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L´Alcol: Introduzione

L’alcol è a tutti gli effetti una sostanza psicoattiva, anche se il suo consumo è legale e socialmente accettato. Agisce sul sistema nervoso centrale, altera l’equilibrio tra eccitazione e inibizione e, con l’uso ripetuto, può indurre tolleranza e dipendenza. Questa guida spiega che cos’è l’alcol, come viene assorbito e metabolizzato, quali effetti ha sulla salute […]

Psicolab — L´Alcol: Introduzione
L’alcol è a tutti gli effetti una sostanza psicoattiva, anche se il suo consumo è legale e socialmente accettato. Agisce sul sistema nervoso centrale, altera l’equilibrio tra eccitazione e inibizione e, con l’uso ripetuto, può indurre tolleranza e dipendenza. Questa guida spiega che cos’è l’alcol, come viene assorbito e metabolizzato, quali effetti ha sulla salute a seconda del consumo, come si arriva dall’intossicazione occasionale all’alcolismo e quali danni comporta, fino al tema decisivo di come riconoscere il problema e chiedere aiuto.

L’alcol come sostanza psicoattiva

L’alcol è oggi considerato una sostanza psicoattiva, termine che ha sostituito l’obsoleta parola droga. Sono psicoattive tutte le sostanze capaci di agire sull’attività psichica, alterandone il normale equilibrio. Il funzionamento del sistema nervoso si basa infatti su una delicata armonia tra due livelli di attività, l’eccitazione e l’inibizione: le sostanze psicoattive possono innalzare l’eccitazione, con euforia e disinibizione, oppure amplificare l’inibizione, con senso di benessere, rilassamento e distacco dai problemi. L’effetto si realizza attraverso il principio attivo, che il sistema nervoso è in grado di riconoscere e legare a livello dei recettori sinaptici. L’alcol comunemente inteso è l’alcol etilico, o etanolo: un liquido volatile, incolore e quasi inodore, costituente essenziale delle bevande fermentate e dei distillati. Le bevande alcoliche hanno anche un valore alimentare, per l’elevato potere energetico, ma si tratta di un alimento incompleto, capace di fornire energia ma non utile alla crescita o al ricambio dei tessuti.

Come si produce e come agisce sull’organismo

L’alcol etilico viene prodotto per fermentazione a partire da materie prime zuccherine come frutta e barbabietola, amilacee come i cereali e le patate, o cellulosiche come il legno; la fermentazione dà un liquido a bassa gradazione che viene poi distillato per separare l’alcol dalle materie di scarto e, con la successiva rettifica, purificato. Una volta ingerito, l’alcol viene assorbito rapidamente, in piccola parte nello stomaco e soprattutto nell’intestino, per semplice diffusione: a digiuno l’assorbimento è più veloce, a stomaco pieno più lento. Il fegato è l’organo che metabolizza la maggior parte dell’etanolo, ossidandolo in acetaldeide, una sostanza tossica che, se prodotta in eccesso, si accumula proprio nel fegato, l’organo che ne subisce i danni maggiori.

Dopo circa quindici o venti minuti l’alcol raggiunge il sangue e da qui tutti gli organi, attraversando anche la barriera ematoencefalica e la placenta. L’azione sul cervello dipende dalla concentrazione nel sangue: a livelli bassi riduce la capacità di controllo, poi provoca torpore, quindi depressione delle funzioni psichiche, fino alla confusione mentale, al coma etilico e, a concentrazioni molto elevate, alla paralisi dei centri cardiorespiratori e alla morte. Sul sistema nervoso l’alcol agisce infatti come depressivo, diminuendo l’attività dei neuroni in modo analogo ai farmaci sedativo-ipnotici.

Gli effetti sulla salute e i livelli di consumo

Gli effetti dipendono in larga misura dalla quantità. Un consumo moderato, preferibilmente durante i pasti, poiché il cibo rallenta l’assorbimento, è associato a un rischio cardiovascolare più basso; un consumo elevato aumenta invece i rischi coronarici e provoca infiammazioni dello stomaco, malattie del pancreas, danni al fegato e al sistema nervoso. Sull’entità dell’intossicazione influiscono la gradazione della bevanda, la capacità individuale di assorbimento, gli altri ingredienti presenti, il sesso e la presenza di cibo. È importante ricordare che le indicazioni sulle quantità sono orientative e che non esiste un consumo del tutto privo di rischi: in gravidanza, per esempio, è raccomandata l’astensione totale.

