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La prospettiva psicoanalitica sullo Sviluppo Affettivo

La prospettiva psicoanalitica inaugurata da Freud ha collegato lo sviluppo affettivo alle fasi di sviluppo psicosessuale. La fase orale vede nell’atto del succhiare e nella stimolazione della mucosa orale una fonte di grande piacere ed è un primo modo di esplorazione del mondo. Nello stadio anale, durante il secondo anno, il bambino è alle prese con il controllo degli sfinteri, prova piacere a trattenere le feci considerate prodotti di suo possesso ed è restio ad espellerle, il fatto di lasciarle andare è pertanto un dono che fa al mondo. Al bambino viene richiesto di mostrare comportamenti convenienti ed adeguati, se non vuol essere punito; le crisi di opposizione che mette in atto attraverso la negazione indicano che ha acquisito il valore della proibizione e del divieto ed è in grado di ripeterla, non come semplice imitazione degli adulti, ma come vera e propria volontà di rifiuto che questa volta è lui a rivolgere ai genitori. L’imposizione dunque offre al bambino mezzi per la propria autoaffermazione, secondo Spitz il “No” rappresenta il terzo organizzatore della psiche ed è indice di un momento maturativo in cui viene ricercata una maggior autonomia e indipendenza dalla madre. Il bambino sperimenta in questo periodo l’ambivalenza dei suoi sentimenti: vuole e non vuole allo stesso tempo, pertanto ha bisogno di sentirsi contenuto dagli adulti e l’adeguatezza del contenimento influirà sulla sua capacità di relazionarsi.

Immagine di Denise Pagano

Denise Pagano

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