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La misurazione dello sviluppo sociale e interpersonale: alcuni esempi

Misurare lo sviluppo sociale e interpersonale significa trovare il modo di rendere osservabile qualcosa che accade tra due persone, non dentro una sola. Gli strumenti costruiti per farlo, dai sistemi di codifica della comunicazione alle scale di valutazione compilate dai genitori fino alla lettura sistematica dei disegni infantili, condividono una scelta di fondo: spostare l’attenzione […]

Psicolab — La misurazione dello sviluppo sociale e interpersonale: alcuni esempi
Misurare lo sviluppo sociale e interpersonale significa trovare il modo di rendere osservabile qualcosa che accade tra due persone, non dentro una sola. Gli strumenti costruiti per farlo, dai sistemi di codifica della comunicazione alle scale di valutazione compilate dai genitori fino alla lettura sistematica dei disegni infantili, condividono una scelta di fondo: spostare l’attenzione dal singolo comportamento alla relazione che lo produce.

Perché misurare la relazione è difficile

Quando si studia la memoria o l’attenzione, l’unità di analisi è chiara: un individuo, un compito, una prestazione. Nello sviluppo sociale l’unità di analisi è per definizione doppia. Il sorriso di un bambino di quattro mesi non significa nulla in isolamento: significa qualcosa in rapporto a ciò che il genitore ha appena fatto, e a ciò che farà subito dopo in risposta.

Ne deriva un problema metodologico serio. Un segnale prodotto da uno dei due partner non è un dato indipendente, è il risultato di un processo che coinvolge entrambi. Gli strumenti di misura dello sviluppo sociale nascono tutti dal tentativo di gestire questa dipendenza reciproca invece di ignorarla, e ciascuno la affronta con un compromesso diverso tra ricchezza dell’informazione e standardizzazione della procedura.

Il sistema di codifica relazionale di Alan Fogel

Il sistema di codifica relazionale proposto da Alan Fogel è volto a cogliere la qualità della comunicazione e muove dall’idea che la comunicazione sia un evento dinamico, fondato sulla capacità di regolare il proprio comportamento su quello altrui. L’oggetto di analisi non è quindi il singolo comportamento, ma il tipo di negoziazione che i partner raggiungono di volta in volta.

La conseguenza è netta: i segnali prodotti da ciascuno vanno interpretati come dipendenti dalla relazione, non come tratti del soggetto. La comunicazione diventa un processo continuo di mutuo adattamento, in cui l’informazione è elaborata dai partecipanti e non semplicemente trasmessa dall’uno all’altro. Il tema stesso dello scambio si modifica nel corso del processo, e il risultato è un contributo congiunto.

Co-regolazione, innovazione e rigidità

Operativamente, lo strumento distingue gli episodi comunicativi in base al rapporto tra azioni nuove e azioni ripetitive. Le sequenze fatte di ripetizioni irrigidiscono lo scambio in forme stereotipate: i partner si rimandano gli stessi segnali senza che il tema evolva. Quando invece la co-regolazione è buona, gli episodi comunicativi mostrano coinvolgimento reciproco, elaborazione congiunta e innovazione creativa dei significati.

Questo criterio, la creatività dello scambio come indice della sua qualità, è ciò che distingue la proposta di Fogel da una semplice conta di comportamenti. Due diadi possono produrre lo stesso numero di vocalizzazioni e sorrisi ed essere qualitativamente lontanissime.

Le scale di valutazione comportamentale per genitori

Un secondo tipo di strumento sposta l’osservatore: non più un ricercatore che codifica dall’esterno, ma il genitore stesso. Le Scale di Valutazione Comportamentale per genitori di bambini dai due ai sei mesi di età, ideate da Laicardi e collaboratori, servono a osservare in modo standardizzato il comportamento del bambino piccolo nei contesti di interazione reciproca con il genitore.

Lo strumento è composto da ventiquattro item che descrivono comportamenti globali del bambino in cinque situazioni diverse della vita quotidiana. Per ciascun contesto il genitore registra la frequenza di comportamenti molari, cioè unità ampie e riconoscibili senza addestramento specialistico: l’orientamento del capo, degli occhi e del corpo, le espressioni facciali, le vocalizzazioni spontanee o dialogiche.

Il contesto come variabile, non come sfondo

La scelta di osservare le stesse categorie di comportamento in situazioni diverse non è un dettaglio procedurale. È l’ipotesi teorica dello strumento: il contesto influenza i comportamenti, e quindi un profilo del bambino ottenuto in una sola situazione sarebbe ingannevole. La stessa vocalizzazione ha peso diverso durante il cambio, il pasto o un momento di gioco faccia a faccia. Confrontare i profili tra contesti dice qualcosa che nessun contesto singolo può dire.