Tolleranza e dipendenza

Con il consumo cronico l’organismo mette in atto meccanismi di compensazione che gli permettono di tollerare quantità crescenti di alcol. La tolleranza farmacocinetica, o metabolica, si instaura in una o due settimane, quando il fegato aumenta la velocità di metabolizzazione dell’etanolo, e scompare rapidamente se si smette. La tolleranza farmacodinamica insorge più tardi e comporta profonde alterazioni delle membrane cellulari: l’organismo si abitua a una certa dose, così che per ottenere gli stessi effetti servono quantità sempre maggiori, ed è la principale responsabile della dipendenza fisica. La tolleranza comportamentale, infine, è la capacità di apparire normali nonostante un tasso alcolico elevato, un adattamento solo temporaneo, perché con il tempo i deficit non possono più essere dissimulati.

Dai singoli episodi all’alcolismo

È utile distinguere tre livelli di consumo problematico. L’intossicazione acuta è dovuta a una dose massiccia limitata a un singolo episodio. Il bere problematico è un livello successivo, non ancora alcolismo, caratterizzato da frequenti ubriacature, conseguenze sul dopo-sbornia e sulle relazioni sociali. L’alcolismo, o intossicazione cronica, si instaura in genere dopo anni di abuso in dosi elevate.

L’intossicazione acuta, comunemente detta sbornia, è una sindrome con sintomi fisici, psichici e comportamentali che dura in genere otto-dodici ore, seguita da astenia, malessere e cefalea. Si manifesta in fasi successive: una fase di eccitazione psicomotoria, con disinibizione, euforia e loquacità ma anche alterazioni di attenzione, giudizio e memoria; una fase di alterazione del coordinamento motorio, con confusione, sonnolenza, incoordinazione, tremori e disturbi visivi; una fase di stupore alcolico e, ai livelli più alti, la fase comatosa, con coma profondo, ipotensione e rischio di collasso cardiovascolare. Il bere problematico è annunciato da segnali come il bere più di quanto deciso, l’ubriacarsi in situazioni inappropriate e soprattutto il fronteggiare il dopo-sbornia bevendo ancora, con ricadute sul piano professionale, familiare e sociale.

Si parla di alcolismo dopo un lungo periodo di assunzione continuativa in dosi massicce, con evidenti segni di deterioramento fisico e mentale. È una forma di dipendenza caratterizzata da un comportamento compulsivo per cui la persona non riesce più a controllare il desiderio di bere, nonostante i rischi e i danni. I tratti distintivi sono la tolleranza, la sindrome di astinenza con craving, cioè il desiderio intenso della sostanza, e la perdita di controllo, cioè l’impossibilità di bere moderatamente. Compaiono impossibilità di resistere all’impulso, tensione crescente quando l’assunzione è impedita, sollievo al momento del bere, riduzione delle attività sociali e familiari e persistenza del comportamento nonostante i problemi. Raggiunta la dipendenza fisica, le cellule, e soprattutto i neuroni, arrivano a necessitare di etanolo per funzionare: smettere è possibile, ma richiede di superare la crisi d’astinenza, mentre continuare porta a un lento decadimento degli organi, e molti dei danni non sono reversibili.

I danni: cervello, fegato e corpo

I danni dell’alcol sono generalizzati, ma i più gravi riguardano fegato e cervello. Sul sistema nervoso si osservano neuropatia periferica, spesso legata alla carenza di tiamina per l’alimentazione insufficiente, degenerazione cerebellare con perdita dell’equilibrio, e deficit cognitivi di memoria e capacità critiche. Sul piano psichiatrico possono comparire depressione, ansia e quadri specifici come il delirium tremens, grave stato confusionale con allucinazioni e agitazione, la sindrome di Wernicke-Korsakoff, con disturbi di memoria, confabulazioni e segni neurologici, il delirio di gelosia e la demenza alcolica, stadio finale del deterioramento intellettivo.

