Psicologia Sociale e del Comportamento

Nuovi lavori grazie alla digitalizzazione: esistono queste nuove professioni

Il lavoro digitale viene raccontato come liberazione dai vincoli o come precarietà senza tutele. La psicologia del lavoro offre una lettura diversa: ciò che determina il benessere non è il settore, ma alcune caratteristiche del lavoro che si possono nominare con precisione. Articolo divulgativo di psicologia del lavoro. Non fornisce consulenza professionale ne orientamento individuale. […]

Nuovi lavori grazie alla digitalizzazione: esistono queste nuove professioni
Il lavoro digitale viene raccontato come liberazione dai vincoli o come precarietà senza tutele. La psicologia del lavoro offre una lettura diversa: ciò che determina il benessere non è il settore, ma alcune caratteristiche del lavoro che si possono nominare con precisione.
Articolo divulgativo di psicologia del lavoro. Non fornisce consulenza professionale ne orientamento individuale.

Cosa determina il benessere lavorativo

I modelli con più supporto empirico individuano poche variabili ricorrenti.

Il rapporto fra domande e risorse: le richieste del lavoro producono affaticamento quando non sono bilanciate da risorse, autonomia, supporto, chiarezza, strumenti adeguati.

L’autonomia decisionale: la combinazione di alta domanda e basso controllo è fra i predittori più solidi di stress lavorativo in tutta la letteratura.

La chiarezza di ruolo, il cui contrario (ambiguità su cosa ci si aspetta e su come sarà valutato) ha effetti documentati.

E l’equità percepita nel riconoscimento, che pesa più della retribuzione assoluta.

Ne segue il criterio: due lavori con la stessa etichetta professionale possono avere profili di benessere opposti a seconda di come sono organizzati. La domanda utile riguarda queste dimensioni, non il nome della professione.

Cosa il digitale cambia davvero

Alcune caratteristiche sono specifiche e vanno riportate con precisione.

La disponibilità continua: l’aspettativa di essere raggiungibili oltre l’orario è associata a peggiore recupero e a maggiore affaticamento, e va segnalato che l’attesa di essere contattati produce effetti anche quando il contatto non avviene.

La confusione dei confini nel lavoro da remoto, che offre autonomia (variabile positiva) ma riduce la separazione fra ambiti, con effetti che dipendono molto dalle preferenze individuali. Non esiste un esito uniforme del lavoro da casa: alcune persone ne traggono beneficio consistente, altre no.

L’isolamento professionale nelle configurazioni interamente remote, con conseguenze su apprendimento informale e senso di appartenenza.

Il monitoraggio elettronico della prestazione, che negli studi si associa a maggiore stress e minore soddisfazione, in particolare quando è continuo e percepito come sfiduciante.

E la frammentazione del lavoro in compiti separati nelle piattaforme, che riduce la visione d’insieme e il senso di contributo: una dimensione con effetti motivazionali documentati.

Cosa serve al lavoratore

  • Ricostruire confini espliciti quando l’organizzazione non li fornisce: orari di reperibilità dichiarati, notifiche disattivate, un rituale di chiusura della giornata.
  • Proteggere il recupero: il distacco psicologico dal lavoro nelle ore libere è fra i predittori più solidi del benessere, e non coincide con il non lavorare.
  • Mantenere contatti professionali reali, che nelle configurazioni remote non avvengono da soli.
  • Verificare le dimensioni che contano prima di valutare un’opportunità: autonomia, chiarezza, supporto, e non solo mansione e retribuzione.

Sull’apprendimento continuo, spesso invocato in questo contesto, va detto ciò che la ricerca indica: funzionano la pratica distribuita nel tempo anziché concentrata, il recupero attivo (cioè testarsi anziché rileggere) e l’alternanza fra argomenti. Sono principi noti e poco applicati, e valgono più di qualunque tecnica motivazionale.

Una nota sulle previsioni

Le previsioni su quali professioni scompariranno e quali nasceranno vanno prese con cautela: la letteratura mostra che le stime sull’automazione del lavoro sono state ripetutamente riviste, e le proiezioni divergono ampiamente fra loro.

Ciò che risulta più affidabile è che cambiano più spesso le attività all’interno delle professioni che le professioni stesse. Ed è su questo che ha senso attrezzarsi: non su un mestiere futuro, ma sulle competenze che restano utili quando le attività si spostano.

Domande frequenti

Cosa determina il benessere in un lavoro?

L’equilibrio fra domande e risorse, l’autonomia decisionale, la chiarezza di ruolo e l’equita percepita nel riconoscimento, piu del settore o della mansione.

Il lavoro da remoto fa bene o male?

Non ha un esito uniforme: offre autonomia ma riduce i confini fra ambiti, con effetti che dipendono molto dalle preferenze individuali.

Perche la reperibilita continua e un problema?

Perche peggiora il recupero, e l’attesa di essere contattati produce effetti anche quando il contatto non avviene.

Si puo prevedere quali professioni nasceranno?

Con molta cautela: le stime sull’automazione sono state riviste piu volte. Cambiano piu spesso le attivita dentro le professioni che le professioni stesse.

Il benessere lavorativo dipende da domande e risorse, autonomia, chiarezza di ruolo ed equita, non dal settore. Il digitale introduce elementi specifici: reperibilita continua, confini confusi, isolamento, monitoraggio elettronico e frammentazione dei compiti. Cio che serve e ricostruire confini e proteggere il recupero. E le previsioni sulle professioni future vanno prese con cautela: cambiano piu le attivita che i mestieri.
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