Scuola

Libri Nella Giungla

Un romanzo illustra ai ragazzi le dinamiche di gruppo e la varietà dei modelli organizzativi. L’autore è Fabio Morabito e il romanzo si intitola “Quando le pantere non erano nere”, Può essere letto nelle scuole per introdurre preadolescenti e adolescenti all’osservazione delle relazioni nei gruppi.
Chi ha letto “I ragazzi della Via Pal” di Molnar sa che i romanzi per ragazzi presentano a volte una grande ricchezza di temi da discutere, insieme a una vivace resa psicologica dei personaggi.
In queste opere gli autori condensano il messaggio di una civiltà, il suo tesoro e spesso anticipano temi che saranno approfonditi dagli studiosi accademici solo molti decenni più tardi.
Queste opere vengono utilizzate a diffusamente a scuola, ma anche in altri contesti educativi: i due “Libri della giungla” di Kipling, sono diventati un supporto pedagogico per l’educazione informale e lo scoutismo si ispira a questi romanzi per fornire a bambini e adolescenti una cornice simbolica in cui collocare attività, regole ed esperienze.
Fatte le debite proporzioni, credo che psicologi e pedagogisti potrebbero provare a proporre a preadolescenti e adolescenti un altro libro della giungla, “Quando le pantere non erano nere”, dello scrittore messicano Fabio Morabito.
La storia raccontata è semplice ma non banale: le antenate delle pantere che siamo abituati a vedere al cinema (nelle riduzioni da Kipling, appunto) non erano né solitarie né nere, vivevano in branchi come i leoni e avevano una rigida organizzazione piramidale. La fame le costringe ad adottare nuovi modelli organizzativi e, così facendo, si trasformano, al punto che alcune diventano nere, altre rimangono fulve ma lasciano la vita di gruppo per ritirarsi sulle montagne.
Questa storia, abbastanza verosimile e tuttavia esotica, affascinante per un ragazzo che si accosta al mondo attraverso la divulgazione scientifica, permette all’autore di approfondire le dinamiche psicologiche che sono, come sempre, individuali e di gruppo. I lettori hanno così modo di seguire la formazione della protagonista, una storia fatta di curiosità, solitudine, coraggio, fiducia, iniziativa, lealtà (come nella grande tradizione dei classici per ragazzi) e nel frattempo arrivano a porsi domande sulle scelte dei personaggi, le strategie, il significato del loro comportamento e la complessità della relazione individuo-gruppo.
Con una scrittura molto leggera Morabito svela ai lettori la natura del gruppo, concreta e fantasmatica insieme, confronta vari tipi di organizzazione e i loro effetti, illustra con molta ironia gli errori più frequenti lasciando però libero chi legge di completare il racconto con la propria interpretazione degli eventi.
Chi volesse utilizzare un romanzo come questo nelle scuole o in altri contesti educativi, tenga presente che Morabito non è imparziale quando parla del funzionamento di un gruppo: egli preferisce alcune soluzioni (autonomia, flessibilità e opportunismo) invece di altre (gerarchia, centralizzazione, programmazione) e in molti casi si può non essere d’accordo con le sue idee, che appaiono a tratti già datate, troppo legate all’iniziale entusiasmo per le nuove tecnologie che negli anni novanta promettevano ai più giovani un mondo ricco e intricato da esplorare muovendosi rapidamente senza lasciare traccia, proprio come fanno le nostre pantere. Sappiamo che nel volgere di dieci anni le cose sono andate diversamente, tuttavia il libro è ancora valido per come dipinge i gruppi e gli individui, attento alla psicologia e senza moralismi. E’ raro infatti trovare nella nostra letteratura, modellata ancora sui classici greci e latini, racconti in cui una folla o un gruppo vengono rappresentati non solo per quelle che sono le qualità morali degli individui che le compongono, ma anche tenendo conto delle forze che li attraversano (Auerbach, 1946); Morabito ci riesce e i suoi animali appaiono umani non per le parole che pronunciano o per i giudizi che esprimono, ma per lo spazio che hanno nella loro esperienza l’imitazione, la rivalità, il pregiudizio, l’attaccamento alle proprie abitudini e alla propria storia personale. Animali così non sono caricature dei vizi e delle virtù umane individuali, come in Esopo e La Fontaine, ma esemplificazioni delle forze che presiedono alla costituzione e allo scioglimento di un gruppo.
