La fase orale: il piacere come primo strumento di conoscenza
La fase orale vede nell’atto del succhiare e nella stimolazione della mucosa orale una fonte di grande piacere. È anche, e soprattutto, un primo modo di esplorare il mondo: il bambino porta alla bocca ciò che incontra perché la bocca è, in quel periodo, il suo organo di conoscenza più raffinato.
Il punto teorico rilevante è che piacere e conoscenza non sono qui separati. L’oggetto viene conosciuto nella misura in cui viene investito affettivamente, e questa coincidenza tra investimento e conoscenza resterà una firma della prospettiva psicoanalitica anche nelle fasi successive.
Lo stadio anale: possesso, dono, controllo
Nello stadio anale, durante il secondo anno, il bambino è alle prese con il controllo degli sfinteri. Prova piacere a trattenere le feci, considerate un prodotto di sua proprietà, ed è restio a espellerle: lasciarle andare diventa allora un dono che fa al mondo. È la prima economia della sua vita psichica, fatta di ciò che si trattiene e di ciò che si concede.
In parallelo, al bambino viene richiesto di mostrare comportamenti convenienti e adeguati, pena la punizione. La socializzazione entra in scena esattamente qui, e la incontra su un terreno che il bambino considera proprio.
Il “no” come terzo organizzatore
Le crisi di opposizione che il bambino mette in atto attraverso la negazione indicano che ha acquisito il valore della proibizione e del divieto, e che è in grado di ripeterlo. Non si tratta di semplice imitazione degli adulti: è una vera volontà di rifiuto, che questa volta è lui a rivolgere ai genitori.
L’imposizione, paradossalmente, offre al bambino i mezzi della propria autoaffermazione. Secondo Spitz il “No” rappresenta il terzo organizzatore della psiche, indice di un momento maturativo in cui vengono cercate maggiore autonomia e indipendenza dalla madre. Il bambino che dice no non sta rifiutando la relazione: sta scoprendo di poterne essere un termine distinto.
Ambivalenza e contenimento
In questo periodo il bambino sperimenta l’ambivalenza dei propri sentimenti: vuole e non vuole allo stesso tempo, desidera l’autonomia e teme di perdere la vicinanza. È una condizione faticosa, e per attraversarla ha bisogno di sentirsi contenuto dagli adulti.
La qualità di quel contenimento non è un dettaglio educativo. L’adeguatezza con cui l’adulto regge l’opposizione del bambino, senza schiacciarla né lasciarla senza argini, influirà sulla sua capacità di relazionarsi. Un no accolto insegna che si può essere separati e restare amati.
Domande frequenti
Perché Freud lega lo sviluppo affettivo alle fasi psicosessuali?
Perché nella prospettiva psicoanalitica il piacere corporeo è il primo organizzatore dell’esperienza. Le zone del corpo che di volta in volta diventano centrali, la bocca e poi la regione anale, definiscono il modo in cui il bambino esplora il mondo e si rapporta a chi lo cura.
Che cosa rappresenta la fase orale?
L’atto del succhiare e la stimolazione della mucosa orale sono fonte di grande piacere e insieme il primo strumento di esplorazione del mondo. Conoscere e investire affettivamente un oggetto, in questa fase, coincidono.
Perché il bambino dice continuamente di no verso i due anni?
Perché ha acquisito il valore del divieto e ora è capace di rivolgerlo lui stesso ai genitori. Non è imitazione: è autoaffermazione. Spitz lo considera il terzo organizzatore della psiche, segno della ricerca di autonomia dalla madre.
Che ruolo ha il contenimento dell’adulto?
Il bambino vive un’ambivalenza intensa, vuole e non vuole insieme, e ha bisogno di adulti che reggano questa oscillazione. L’adeguatezza del contenimento ricevuto influirà sulla sua futura capacità di stare in relazione.
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