Cosa dicono i dati sull’autostima
L’autostima correla con molti indicatori positivi, e questo ha generato un’enorme quantità di programmi finalizzati ad aumentarla. Il problema è la direzione.
Le rassegne indicano che l’autostima alta è più spesso una conseguenza di successi e relazioni buone che una loro causa. Gli effetti causali documentati sono più modesti di quanto le premesse suggerissero.
I programmi scolastici orientati ad aumentare l’autostima in sé non hanno prodotto i benefici attesi su rendimento o comportamento. È uno dei casi più noti di intervento diffuso senza fondamento.
Sulle relazioni, gli studi longitudinali indicano un effetto reciproco: l’autostima influenza la soddisfazione relazionale e ne è influenzata. Un’influenza c’è, ma è bidirezionale e di entità contenuta.
Ne segue il ridimensionamento della premessa: attendere di «amarsi abbastanza» prima di costruire una relazione non è supportato, e per alcune persone diventa una ragione per rimandare indefinitamente.
Il concetto più utile
La ricerca ha spostato l’attenzione dall’autostima verso costrutti più informativi.
La stabilità dell’autostima conta più del suo livello: un’autostima alta ma dipendente dai risultati e dall’approvazione si associa a maggiore reattività e a comportamenti difensivi. Alta e fragile è peggio di media e stabile.
La compassione verso di sé (trattarsi nei momenti di fallimento come si tratterebbe una persona cara) mostra associazioni con il benessere paragonabili o superiori a quelle dell’autostima, senza gli effetti collaterali legati al confronto sociale.
Va detto perché la differenza conta: l’autostima richiede di valutarsi positivamente, e per farlo serve un confronto. La compassione verso di sé non richiede alcun confronto, e per questo non crolla quando le cose vanno male, cioè esattamente quando servirebbe.
Cosa incide davvero sulle relazioni
Se non è l’autostima, cosa lo è.
Il comportamento nei momenti di conflitto: il rapporto fra interazioni positive e negative, e l’assenza di disprezzo, sono fra i predittori più consistenti.
La risposta ai momenti positivi, che è meno intuitiva: il modo in cui si accoglie una buona notizia del partner predice la soddisfazione quanto e più della gestione dei conflitti.
Le aspettative sulla disponibilità dell’altro, che orientano l’interpretazione dei comportamenti ambigui. Chi si attende rifiuto lo legge anche dove non c’è, e agisce di conseguenza, producendo la distanza che temeva.
Il sostegno reciproco quotidiano, più delle dichiarazioni.
E le condizioni esterne: precarietà economica, carichi di cura e salute incidono sulla soddisfazione di coppia più di quanto si tenda a riconoscere, e attribuire alla relazione ciò che dipende dal contesto porta a conclusioni sbagliate.
Cosa si può fare
- Non attendere una condizione interna preliminare per costruire relazioni: si influenzano a vicenda, e cominciare da una delle due funziona.
- Lavorare sulla compassione verso di sé anziché sull’aumento della valutazione positiva, che dipende dai confronti.
- Verificare le proprie interpretazioni dei comportamenti ambigui anziché agire su di esse.
- Curare la risposta alle notizie buone, non solo la gestione dei conflitti.
- E distinguere una relazione difficile da una relazione dannosa: la bassa autostima non è una spiegazione sufficiente per restare dove si subisce controllo o violenza, e in quei casi il tema non è l’autostima ma la sicurezza.
Domande frequenti
Bisogna amarsi prima di poter amare gli altri?
La ricerca non lo sostiene: autostima e qualita delle relazioni si influenzano a vicenda, e attendere una condizione interna preliminare puo diventare un rinvio indefinito.
Aumentare l’autostima migliora la vita?
Meno di quanto si creda: e piu spesso conseguenza di successi e relazioni buone che loro causa, e i programmi mirati ad aumentarla non hanno dato i risultati attesi.
Cos’e meglio dell’autostima?
La compassione verso di se, che non richiede confronti con gli altri e per questo non crolla nei momenti di fallimento.
Cosa predice davvero una relazione soddisfacente?
Il rapporto fra interazioni positive e negative, l’assenza di disprezzo, la risposta alle notizie buone e il sostegno quotidiano.
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