Se la scuola vuole utilizzare consapevolmente le risorse del gruppo, allora deve consentire agli allievi di pensare la propria esperienza in termini di dinamiche di gruppo e questo romanzo, usato come filo conduttore di attività e discussioni arricchisce una proposta del genere e la agevola.
Per praticità, segnalo alcuni passi del libro che ho utilizzato in un corso di formazione:
Accoglienza
A pagina 30 dell’edizione Salani inizia il racconto di come la protagonista viene accolta nel nuovo gruppo: il contatto fisico, leggero e rassicurante, vi ha una grande importanza e il gruppo si stringe letteralmente intorno a lei, così le compagne la fanno sentire una di loro, le spiegano le regole, la guidano lungo percorsi che non conosce e la aspettano quando resta indietro.
Si può domandare a qualcuno che ha appena letto questa pagina se gli è mai capitato di essere accolto in questo modo, poi gli si può chiedere di ricordare un momento in cui è toccato a lui accogliere qualcuno.
Collaborazione e dinamiche di gruppo
A pagina 42-43 il gruppo di pantere fulve si prepara per la caccia alle rane: alcune hanno il compito di stanarle mentre altre devono restare in agguato ai margini di uno stagno, lL’operazione fallisce, le due squadre si rimproverano a vicenda e la stanchezza che prostrava gli animali ora lascia il posto ad energie inaspettate che si sprigionano nella discussione. Si ha qui l’inizio del lavoro di gruppo vero e proprio: le carte vengono scompaginate e dal caos emergono risorse, forza e intelligenza.
Prendere decisioni
Da pagina 45 a pagina 47 vengono descritti i preparativi che dovrebbero consentire al gruppo di affrontare un ambiente ostile: alcuni stanno di guardia mentre altri portano i messaggi e altri ancora confrontano le notizie e prendono le decisioni. Le vedette sono specializzate in suoni, odori o rumori di diversa natura, cosicché l’organizzazione delle ronde appare farraginosa ed è del tutto inadeguata a difendere il gruppo da pericoli immediati. Si può chiedere a chi legge queste pagine di trovare alternative migliori e di riflettere su quali situazioni richiedono invece un modello organizzativo come quello che Morabito prende in giro. Come si è già detto, Morabito scrive il suo romanzo proprio nel momento storico in cui gerarchia, specializzazione e programmazione erano cadute in disgrazia, al contrario di Rudyard Kipling che scrive i suoi “Libri della giungla” quando si poteva elogiare il militarismo, inteso come rispetto delle gerarchie e pignola esecuzione dei compiti affidati (Chesterton, 1905).
Importanza della trasformazione
Se i due “Libri della Giungla” di Kipling hanno una matrice darwiniana, che vede l’io come “l’accumularsi di un patrimonio atavico, che trascende le singole coscienze, e comporta meccanismi automatici di comportamento” (Monti, 1988), il libro della giungla che scrive Morabito ha una matrice postmoderna, che ci presenta la mente come una attività collettiva e l’individuo è combattuto tra la tendenza all’isolamento e la necessità di non essere escluso dal circuito di gratificazioni e di idee. Spesso un personaggio non vede chi ha intorno, ma ne indovina la presenza da tracce e rumori e quando incontra una certa orma, un certo odore, capisce che deve cercare un riparo o nascondersi: le novità scardinano le certezze abituali e impongono una trasformazione del comportamento o dello stato d’animo, che nel romanzo solitamente è un occultamento, un ritiro, una fuga verso l’ “io minimo” (Lasch, 1990 ), ma può anche essere un gesto eclatante che porta al riconoscimento, all’assunione di responsabilità, al confronto diretto tra predatore e preda . Da pagina 66 a pagina 69, quando il gruppo di scimpanzé che viveva nella foresta avverte il passaggio delle pantere nel suo territorio, vengono prospettate entrambe le soluzioni: tacere, non farsi trovare e trascorrere il resto della vita nel timore di un nemico invisibile, oppure venire allo scoperto per dare a ogni cosa il giusto peso e rilievo. I lettori possono discutere e commentare la scelta degli scimpanzé, che alla fine decidono di farsi riconoscere, ma è importante ricordare che Morabito descrive situazioni in cui una trasformazione è comunque necessaria, indipendentemente dal modo in cui si realizza ed è questo che a mio avviso fa del suo romanzo un buon compagno in un percorso educativo.

Immagine di Massimo De Micco

Massimo De Micco

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