Sul piano somatico l’alcol può provocare gastriti, fino a forme emorragiche, cancro dell’esofago, pancreatite acuta e cronica, e un ampio ventaglio di patologie epatiche: dalla steatosi, cioè l’accumulo di grasso nel fegato, all’epatite alcolica, fino alla cirrosi, con le sue tipiche manifestazioni cutanee ed endocrine. A livello cardiovascolare si associano ipertensione, cardiomiopatia, aritmie e ictus. La sindrome da astinenza, che può scatenarsi per un eccesso o per una brusca cessazione, si manifesta con agitazione, sudorazione, febbre, tremori diffusi, allucinazioni e, nei casi gravi, convulsioni: è una condizione medica seria, che richiede reidratazione, somministrazione di vitamine e assistenza per evitare il collasso cardiovascolare.

Riconoscere il problema e chiedere aiuto

Alla base della dipendenza ci sono modificazioni delle sinapsi che spingono a bere sempre di più, sia per non perdere gli effetti della sostanza sia per fronteggiare ansia e disagio. Queste modificazioni tendono a essere reversibili, ma possono riformarsi facilmente anche a distanza di tempo, il che rende la persona particolarmente vulnerabile alle ricadute a ogni nuovo contatto con l’alcol. Sul piano clinico, il quadro dell’alcolismo cronico comprende segni fisici riconoscibili, come arrossamento di congiuntive e volto, alito caratteristico, disturbi gastrici, epatici e neurologici con tremori e difficoltà nella deambulazione, e ripercussioni sull’equilibrio ormonale.

Dietro il consumo problematico c’è spesso una sofferenza psicologica, e la dipendenza tende a chiudere la persona in un circolo vizioso da cui è difficile uscire da soli. Per questo l’alcolismo va considerato una condizione clinica seria e non una semplice questione di volontà: quando il consumo sfugge al controllo o incide su salute, relazioni e lavoro, è importante rivolgersi al medico, a uno psicologo o ai servizi specializzati, dove è possibile affrontare in sicurezza sia l’astinenza sia le cause del bere.

Domande frequenti

Perché l’alcol è considerato una sostanza psicoattiva?

Perché agisce sul sistema nervoso centrale alterando l’equilibrio tra eccitazione e inibizione. Pur essendo legale e socialmente accettato, come le altre sostanze psicoattive modifica l’attività psichica e, con l’uso ripetuto, può indurre tolleranza e dipendenza, comportandosi come un depressivo del sistema nervoso.

Che differenza c’è tra bere problematico e alcolismo?

Il bere problematico è una fase caratterizzata da frequenti ubriacature e conseguenze sociali, ma non ancora dipendenza conclamata. L’alcolismo è la dipendenza vera e propria, con tolleranza, sindrome di astinenza, craving e perdita di controllo, in cui la persona non riesce più a smettere nonostante i danni.

Quali sono i danni principali dell’alcol?

I più gravi riguardano fegato e cervello: steatosi, epatite e cirrosi da un lato, neuropatie, degenerazione cerebellare, deficit cognitivi e quadri come la sindrome di Wernicke-Korsakoff e il delirium tremens dall’altro. Si aggiungono danni gastrointestinali, pancreatici e cardiovascolari, molti dei quali non reversibili.

Che cos’è la sindrome da astinenza alcolica?

È l’insieme di sintomi che compaiono quando chi è dipendente riduce o interrompe bruscamente l’assunzione: agitazione, sudorazione, febbre, tremori, allucinazioni e, nei casi gravi, convulsioni. È una condizione medica seria che va affrontata con assistenza sanitaria, non da soli.

L’alcol è una sostanza psicoattiva a tutti gli effetti: agisce sul cervello come depressivo e, con il consumo cronico, induce tolleranza e dipendenza. Dal singolo episodio di intossicazione al bere problematico fino all’alcolismo, il percorso comporta danni progressivi e in gran parte irreversibili a fegato, cervello e organismo. Il punto chiave è che l’alcolismo è una condizione clinica seria, non una debolezza di carattere: riconoscere i segnali e rivolgersi al medico, a uno psicologo o ai servizi specializzati è il passo più importante, perché permette di affrontare in sicurezza sia l’astinenza sia le cause profonde del bere.
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