Parlando di Piaget troviamo spesso citato il concetto di epistemologia genetica: l’epistemologia è quel settore della filosofia che si occupa della conoscenza, l’aggettivo “genetica” si riferisce all’attenzione posta da Piaget sulla sua genesi e sviluppo. Tale teoria dunque, studia le origini della conoscenza, il suo realizzarsi, le tappe toccate per giungere, da una organizzazione psicologica primitiva, ad una evoluta. Questa scienza, creata da Piaget, si svincola dalla filosofia e diviene sperimentale grazie all’osservazione sistematica del comportamento di bambini intenti a costruire nozioni che saranno i fondamenti della conoscenza: le nozioni di oggetto, spazio, tempo, numero, quantità, causa, etc..
Anche se non nega che certe abilità siano apprese ed altre siano innate, Piaget ritiene che la qualità costitutiva della conoscenza risieda nel fatto che il soggetto è un attivo costruttore delle proprie conoscenze: l’organismo si modifica interagendo con l’ambiente per realizzare con esso scambi sempre più efficaci; i cambiamenti evolutivi derivano da una lunga storia di interazioni (rifiuto dell’ipotesi innatista), ma le pressioni esterne non sono causa da sole di sviluppo, esse divengono efficaci solo se l’individuo è in grado di incorporarle (rifiuto dell’ipotesi ambientalista). La teoria di Piaget è dunque organismica: lo sviluppo ontogenetico si può comprendere entro lo sviluppo filogenetico; l’organizzazione biologica comune agli esseri umani garantisce regolarità e universalità dello sviluppo; l’organismo, attivo e interattivo, si modifica grazie agli scambi con l’ambiente; l’organismo è costituito da strutture organizzate e lo sviluppo è la trasformazione di tali strutture che cambiano nell’interazione con l’ambiente grazie a processi conoscitivi realizzati dal soggetto in modo attivo. Da tutto ciò la definizione della teoria di Piaget come strutturalismo costruttivistico : le strutture non sono innate ma si costruiscono grazie all’attività del soggetto.