratto. Per questo si attribuisce ai mancini una maggiore creatività e un più spiccato talento artistico. Ipotesi suffragata dai dati della storia: Leonardo da Vinci, Raffaello, Bach, Napoleone, Goethe, Nietzsche, Einstein e Picasso sono solo alcuni esempi di mancini illustri succedutisi nel corso della storia. Che si sia trattato solo di fortunate coincidenze?

I possibili risvolti negativi

Esiste anche un rovescio della medaglia. Abbiamo riferito come i mancini siano propensi ad una maggiore stimolazione dell’emisfero cerebrale destro, che è anche quello specializzato nel controllo degli aspetti negativi delle emozioni: questo fa in modo che tali soggetti, rispetto ai destrimani, siano maggiormente propensi alla sperimentazione di vissuti emotivi ansiogeni e inibenti.
In verità ciò potrebbe costituire un prodotto epifenomenico della discriminazione riservata ai mancini: in un mondo da sempre orientato al privilegio dell’arto destro, è facile immaginare come essi abbiano dovuto fronteggiare atteggiamenti stigmatizzanti, e come ciò li abbia spinti ad estremizzare il peso della propria diversità funzionale, fino a reputarla alla stregua di un reale svantaggio operativo, di una dimensione limitativa e frustrante.
Negli individui più resilienti ciò può aver comportato il maggiore sviluppo di capacità adattive come coping, agency e autoefficacia, con le quali compensare difficoltà di inserimento e di accettazione sociale; al contrario, negli individui più emotivamente fragili, questa discriminazione aprioristica potrebbe aver provocato lo sviluppo di disagi psicologici anche intensi, e di certo una maggiore vulnerabilità a vissuti ansiogeni.
Un altro settore in cui il mancinismo potrebbe mostrarsi un fattore ostacolante è l’apprendimento della scrittura: elementi come organizzazione visuo-spaziale, controllo oculo motorio, coordinazione grafica e propriocezione corporea- necessari ai fini dell’apprendimento e della riproduzione dell’allografo- possono risultare ostacolati dalla naturale tendenza del bambino a coprire con la mano ciò che scrive, impedendo un corretto fluire della grafia ( ricordiamo infatti come la grafia occidentale preveda l’andamento della scrittura da sinistra a destra).

Ostacolare o Consentire il MANCINISMO

Molte mamme si chiedono se, di fronte ad una predisposizione naturale del loro bambino ad utilizzare la mano sinistra, sia necessario apportare correzioni in favore dell’utilizzo della mano destra: la risposta da parte della psicologia non può che essere negativa.
Reprimere una propensione naturale può causare una serie di disagi in grado di coinvolgete trasversalmente ogni dimensione esistenziale. Spesso, i bambini repressi nel loro mancinismo sono sottoposti ad un fattore stressogeno che può ripercuotersi anche sul lungo termine, nella sfera scolastica, emotiva ed evolutiva in genere, creando un peggioramento della qualità della vita e della percezione del Sé, oltre ad uno svantaggioso confronto con i pari e una minore autostima.
Dai dati statistici è inoltre emerso che i mancini corretti hanno una maggiore probabilità di sviluppare disturbi di fluenza del linguaggio- ad esempio la balbuzie, che in questo caso sarebbe provocata da una disregolazione funzionale dell’emisfero sinistro, coinvolto nell’elaborazione dell’elemento verbale. Costretto a controllare ogni gesto al fine di evitare l’uso della mano sinistra -così come gli viene imposto- il bambino applica la medesima mancanza di spontaneità anche alle parole, che così perdono ogni funzione creativa ed espressiva, per divenire solo un mezzo di comunicazione limitante e limitato di cui la balbuzie costituisce il prodotto conflittuale.
È opportuno lasciare che il bambino esprima liberamente la propria inclinazione manuale, afferrando pennarelli, giochi e posate con la mano che preferisce, senza mai spingerlo all’utilizzo di un arto rispetto all’altro; forzature in questo senso potrebbero avere gravi conseguenze soprattutto se applicate al di là di una finestra critica- fissata attorno ai 12 anni- in cui una modifica non naturale dell’utilizzo manuale di preferenza andrebbe a confliggere con le funzioni dell’emisfero cerebrale dominante ormai consolidato, fino a comprometterne lo sviluppo operativo funzionale. Non esistono motivazioni oggettive che giustifichino una direzionalità obbligata nell’utilizzo di un arto specifico, e di certo non esiste nessuna limitazione nella condizione del mancinismo, che in ogni caso non deve essere trattato come un’invalidità da correggere, ma come un tratto identitario da rispettare, potenziare e valorizzare funzionalmente.

Bibliografia
– Martin, G.N., Balconi, M. (2015) Neuropsicologia cognitiva, Parson;
– Piquemal, M., Azam, J. (2012) Siamo mancini, Che forza….quale problema? Gallucci, Roma
– htpps://buonforum.online/lameravigliosagenialitàdeimancini.

m. rebecca farsi

m. rebecca farsi

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