Il vantaggio pratico è evidente: si accede a situazioni di vita quotidiana che un ricercatore non potrebbe osservare senza alterarle. Il costo, altrettanto evidente, è che l’osservatore è parte della diade osservata. Per questo la standardizzazione degli item e delle situazioni è essenziale.

La lettura sistematica dei disegni infantili

Osservare i disegni dei bambini offre l’occasione di una lettura quantitativa e sistematica degli elementi simbolici. È importante sottolineare la differenza rispetto all’uso clinico proiettivo: qui il disegno non viene interpretato come rivelazione di contenuti inconsci, ma codificato secondo dimensioni definite in anticipo e applicabili in modo replicabile.

Le ricerche che usano i disegni come strumento ricorrono spesso a compiti contrastivi, chiedendo per esempio di disegnare due situazioni diverse. Il paragone aiuta a selezionare gli elementi più caratterizzanti, perché ciò che cambia tra i due disegni è informativo mentre ciò che resta stabile appartiene allo stile grafico del bambino.

Le dimensioni di codifica

Nell’ambito delle ricerche sullo sviluppo sociale, le scale utilizzate per la lettura dei disegni sono sei: coesione, distanziamento, somiglianza, valore, clima emotivo, perturbazione. Sono dimensioni che riguardano i rapporti tra le figure rappresentate, la distanza fisica e simbolica che le separa, il grado in cui si assomigliano o si differenziano, il tono affettivo complessivo della scena e la presenza di elementi che ne disturbano l’equilibrio. Ancora una volta l’oggetto della misura non è il bambino, ma il modo in cui rappresenta le relazioni.

Tre strumenti, una logica comune

I tre approcci si collocano su punti diversi di un compromesso ricorrente. La codifica di Fogel massimizza la finezza dell’analisi relazionale al prezzo di un lavoro di codifica lungo e di codificatori addestrati. Le scale per genitori guadagnano accesso alla vita quotidiana e ampiezza del campione, ma dipendono da un osservatore coinvolto. La lettura dei disegni permette di raggiungere rappresentazioni che il bambino non saprebbe verbalizzare, ma richiede compiti contrastivi e scale esplicite per non scivolare nell’interpretazione arbitraria.

Nessuno dei tre è sostituibile con gli altri, ed è questa la ragione per cui la ricerca sullo sviluppo sociale tende a combinarli. Ogni tecnica aggiunge al risultato ottenuto la propria caratteristica peculiare, e conoscere quella caratteristica è parte della lettura del risultato.

Domande frequenti

Che cosa misura esattamente il sistema di codifica di Fogel?

Misura la qualità della co-regolazione tra i partner, cioè il tipo di negoziazione raggiunto nello scambio. Gli episodi comunicativi vengono distinti in base alle azioni nuove prodotte rispetto a quelle ripetitive, che irrigidiscono la comunicazione in forme stereotipate. Una buona co-regolazione si riconosce dal coinvolgimento reciproco, dall’elaborazione congiunta e dall’innovazione creativa dei significati.

Perché le scale per genitori osservano il bambino in cinque situazioni diverse?

Perché l’ipotesi di fondo dello strumento è che il contesto influenzi i comportamenti. Osservare le stesse categorie, orientamento del capo, degli occhi e del corpo, espressioni facciali, vocalizzazioni, in situazioni diverse della vita quotidiana permette di cogliere la variabilità del bambino invece di attribuirgli un profilo unico ottenuto in una sola condizione.

La lettura dei disegni è un’interpretazione proiettiva?

No. Nelle ricerche sullo sviluppo sociale il disegno viene letto in modo quantitativo e sistematico, non interpretativo. Gli elementi simbolici vengono codificati secondo scale definite in anticipo, coesione, distanziamento, somiglianza, valore, clima emotivo e perturbazione, e spesso attraverso compiti contrastivi che rendono più visibili gli elementi caratterizzanti.

Perché conviene usare più strumenti insieme?

Perché ogni tecnica aggiunge al risultato la propria caratteristica peculiare, e risultati e tecniche non possono essere separati. Un solo strumento restituisce sempre una versione parziale del fenomeno: combinare codifica osservativa, scale compilate dai genitori e materiali grafici riduce il rischio che una conclusione dipenda dal metodo più che dal fenomeno.

Gli strumenti per misurare lo sviluppo sociale non descrivono il bambino da solo, ma il bambino dentro una relazione. La codifica relazionale di Fogel legge la qualità della co-regolazione attraverso il rapporto tra innovazione e ripetizione. Le scale di Laicardi e collaboratori portano l’osservazione standardizzata dentro cinque contesti della vita quotidiana, assumendo che il contesto sia una variabile e non uno sfondo. La lettura sistematica dei disegni codifica le relazioni rappresentate su sei dimensioni esplicite. Ciascuno vede qualcosa che gli altri non vedono, e per questo si usano insieme.
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