Perché il volto è uno stimolo speciale
Riuscire a percepire il volto umano ha per il neonato un valore che va ben oltre la semplice vista. Il viso è il canale privilegiato attraverso cui passano le emozioni: sorrisi, sguardi, espressioni di sorpresa o di disappunto costituiscono un linguaggio che il bambino inizia a leggere molto prima di comprendere le parole. Per questo la capacita di individuare e riconoscere i volti si sviluppa precocemente e con caratteristiche del tutto particolari rispetto alla percezione di altri oggetti.
I tre processi della percezione del volto
Nella percezione del volto umano si possono distinguere tre processi fondamentali, che si integrano tra loro ma rispondono a esigenze diverse.
La detezione
La detezione è la capacita di individuare le caratteristiche invarianti che definiscono un volto in quanto tale. In altre parole, è il processo che permette al bambino di riconoscere che cio che ha davanti è un viso, indipendentemente da chi sia. Si tratta della capacita più basilare, quella che orienta lo sguardo verso la configurazione tipica di due occhi, un naso e una bocca disposti secondo uno schema regolare.
La discriminazione
La discriminazione consente di decidere se due volti siano uguali o diversi tra loro. È un processo di confronto che permette al bambino di cogliere le differenze tra un viso e un altro, ponendo le basi per distinguere le persone che lo circondano. Senza questa capacita ogni volto sarebbe indistinguibile dagli altri.
Il riconoscimento
Il riconoscimento, infine, opera ricordando un volto già visto in precedenza. È il processo che consente al bambino di ritrovare nel viso che ha davanti qualcosa di familiare, di associarlo a un’esperienza passata. Il riconoscimento presuppone quindi una traccia di memoria e segna il passaggio da una percezione generica a una relazione personale con volti specifici.
Le preferenze visive fin dalla nascita
Fin dai primi giorni il bambino non guarda i volti in modo indifferenziato. Mostra una chiara preferenza per un volto umano disegnato in modo regolare rispetto a uno con gli elementi disposti in disordine. Quando osserva un viso, dedica particolare attenzione ad alcuni elementi chiave: i capelli, gli occhi, la bocca e il contorno globale della figura. Sono proprio le regioni più informative e più caratterizzanti a catturare per prime il suo sguardo.
Il ruolo privilegiato degli occhi
Con il progredire dello sviluppo, gli occhi assumono una posizione sempre più privilegiata all’interno del volto. Diventano il fattore discriminante decisivo per una delle risposte sociali più importanti dei primi mesi: il sorriso. Il bambino risponde con un sorriso allo stimolo-faccia, ma a una condizione precisa: che il volto sia presentato in posizione frontale e non laterale. È infatti la visione piena degli occhi, resa possibile dalla posizione frontale, a innescare questa risposta. Il sorriso diventa cosi il primo grande segnale di reciprocita nella relazione tra il bambino e chi si prende cura di lui.
Il riconoscimento precoce del volto materno
Una delle capacita più straordinarie del neonato è quella di discriminare il volto della madre già a tre o quattro giorni dalla nascita. In pochissimo tempo, dunque, il bambino impara a distinguere il viso della persona che più spesso si china su di lui da quello di estranei. Questo dato ci porta a una conclusione importante: il volto umano rappresenta uno stimolo del tutto particolare, per il quale esiste una preferenza innata.
Questa predisposizione non è affidata soltanto all’apprendimento, ma sembra sostenuta da un substrato biologico specifico. Gli studiosi ipotizzano infatti l’esistenza di un sistema sottocorticale separato, localizzato nel collicolo superiore, che guiderebbe l’orientamento precoce verso i volti nelle prime settimane di vita. Sarebbe questo circuito, più antico e automatico, a spiegare come mai anche un neonato con una corteccia visiva ancora immatura riesca a rivolgere la propria attenzione ai visi con tanta prontezza.
Dal volto come oggetto al volto come persona
La percezione del volto non resta uguale a se stessa nel tempo: si trasforma insieme al bambino. Nelle prime settimane prevale l’orientamento verso la configurazione generica del viso, quella che risponde allo schema di occhi, naso e bocca disposti regolarmente. Progressivamente, pero, il bambino comincia a cogliere i dettagli che rendono ogni volto unico, spostando l’attenzione dalla forma generale alle caratteristiche individuali. È questo il passaggio che porta dalla detezione al riconoscimento vero e proprio, dalla capacita di vedere un volto qualsiasi a quella di ritrovare un volto conosciuto.
Questa evoluzione ha conseguenze profonde sul piano relazionale. Riconoscere i volti familiari significa distinguere chi si prende cura del bambino dagli estranei, costruire aspettative e sicurezza, gettare le basi dell’attaccamento. Il volto diventa cosi non solo uno stimolo da percepire, ma il punto di riferimento attorno a cui si organizza la vita affettiva e sociale del piccolo. Le informazioni emotive lette sul viso dell’adulto, dai sorrisi alle espressioni di preoccupazione, guidano poco a poco il comportamento del bambino e lo orientano nell’esplorazione del mondo.
Come si studia la percezione del volto nel neonato
Poiché il neonato non può descrivere cio che vede, i ricercatori misurano la sua percezione osservando i comportamenti spontanei. Uno dei metodi più utilizzati è quello delle preferenze visive: si presentano al bambino due stimoli affiancati, ad esempio un volto disegnato in modo regolare e uno con gli elementi in disordine, e si misura quanto a lungo lo sguardo si sofferma sull’uno o sull’altro. Un tempo di fissazione più lungo verso una delle due immagini indica una preferenza, e quindi una capacita di discriminare. Attraverso questi accorgimenti è stato possibile documentare l’attrazione precoce per i volti e il riconoscimento del volto materno a pochi giorni dalla nascita, confermando quanto sia radicata la disposizione del bambino verso il viso umano.
Domande frequenti
Quando il neonato riconosce il volto della madre?
Già a tre o quattro giorni dalla nascita il bambino è in grado di discriminare il volto materno da quello di altre persone. Questa capacita precocissima suggerisce l’esistenza di una preferenza innata per i volti, sostenuta da un substrato biologico specifico.
Quali processi intervengono nella percezione del volto?
Se ne distinguono tre: la detezione, che individua le caratteristiche invarianti di un volto; la discriminazione, che stabilisce se due volti sono uguali o diversi; e il riconoscimento, che opera ricordando un volto già visto in precedenza.
Perché gli occhi sono cosi importanti?
Gli occhi assumono progressivamente una posizione privilegiata e diventano il fattore discriminante per la risposta di sorriso. Il bambino sorride allo stimolo-faccia solo quando è presentato frontalmente, cioè quando gli occhi sono pienamente visibili.
Esiste una base biologica per la preferenza dei volti?
Sì. Si ipotizza un sistema sottocorticale separato, localizzato nel collicolo superiore, che guiderebbe l’orientamento precoce verso i volti. Questo circuito spiega perché anche un neonato con corteccia visiva immatura rivolga rapidamente l’attenzione ai visi.
Lascia un commento